La Quercia si divide su Cofferati

25/06/2002




25.06.2002
La Quercia si divide su Cofferati

di 
Simone Collini


 Si chiudono all’insegna di una lacerazione tra maggioranza e minoranza ds i lavori della Direzione della Quercia. È stato infatti respinto con 62 voti contrari e 20 favorevoli un ordine del giorno di sostegno alla posizione della Cgil sull’articolo 18 presentato dal correntone. Il documento, firmatari Buffo, Pennacchi e Pettinari, chiedeva di fermare «l’azione antipopolare del Governo non solo con la mobilitazione sindacale, ma con un impegno straordinario di tutte le opposizioni che non possono avere – si legge nel testo – alcun atteggiamento diplomatico». Si chiedeva inoltre ai Ds di sostenere la posizione della Cgil che «affronta il difficile scontro con il Governo», auspicando che tale posizione venga «assunta dall’intero mondo sindacale».
Aveva fatto prevedere quale sarebbe stato l’esito del voto l’intervento di Piero Fassino, che si era detto contrario questo ordine del giorno. Pur ribadendo la vicinanza del partito alle posizioni della Cgil e la contrarietà a modificare l’articolo 18, il segretario diessino aveva criticato il documento in quanto non corrispondente «a quella ispirazione unitaria che i Ds stanno perseguendo».
Per Gloria Buffo la bocciatura della mozione dimostrerebbe «come i Ds non abbiano preso una posizione chiara sull’azione del sindacato e in particolare della Cgil», mentre per Franco Lotito, segretario confederale della Uil e componente della Direzione della Quercia, «i Ds hanno dato prova di grande responsabilità e di sensibilità unitaria respingendo una posizione settaria e velleitaria che avrebbe determinato un aggravamento e una drammatizzazione della rottura sindacale in atto».
Fassino ribadisce come «il problema dei partiti politici di centrosinistra non sia quello di schierarsi riproducendo nell’Ulivo meccanicamente le fratture che ci sono nei movimenti sindacali. Non faremmo – sottolinea il segretario – un servizio a nessuno, né ai sindacati né all’Ulivo». La notizia della bocciatura della mozione è stata comunque accolta con «fortissima irritazione» dagli ambienti della Cgil.
La divisione sull’ordine del giorno presentato dalla sinistra diessina è giunta al termine di una giornata di intenso dibattito (chiusa tra l’altro con una risoluzione finale approvata a maggioranza, con 59 voti a favore, 16 contrari e un astenuto), e ha portato alla luce in maniera chiara una contrapposizione che in parte era emersa già in alcuni degli interventi che hanno animato i lavori della Direzione.
Quello del lavoro e della vicenda dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è uno di quei temi su cui più Fassino insiste nella sua relazione d’apertura. «Si profila concretamente un’intesa tra una parte del movimento sindacale e il governo intorno ad un’ipotesi di modifica della giusta causa che mette in discussione i diritti presenti e futuri di milioni di lavoratori», afferma il segretario diessino introducendo la questione. La soluzione ipotizzata, aggiunge subito dopo, appare «inaccettabile» per diversi motivi, tutti riconducibili all’introduzione di «disparità», sia tra i lavoratori che tra le aziende. Ma anche perché «apre la strada ad una manomissione più generale del diritto alla giusta causa per milioni di lavoratori». Fassino critica duramente il «carattere politico» con cui il governo ha affrontato la questione. L’obiettivo del centrodestra, accusa, è quello di «mettere a posto il sindacato, per di più dividendolo e isolando la Cgil». È proprio la lacerazione tra le organizzazioni sindacali a preoccupare il segretario della Quercia: «Non sottovalutiamo la serietà della frattura tra le organizzazioni sindacali – afferma – e le conseguenze che si possono produrre tra i lavoratori e nella attività contrattuale e di rappresentanza dei sindacati». «Per questo – dice ribadendo la contrarietà alle modifiche dell’articolo 18 – sentiamo la responsabilità di lavorare perché la divaricazione che si è prodotta tra Cgil e Cisl e Uil non si traduca in una lacerazione traumatica e in una conflittualità che opponga lavoratori a lavoratori». Tutto l’Ulivo, aggiunge quindi Fassino, deve «sentire la responsabilità di operare, con le sue proposte politiche per favorire una ricomposizione unitaria dell’azione sindacale».
Su questo tema, il dibattito che segue alle parole del segretario ds procede prevalentemente nella stessa direzione. E mentre gli interventi degli esponenti della minoranza (che poi presenterà l’ordine del giorno respinto) non presentano punti di particolare dissenso, si discosta dalla linea comune l’intervento di Umberto Ranieri, dell’area liberal dei Ds, che non risparmia critiche alla Cgil. Sottolinea che «il rapporto con Cisl e Uil non è un problema solo della Margherita ma riguarda direttamente e profondamente i Ds», e aggiunge: «Sarebbe necessaria una riflessione critica per capire come sia stato possibile, nel giro di poche settimane passare da una lotta unitaria ad una rottura che provoca divisioni nel centrosinistra». Secondo Ranieri «è venuto il momento di porre ai compagni della Cgil alcune domande circa l’indirizzo strategico che perseguono. Dall’affermazione della priorità della tutela dei diritti discendono due risposte diverse: l’una di pura resistenza e l’altra che accetta di confrontarsi sul terreno difficile delle riforme. L’unico terreno – osserva – che consente di ricreare le condizioni, nelle forme possibili oggi, per fornire garanzie e tutele al mondo del lavoro».

Invita tutti alla cautela Pierluigi Bersani, che poche ore prima che venisse presentato l’ordine del giorno del correntone, aveva detto: «Noi qui ci giochiamo la testa». Parlando con i giornalisti dopo il suo intervento ha sottolineato la necessità di «misurare parole, fatti e gesti. Temo fatti – ha aggiunto – che porteranno a recrudescenze».