La Repubblica Bari – A casa i dipendenti di Trony Avvertiti del fallimento dalla chat su WhatsApp

18/03/2018

Game over per il settore dell’elettronica a Bari. Mediaworld è in crisi e le saracinesche si sono abbassate nei tre negozi Trony della città. I 31 dipendenti dei tre punti vendita baresi di Dps Group srl della famiglia Piccinno sono a casa e lo hanno saputo soltanto venerdì 21. Tramite WhatsApp. «L’azienda ha scritto del fallimento nella chat dei direttori», racconta il rappresentante sindacale Cgil Filcams del punto vendita di viale Einaudi, Giuseppe Iacovone. La società che gestisce gran parte dei punti vendita ha un curatore nominato dal tribunale che si occuperà delle procedure fallimentari che coinvolgono la sorte di 500 lavoratori in 42 negozi. «Il curatore ha due scelte: decidere di non proseguire l’attività o riaprire i negozi per smaltire la merce giacente», aggiunge Iacovone. «Sono venute coppie terrorizzate che hanno aperto le liste nozze da noi e hanno trovato chiuso. E per domani avevamo consegne da evadere. Cosa diciamo ai nostri clienti?», chiede Carmela, un’ormai ex addetta. Ieri si è tenuto un sit-in in corso Vittorio Emanuele, sotto il negozio con la ser- randa chiusa. «A chi si è lamenta- to del sit-in organizzato di sabato pomeriggio in pieno centro ho spiegato che a noi nessuno ha chiesto se volevamo il fallimento di lunedì o di venerdì — commenta amareggiata Mara, un’altra di- pendente — Avremmo voluto timbrare ed essere in negozio, volontà che ci è stata sottratta». Trony ha subito un crollo deciso nelle vendite nell’ultimo anno, tanto che a settembre i magazzini erano rimasti vuoti. «Si parla di un buco di 18 milioni di euro», azzarda ancora Mara. Da poco meno di un anno la Dps Group è entrata in concordato preventivo. Zero crediti dalle banche pur fittando un ramo d’azienda alla Vertex (della stessa famiglia). Le assicurazioni non li hanno garantiti e il 15 marzo si è arrivati alla dichiarazione di fallimento. Il curatore dovrà rivedere la situazione per capire quanti e chi sono i creditori. «Invitiamo il governatore Michele Emiliano ad aprire un forum per risolvere le vertenze dell’intero settore — interviene Barbara Neglia, segretaria Fil- cams Cgil Puglia — se Trony chiude, Mediaworld taglia i salari e Unieuro mette i lavoratori in cassa integrazione, qualcuno dovrà pur darci una risposta. Sarebbe opportuno cominciare a ragiona- re con le istituzioni sugli ammortizzatori sociali». Il sindaco Antonio Decaro ha raggiunto i manife- stanti spiegando che farà il possibile, anche facendosi portavoce al ministero dello Sviluppo economico. Ma la questione riguarda tutta Italia e non soltanto il capoluogo. E a Mediaworld, sempre ieri, i 135 lavoratori di Molfetta, Casamassima e Bari Santa Caterina hanno scioperato per quattro ore alla fine di ciascun turno protestando contro le prospettive aziendali di trasferire i lavoratori in altre sedi, anche lontane (in qualche modo costringendoli a licenziarsi) e di ridurre gli straordinari per i festivi dal 90 al 30 per cento. A partire, beffa del destino, dal Primo maggio, la festa dei lavoratori. «Dicono che la colpa sia dell’e-commerce e non ci hanno fornito alcun piano industriale», racconta Antonio Miccoli, segretario provinciale Filcams Cgil Bari. «Gli unici tre numeri che ci hanno dato sono: il 34 per cento di vendite in più nell’ultimo anno sull’online, il -1 di vendite nei negozi e 17 milioni di debiti. Ma consideriamo che la vendita online senza i lavoratori che fisicamente inseriscono i dati non va avanti». Durante lo sciopero, a cui ha aderito l’80 per cento del personale del gruppo Mediamark, si sono registrati disagi e code alle casse nelle ore di punta dello shopping. Sindacalista Barbara Neglia (Filcams-Cgil). In alto, la saracinesca chiusa in corso Vittorio Emanuele