La Repubblica – Lavoro IBM licenzia 156 dipendenti della controllata Sistemi Informativi

24/06/2016

 

ROMA - Tagli silenziosi e licenziamenti collettivi in sordina. È quello che sta facendo Ibm in una delle sue controllate al 100%, la Sistemi Informativi, in linea con il piano di ristrutturazione globale di casa madre che, stando al documento depositato da Ibm presso la Sec (Securities and exchange commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, simile alla nostra Consob), a fine anno fiscale 2015, è passata dai 379.592 dipendenti del 2014 a 377.757.

La Sistemi Informativi, nata nel 1979 e acquisita da Big Blue nei primi anni del 2000, occupa 960 addetti tra Roma, Milano, Torino e Perugia. “Il 16 giugno l’azienda ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 156 dipendenti dichiarati in esubero” si legge in una nota del sindacato della Sistemi Informativi. “Le motivazioni addotte: il perdurare della crisi del settore IT, le difficoltà nel reperire commesse nella Pubblica Amministrazione, l’ammessa incapacità nell’aprire nuove prospettive di mercato”.

La mannaia dei licenziamenti era già piombata sull’azienda nel giugno del 2013, quando 292 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione per un anno, molti a zero ore. Alla fine di questo periodo alcuni dipendenti sono stati “accompagnati” con scivoli economici all’uscita definitiva dall’azienda riducendo così l’organico da 1.150 a 960 persone. “I guai della Sistemi Informativi sono strettamente collegati al declino dell’impegno della multinazionale IBM nel mercato italiano” prosegue il comunicato. “Negli anni 90 IBM produceva nel nostro paese hardware e software, occupando circa 13mila lavoratori in vari centri anche d’eccellenza. Da allora, la smobilitazione è stata costante, con licenziamenti ed esodi incentivati e cessioni di rami d’azienda, che hanno portato l’attuale numero di occupati nella casa madre e nelle controllate a circa 5.400 dipendenti”.

Nel 2013 il bilancio della Sistemi Informativi era in rosso di oltre 4 milioni di euro, su un fatturato totale di 100 milioni. “Nel periodo della cassa integrazione il sindacato si è battuto per avere un piano industriale che rilanciasse l’azienda e garantisse l’occupazione” spiega Francesco Tranfaglia dell’Rsu Sistemi Informativi Roma. “Alla fine abbiamo ottenuto questo piano di rilancio chiamato‘The Last Chance‘: la creazione di un laboratorio per lo sviluppo di software a distanza per il mercato internazionale (il Rome Delivery Center), una sorta di “Bangalore” per valorizzare i cosiddetti ‘asset’ aziendali, cioè quei prodotti che potevano essere “pacchettizzati” e venduti a più clienti, la riqualificazione del personale verso tecnologie più attuali come il mobile, il cloud, i data analitics. Alla fine è rimasto tutto sulla carta: delle cento persone che dovevano essere impiegate in questo centro ne sono state assorbite solo 65. Ma non c’è stata nessuna formazione, nessun centro d’eccellenza, anzi, il centro per la produzione di software a distanza si è limitato a fornire servizi a basso costo alla controllante Ibm”.

Il bilancio del 2015 della Sistemi Informativi, presentato in maggio, è stato quasi portato in pareggio, passado dai quasi 4 milioni di rosso del 2014 a circa 118 mila euro del 2015. “Hanno giustificato i licenziamenti con un calo dei ricavi” dice Tranfaglia. “Ma sono calati anche i costi. Noi, come sindacato, non staremo qui a guardare, abbiamo davanti un mese e mezzodi trattative e faremo di tutto perché Ibm torni sui suoi passi, anche adottando soluzioni non traumatiche come i contratti di solidarietà. Ci faremo sentire e vedere con manifestazioni e flashmob, come quello di giovedì a Perugia”.