La Repubblica – I sindacati: “Tutelare i dipendenti” Ma l’orario ridotto divide gli esperti

21/03/2020

Caos nei supermercati. Il governo non decide, le Regioni vanno in ordine sparso, la gente in fila per ore, alcuni con il trolley. E dentro, alle casse e ai banchi, non tutti gli operatori hanno guanti, mascherine, tute. I sindacati chiedono di contingentare i tempi di apertura: massimo 12 ore nei giorni feriali, chiudere domenica e festivi. D accordo anche le catene di piccola e grande distribuzione. Il premier Conte però preferisce lasciare tutto com’è, sentiti gli esperti: una stretta sugli orari peggiora gli affollamenti. Posizione ribadita anche dal presidente dell Anci (Comuni) Antonio Decaro.
Non sono d’accordo sindacati e aziende. In gioco la salute di un milione di lavoratori, provati da turni estenuanti, angosciati, impegnati a contingentare i clienti, far rispettare le distanze, evitare l’assalto agli scaffali, spiegare le regole anche quelle assurde: come il divieto di vendere pennarelli e mutande. D altro canto, le catene sanno di dover garantire un servizio essenziale: la distribuzione del cibo a cittadini sull’orlo di una crisi da panico. «Ci aspettavamo una risposta chiara del premier Conte e invece solo indiscrezioni di apertura nel weekend poi smentite che però hanno alimentato isterismi e confusione», ragiona Stefano Franzoni, segretario UilTucs. «Ci vuole una soluzione di equilibrio: no a riduzione drastiche di orario per non alimentare gli assalti, ma neanche il caos attuale. I dipendenti in servizio stanno lavorando da due settimane 7 giorni su 7. Hanno bisogno di riposare la testa, c‘è una tensione pazzesca. La notizia della cassiera di 48 anni morta a Brescia ha gettato tutti nel panico. Non basta dire: tenete duro. Gli stessi supermercati hanno bisogno di sanificare gli ambienti». La soluzione equilibrata, ripetono in molti, sarebbe quella presa dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti che da lunedì ha stabilito un orario di chiusura feriale alle 19 e festivo alle 15. Ma la sindaca di Roma Virginia Raggi non condivide però: «Quella decisione ha ottenuto l’effetto opposto: file intensificate perché la gente si concentra in orari ridotti per fare acquisti». Sicilia e Friuli Venezia Giulia imitano il Lazio. Così le catene di distribuzione. La Coop per prima ha deciso di chiudere 1.100 negozi sia domenica 22 che 29 marzo. «Non cambieremo la nostra decisione anche se il governo ci imponesse il contrario», dice Luca Bernareggi, presidente di Ancc Coop. «Perché è una scelta di buon senso, molti ci seguiranno. Abbiamo 55 mila dipendenti: sono stressati, hanno le paure di tutti, meritano di riposare». Luci spente anche per Conad il 22 e 29 marzo nei suoi 3 mila punti. L’amministratore delegato Francesco Pugliese propone di anticipare la chiusura feriale alle 19 e di aprire mezza giornata la domenica solo se necessario: «Tra malattie e permessi per stare a casa con i figli piccoli registriamo il 20% delle presenze in meno tra i dipendenti. Voglio dirlo chiaro: non c’è carenza di approvvigionamento, gli scaffali resteranno pieni. C è gente che viene anche 4 o 5 volte al giorno, compra poche cose, una scusa per passeggiare». Il ragionamento di Coop e Conad fa breccia. Anche Esselunga alla fine, tra le ultime a decidersi, ha ridotto i suoi orari fino al 3 aprile anticipando alle 20 la chiusura feriale e alle 15 quella domenicale. Garantirà ai clienti guanti monouso e gel disinfettante. «Abbiamo mandato una lettera unitaria, assieme a Cisl e Uil, venerdì scorso al premier Conte: non ci ha mai risposto», osserva Maria Grazia Gabrielli, segretaria Filcams Cgil. «Il nostro punto è chiaro: bisogna continuare a garantire la spesa degli italiani, ma anche la sicurezza di questi lavoratori. Il servizio non si deve interrompere, ma fare meglio. Un giorno di pausa per consentire riposi e sanificazione, se ben organizzato e comunicato, non crea risse né caos». Anche Davide Guarini, segretario Fisascat Cisl, chiede di «limitare le aperture e garantire con urgenza i dispositivi di sicurezza a tutti i lavoratori per impedire drammi come a Brescia».