La rabbia di Foggia: non chiudete l’Ipercoop

04/10/2004

        sabato 2 ottobre 2004

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        La rabbia di Foggia: non chiudete l’Ipercoop

        Chiuso ieri il centro commerciale "La Mongolfiera", sotto sequestro perché abusivo:
        1.000 dipendenti a rischio licenziamento. 3mila persone sono scese in piazza per difenderli

        Una città in piazza contro le ingiustizie, ancora una volta. Si tratta di Foggia, dove ieri mattina un corteo di 3mila persone ha percorso la distanza fra la stazione ed il Comune per difendere il complesso "La Mongolfiera" ed il posto di lavoro di oltre 1.000 persone. Una situazione che è esplosa nelle ultime due settimane e che rischia di aggravarsi da lunedì prossimo. Ma è meglio procedere con ordine.

        "La Mongolfiera" è un complesso industriale che comprende un’Ipercoop e una galleria di negozi vari. Nel 2001 la giunta guidata da Paolo Agostinacchio, eletto nelle fila di An, dà il via libera al progetto di ampliamento dell’area senza tener conto di un particolare: il piano regolatore prevede che l’area in questione venga destinata ad uso agricolo. Contro ogni regola, cominciano i lavori di costruzione su 3 dei 4 lati dello stabile. La magistratura, ovviamente, non rimane a guardare alla finestra, arrivando alla disposizione del sequestro preventivo dei lavori di ampliamento, decisa il 16 settembre dal Gip Antonio Diella. A questo punto, i lavoratori vedono in serio pericolo il loro posto di lavoro: il 29 settembre organizzano insieme ai sindacati e agli esponenti locali di Rifondazione comunista un sit in sotto le prefettura, a cui fa seguito la proclamazione dello stato di agitazione e di un’assemblea permanente. Il 30 settembre sono scaduti i termini per sgomberare la merce dallo stabile sotto sequestro e da ieri "La Mongolfiera" ha chiuso i battenti.

        I 280 dipendenti dell’Ipercoop in divisa, i 300 dei negozi delle galleria, il nuovo sindaco di centro-sinistra Orazio Ciliberti, i dipendenti degli altri stabilimenti della catena, giunti da Lecce, Andria e Bari in segno di solidarietà, il presidente della Provincia, Carmine Stallone, i rappresentanti nazionali dei sindacati di categoria, Luigi Cappini (Filcams-Cgil), Gianni Roditano (Uiltucs-Uil) e Mauro Piavisan (Fisascat-Cisl), i rappresentanti comunali e provinciali del Prc, insieme ai membri del circolo cittadino "Che Guevara", e una folla di cittadini sono quindi scesi in piazza per difendere il diritto al lavoro e il diritto di non perdere, per colpa di un’illegale gestione politica, un centro commerciale che rappresenta la principale fonte di reddito per Foggia e la sua provincia. «1.000 posti di lavoro in meno (a quelli già citati vanno infatti aggiunti gli oltre 400 impiegati nell’indotto, ndr) sono una perdita che Foggia non si può permettere» denuncia Monica Montervino, del circolo del Prc: «Noi abbiamo chiesto ed ottenuto un consiglio comunale monotematico sulla vicenda, perché la situazione rischia di degenerare». Lunedì prossimo il Tribunale delle Libertà deciderà sul ricorso avanzato dai legali della Coop Estense per liberare l’ingresso laterale, ma se la decisione avrà carattere negativo si prospettano scenari purtroppo già visti negli ultimi mesi: «Fermo restando il principio di rispettare e di non intralciare l’attività della magistratura, abbiamo avanzato il ricorso, in accordo con la cooperativa, per poter utilizzare almeno l’uscita di sicurezza e l’ingresso per le merci e i clienti, lasciando invariato lo spazio per la vendita: è l’unica soluzione che accontenterebbe tutti» spiega Antonio Miccoli, coordinatore delle Rsu e dipendente dell’Ipercoop, che poi continua: «Abbiamo anche concordato di utilizzare le ferie dei lavoratori, abbiamo studiato le forme possibili di ammortizzatori e di mobilità, ma se si dovesse arrivare ai licenziamenti non so come potremmo, noi sindacati, arginare la protesta dei lavoratori». Anche perché quel posto di lavoro è l’unica fonte di reddito per molte famiglie del foggiano: «L’età media dei lavoratori è sui 30 anni, assunti con forme di contratto a tempo determinato o part-time, e con redditi molo bassi. Molti di noi lavorano lì dall’inizio e si sono formate anche 60 famiglie: cosa succederà se entrambi perderanno l’occupazione? Per 15 dipendenti della SS Pulizie, che non sono iscritti ad alcun sindacato, è già arrivata la lettera di licenziamento… se ti portano alla disperazione sei pronto a tutto». Un rischio che Rifondazione, unico partito impegnato in questa lotta, vede e vuole evitare, come spiega l’assessore provinciale, Bruno Gorgoglione: «Se dovesse finire male ci saranno ripercussioni su tutto il nostro territorio. Sono giorni che noi distribuiamo volantini ed informative su quella che chiamiamo la possibile "Vajont dell’economia foggiana". Le istituzioni, così come l’azienda, sono solidali con questi lavoratori e non si può criticare la magistratura che fa il suo lavoro. Ma sarebbe il caso di chiedere i danni a chi questa situazione l’ha provocata, non ai cittadini e ai lavoratori. E comunque – conclude Gorgoglione – un corteo come quello di stamani (ieri, ndr) non si era mai visto a Foggia. La mobilitazione è alta, molti di quei ragazzi sono disperati».

        Andrea Milluzzi