La recessione frena le famiglie

24/06/2005
    venerdì 24 giugno 2005

      Pagina 3 – Economia

        DOSSIER

          Ricerche, economisti e sociologi fotografano la crisi dei consumatori."La paura della povertà ci piove addosso"

            La recessione frena le famiglie
            il 50% riduce il tenore di vita

              Spese rinviate e meno svaghi, così mutano le abitudini

                ELENA POLIDORI

                  ROMA – Il dubbio davanti alla vetrina. Comprare in tempi di recessione è una battaglia con la propria insicurezza e i pochi soldi disponibili. Si risparmia su tutto, persino sul cibo, come ha certificato l´Istat segnalando un crollo senza precedenti dei consumi (meno 3,9%). Il resto è appunto incertezza se non timore.

                  L´identikit del consumatore titubante è tracciato dall´Ipsos, in uno studio-sondaggio dal titolo significativo: «Comprare in recessione: le nuove strategie dello shopper». Si scopre così che quando il cavallo non beve, l´economia arranca e la sfiducia dilaga, il consumatore è più occhiuto, selettivo. «E´ meno facilone, più attento alla sostanza. Ma è spinto dalla necessità, più che dalla virtù», nota la sociologa Chiara Saraceno. E infatti lo shopper dei giorni bui sta attento ai prezzi (77% degli intervistati), acquista le confezioni-famiglia (65%), preferisce gli sconti immediati alle raccolte punti (83%), utilizza le tessere fedeltà (42%) e, per risparmiare, affronta percorsi più lunghi (53%). Davanti allo scaffale, indugia anche 40 secondi prima di scegliere. Abbandona la marca abituale per le offerte.

                  «C´è la paura che la povertà ci arrivi addosso», ragiona il sociologo Franco Ferrarotti. «Ma se in passato la grande miseria affliggeva le masse, oggi colpisce gli individui parcellizzati, uno ad uno». Così, anche chi ha il contante «se lo tiene stretto» e i consumi vanno giù. Ipsos, nel suo sondaggio, scopre pure che il 40% degli intervistati nell´ultimo anno ha consumato tutto il suo reddito e che per il 48% di loro è stato «relativamente difficile» mantenere il tenore di vita in tempi di recessione. Per riuscirci, le famiglie elaborano vere e proprie strategie: non solo stanno attente ai prezzi, ma riducono i consumi meno basilari e rinviano quelli importanti. Spesso, ricorrono anche al doppio lavoro. «Paradossalmente non soffrono tanto delle cose gravi, concrete, ma della paura che si verifichino. E anticipano gli eventi con i loro comportamenti», rileva l´economista Giacomo Vaciago, che osserva: «Da noi il reddito potenziale è fermo».

                  Rispetto a due-tre anni fa, il «basket» dei consumi di una famiglia è cambiato. Viaggi e vacanze finiscono nel libro dei sogni: il cosiddetto delta, cioè la differenza tra chi ha incrementato il consumo e chi lo ha ridotto è a meno 29%. Taglio netto per ristoranti, pizzerie e bar, cinema, teatri e concerti (-32%). Ma i telefoni e i telefonini resistono: più 27%. Come gli spostamenti (più 18%). Poi bisogna mangiare e qui il delta è positivo: più 13%. Ma allora, perché l´Istat segnala un taglio a pane e latte? «Perché loro rilevano un dato oggettivo. Noi, invece, una percezione», spiega il ricercatore Andrea Alemanno.

                    Paura da recessione. Analizzando le spese dell´ultimo anno emerge che il 33% degli intervistati è andato a mangiare fuori almeno due volte al mese, il 29% ha speso 50 euro mensili per il cellulare, il 20 ha acquistato vestiti di qualità. Ma il 45% non ha fatto nessuna di queste tre cose. Il problema, secondo il sociologo Domenico De Masi «è che il Paese avverte che non sta andando avanti. E non ci va perché non produce più idee. E non inventa nulla perché in queste fabbriche così particolari e cioè le università, l´Italia non investe».