LA REGIONE LOMBARDIA APRE L’ITER PER LA NUOVA LEGGE DI DISCIPLINA DEGLI ORARI DI VENDITA

02/10/2006

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

2 ottobre 2006

LA REGIONE LOMBARDIA APRE L’ITER PER LA NUOVA LEGGE DI DISCIPLINA DEGLI ORARI DI VENDITA

La Regione Lombardia ha formalmente avviato gli incontri che dovranno portare all’approvazione della nuova legge per la disciplina degli orari delle attività di vendita.

Nel corso di un incontro con i sindacati, è stato consegnato un documento che contiene i criteri ispiratori della nuova legge.

L’iter che porterà all’approvazione della nuova disciplina prevede successivi incontri con le parti sociali: un "dialogo sociale" che interpellerà i sindacati, gli enti locali e le associazioni dei consumatori.

Questi incontri dovranno concludersi entro la metà di ottobre, per lasciare poi il passo alla fase istituzionale regionale.

Il segretario regionale della Filcams, Renato Losio, a commento dei documenti presentati, ha avanzato alcune considerazioni generali.

«a) Nel documento e nelle cose che ci sono state dette, appare evidente la scelta politica della Regione di assumere un profilo marcatamente federalista "in attuazione del titolo V della Costituzione, che consentirà di disapplicare l’attuale disposizione nazionale in materia di orari.

«b) C’è un problema di equidistanza della Regione dagli interessi in campo, rappresentati dalle parti datoriali e dalla rappresentanza dei lavoratori.
Il caso del Centro commerciale di Orio al Serio è forse il più recente e emblematico: introdurre, tra gli ambiti per i quali è possibile aprire sempre, le aree prospicienti gli aeroporti, è solo in funzione di Orio al Serio.
Anzi, anticipando qualsiasi discussione e la legge che si vuole costruire, la giunta ha già promulgato una delibera che rende immediatamente operativo il criterio delle aree aeroportuali.

«c) Non c’è nessun riferimento all’occupazione nel settore, alla qualità della stessa, all’esigenza comune che la definizione di una programmazione, tutta da costruire, possa portare alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro.
Così come non appare evidente l’obbligatorietà della presenza dei sindacati nel percorso istituzionale definito e gestito dagli enti locali.»