La Regione pronta al ricorso contro la liberalizzazione

04/01/2012

Emilia Romagna – La Regione medita il ricorso alla Corte Costituzionale contro la liberalizzazione degli orari nel commercio, contenuta nella manovra Salva-Italia di Monti. «I nostri uffici legali stanno valutando questa strada – conferma l’assessore regionale al Commercio e Turismo Maurizio Melucci – non escludiamo di fare ricorso».
Viale Aldo Moroguarda con molto interesse alla strada già aperta dalla Toscana che ha deciso di impugnare davanti alla Consulta della Corte Costituzionale le ultime norme del Governo perché sconfinerebbero nelle competenze della Regione, disciplinando ambiti (del commercio) già assegnati agli Enti locali dal titolo V, in Toscana, rafforzati da una legge della giunta che prevede un massimo di 13 ore lavorative per i negozi.
La disapprovazione della giunta Errani (che ha recepito la normativaBersani sulle liberalizzazioni con la legge regionale 14 del ‘99) verso un’ulteriore liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali è evidente. «Non ci servivano di certo altri provvedimenti del genere – dice a chiare lettere Melucci – avevamo raggiunto un equilibrio virtuoso nella distribuzione degli orari che soddisfaceva sia le esigenze degli operatori del settore che i sindacati e i consumatori, soprattutto nelle città d’arte». Tutt’altra musicarispetto alle liberalizzazioni contenute nel decreto Salva-Italia che prevedono l’apertura dei negozi, oltre che nelle 52 domeniche dell’anno, anche nei giorni di festa. «In questo modo – accusa Melucci – verranno penalizzati i centri storici a favore della grande distribuzione. Siamo molto preoccupati». «Queste – sottolinea ancora – sono deregolamentazioni selvagge, senza contare che era già stato liberalizzato molto in precedenza». Fra pochi giorni, il 10 gennaio, a Roma ci sarà un vertice di tutti gli assessori al Commercio delle regioni italiane e si discuterà della situazione. Intanto, sulle liberalizzazioni, salgono sulle barricate anche i sindacati che il 9 incontreranno proprio Melucci e che annunciano fin d’ora sciopero nei giorni di festa in cui i negozi terranno aperto. «Estendere gli orari e i giorni di apertura non farà ripartire di certo i consumi – scandisce Veronica Tagliati, segretario generale Filcams-Cgil dell’Emilia Romagna – i cittadini, infatti, non possono, soprattutto con la crisi che c’è, spendere più soldi». Invece – avverte – «i negozi appartenenti alla piccola distribuzione, schiacciati dalla concorrenza dei
grandi centri commerciali, non riusciranno a stare aperti e i centri storici si spopoleranno. Sarà un grandissimo danno in particolare per gli anziani e le categorie più deboli che non possono raggiungere i centri commerciali fuori città. In questo modo non si aumentano quote di mercato ma si spostano semplicemente dalla piccola alla grande distribuzione».
Un passaggio in cui, a soffrire, saranno anche i lavoratori. «La maggior parte dei dipendenti delle attività commerciali della grande distribuzione – spiega Tagliati – sono donne (il 70%) e lavorano part-time. Spalmando il loro orario di lavoro su 7 giorni sarà ancora più spezzettato e gli impedirà di conciliare il lavoro e la famiglia. In questo modo, poi, si alimenterà la precarietà e prolifereranno i contratti a week-end». Senza contare la disoccupazione. «Con i negozi
aperti sempre – mette in chiaro Tagliati – la piccola distribuzione crollerà e aumenteranno i licenziamenti».
L’ideale per i sindacati è invece una liberalizzazione che segua il modello di Modena dove il Consiglio Comunale, insieme alle parti sociali, ha stabilito l’apertura dei negozi tutte le domeniche ma facendo turnare le varie zone della città e tenendo aperti un grande centro commerciale, uno di media e uno di piccola distribuzione per non svantaggiare nessuna attività. Una soluzione sposata in pieno anche dall’assessore Melucci. «Proprio per mettere a punto liberalizzazioni concertate, sull’esempio di progetti realizzati anche a Forlì, Faenza, Parma – spiega – abbiamo stanziato
un milione di euro in modo da estenderle a tutta la regione».