La requisitoria di D´Amato

23/05/2003

 
 
      Pagina 8 – Economia
 
 
      LE FRASI DEL PRESIDENTE
      La requisitoria di D´Amato

      "Basta liti sulla giustizia. Nuove pensioni entro settembre"
Relazione del presidente di Confindustria Poi vertice con Berlusconi
pacificazione Serve una pacificazione nazionale in vista della presidenza italiana all´Unione europea
La giustizia L´uso politico della giustizia danneggia tutti Un massacro che mina anche l´economia
ultima occasione La prossima Finanziaria è l´ultima occasione per agganciare la ripresa economica

la cgil Chi non accettava il confronto lo faceva per puro calcolo politico
VITTORIA SIVO


          ROMA – «Le imprese non votano, Signor Presidente, ma fanno lo sviluppo e l´occupazione. Quanto può durare una situazione nella quale nessuno trova più convenienza a investire in Italia?». Nel lungo discorso di Antonio D´Amato all´assemblea annuale di Confindustria, non sarà questo l´unico passaggio in cui il leader degli industriali si rivolge al premier in modo diretto. Anzi l´intera relazione, in un crescendo di richiami incalzanti al governo, sembra rivolta a Silvio Berlusconi, che ascolta attentissimo, seduto in prima fila nella sala gremita dell´Auditorium, con i presidenti delle due Camere alla sua destra e il numero uno della Fiat Umberto Agnelli a sinistra. Più tardi, al settimo piano del palazzo di Confindustria, un breve incontro fra D´Amato, Berlusconi e il ministro dell´Economia Tremonti chiuderà la mattinata.
          Non passano inosservate, nella platea che registra un record di presenze (oltre 3.500 persone, fra cui i massimi esponenti delle istituzioni, della politica e dell´economia), le novità che marcano questa relazione di D´Amato rispetto alle altre svolte nei tre anni di presidenza. Intanto quella nota di urgenza, quell´impazienza che gli fa dire, sempre rivolto a Berlusconi, che la prossima Finanziaria «è l´ultima occasione» per generare la ripresa, per dare un «forte segnale di sostegno agli investimenti», per ridurre la pressione fiscale sulle imprese, compresa l´abolizione dell´«odiosa Irap». E prima ancora del varo della legge di bilancio, cioè subito, il governo faccia finalmente una riforma «strutturale e definitiva» delle pensioni, con tanto di disincentivi per chi va in pensione anticipata.
          Ma se un certo disincanto o delusione degli industriali per i ritardi e le promesse mancate del governo era già nell´aria – pur dando atto a Berlusconi di aver condotto in porto tre riforme meritorie come scuola, mercato del lavoro e diritto societario – la sorpresa è sul tema rovente della giustizia. Il presidente di Confidustria affronta di petto «questa grande questione nazionale» ed è qui che incassa gli applausi più convinti e perfino un «bravo» chiaramente udibile da parte del presidente del Senato Marcello Pera. «Basta con l´uso politico della giustizia», basta anche «con la continua delegittimazione politica dell´avversario, che ci rende sempre meno credibili nel mondo»; «vogliamo vivere in un paese nel quale la dialettica politica si sviluppi nelle sedi proprie, non nelle aule giudiziarie». E ancora: «Ma qual è il paese dove chi aspira, diventa o è stato presidente del Consiglio viene quasi certamente coinvolto in accuse di malaffare?», «a chi giova questo continuo massacro?». D´Amato dà implicitamente ragione alla maggioranza quando reclama «una riforma organica dell´ordinamento giudiziario» e definisce «squilibrato» il rapporto fra magistratura, Parlamento e governo; ma si rivolge a tutte le forze politiche (maggioranza inclusa) quando chiede che, proprio alla vigilia del semestre italiano di presidenza europea, i partiti abbiano la forza di chiudere col passato e «promuovere un´autentica pacificazione nazionale».
          Inaugurando il suo ultimo anno di presidenza, D´Amato tocca molti altri argomenti: il Patto di stabilità europeo «troppo ragionieristico», che va modificato escludendo dal disavanzo gli investimenti in ricerca e infrastrutture; la riforma della pubblica amministrazione che è stata colpevolmente «abbandonata»; il rapporto costruttivo con Cisl e Uil, mentre forte resta la polemica con la Cgil di Sergio Cofferati. Oggi è chiaro, dice D´Amato senza mai nominare il «cinese», che «chi non accettava il confronto lo faceva per puro calcolo politico», mettendo la Cgil «al servizio di un disegno antagonistico» non solo del governo ma della stessa opposizione.