La resa di Tabacci alla Lega Nord

04/06/2002


4 giugno 2002


          di 
          Maristella Iervasi


           Almeno trecentomila immigrati con un lavoro in nero sono da oggi fuorilegge e i loro datori di lavoro rischiano l’arresto. «È una mostruosità quello che può accadere» aveva appena detto il ministro Rocco Buttiglione. Ma alla fine Tabacci ha ceduto al volere «dell’omegenità»: il bulldozer di Quistello ha ritirato la firma all’emendamento sul sommerso al ddl Bossi-Fini sull’immigrazione che aveva minato la stabilità della Casa del Polo (186 sì, 251 no, Udc contro), accontentandosi di un piatto di lenticche: un ordine del giorno della maggioranza – considerato prima inammissibile e poi riformulato in tutta fretta dopo la dura contestazione dell’opposizione – che impegna il governo sulla regolarizzazione degli extracomunitari senza permesso di soggiorno e dipendenti presso le aziende del paese con un provvedimento legislativo ancora del tutto da studiare. Il testo alla fine è passato con 265 sì e 11 no (la maggior parte dell’Ulivo e Prc non hanno votato): ma non c’è la contestualità tra i due provvedimenti. Il temine “contestuale” non è stato usato per volere di Bossi, che ha puntato ancora una volta i piedi e ha vinto su tutta la linea: «Ma quale contestualità d’Egitto! Ma chi sò sti’centristi… In Consiglio dei ministri si è escluso che possa essere contestuale». E il centrosinistra insorge: «È una farsa ai danni dei lavoratori extracomunitari e degli imprenditori italiani – ha detto Luciano Violante, capogruppo dei Ds -. È un imbroglio nei confronti della Camera. Ai primi era stata promessa la regolarizzazione; ai sencondi la garanzia che sarebbero andati esenti da sanzioni penali. Entrambe le promesse – ha precisato l’esponente dell’Ulivo – non sono state mantenute. Non esiste alcuna normativa vigente sul sommerso. Su questa materia siamo stati presi in giro più volte e non possiamo permetterne altre».

          Le scintille nella Casa del Polo sono dure a morire. L’opposizione si inserisce nella querelle sempre aperta tra Lega e Udc e recepisce l’ex emendamento Tabacci che poi viene respinto in aula. La Bossi-Fini oggi oggi avrà il via libera dalla Camera, poi dovrà passare al Senato. Ma se la legge entrerà in vigore senza il provvedimento legislativo sul sommerso promesso dal governo, entro 48 ore tutti gli immigrati dipendenti che lavorano in nero saranno condiderati clandestini, quindi espulsi, e gli imprenditori che oggi li hanno assunti rischiano una pena da 3 mesi a un anno di carcere. Questo prevede la legge dell’«estremo rigore» voluta dal centrodestra.
          Ancora ieri, a pochi minuti dall’apertura della seduta l’accordo nella maggioranza non stava in piedi. Ci sono voluti un vertice dietro l’altro, con la mediazione del vicepremier Fini, per mettere per iscritto l’ordine del giorno che ha segnato la sconfitta dell’Udc. Tabacci ha voluto a tutti i costi illustrare il suo emendamento-scontro sul quale alla fine ha votato contro. Mentre nel Transatlantico i ministri centristi misuravano le parole per non decretare la vittoria netta della Lega. «Un provvedimento urgente – ha infine detto il capogruppo dell’Udc Luca Volontè – si rende necessario per evitare che vadano in prigione gli imprenditori che vengono messi in condizione di irregolarità dalla Bossi-Fini». Mentre il leader del Carroccio visibilmente adirato mantiene distinta la questione della regolarizzazione degli immigrati. «Quale contestualità d’Egitto…», proprio mentre il ministro Carlo Giovanardi sosteneva: «garantiremo la contestualità del provvedimento e del ddl».
          Insomma, un botta e risposta tra Lega e Udc ancora ieri, ad un passo dalla ritirata di Tabacci. Con Alessandro Cè, capogruppo leghista, che corre da Fini e Pisanu, cercando di trattare proprio sull’invocazione di Tabacci al decreto: «il problema c’è e lo fatto presente. Se non lo si vuole risolvere in questo ddl io lo capisco per ragioni di omogeneità…». Buttiglione che insegue Volontè e Bossi, fuori dall’aula, che spiega: «semmai la questione potrà rientrare nel decreto del minsitro Maroni sui flussi», riportando la questione sotto l’elgida del Carrocio. E dopo lo scambio di accuse e battute Bossi fa un gesto plateale: abbraccia il suo nemico Tabacci, alla conclusione del ddl dell’esame del ddl sull’immigrazione, come per voler sottolineare che il dato è tratto, che le tensioni nella maggioranza sono rientrate.

          Ma non è così. «La legge bossi-fini sta dimostrando i danni che provocherà prima ancora di essere approvata e a metterlo in risalto sono gli stessi ministri di questo governo», dice Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds. «Infatti – spiega – quando il ministro Buttiglione parla di “mostruosità”», relativa al fatto che i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze lavoratori non in regola vadano in carcere fino ad un anno, «egli si riferisce semplicemente, e mi auguro che il ministro lo sappia, al comma 14 dell’articolo 17» della Bossi- Fini. «Perchè allora non correggono questa mostruosità risalendo alla fonte?». Poi l’esponente diessina rincara la dose, e punta il suo sguardo su Tabacci: «è giusto prevedere la regolarizzazione dei lavoratori che già lavorano presso aziende e famiglie – le urla contro – ma mi auguro che l’on. Tabacci abbia l’onestà intellettuale di riconoscere che essa sarà solo un “pannicello” caldo su una normativa che produrrà irregolarità e calndestinità e richiederà una regolarizzazione all’anno».

          Quindi conclude: «Mi ha molto colpito che Tabacci, così sensibile ia problemi dell’immigrazione, non abbia sollevato problemi proprio sugli articoli della Bossi-Fini che renderanno più costoso, difficile, burocratico, l’ingresso per lavoro».