La Quercia prende le distanze dalle offensive del «Cinese»

25/06/2002



(Del 25/6/2002 Sezione: Economia Pag. 7)

retroscena
Maria Teresa Meli

LA DIREZIONE BOCCIA UN ORDINE DEL GIORNO DEL «CORRENTONE»
La Quercia prende le distanze dalle offensive del «Cinese»
Fassino: siamo d´accordo con la difesa delle norme sui licenziamenti ma va salvaguardata l´unità del sindacato. Irritazione in Corso Italia

ROMA
LA svolta di Piero Fassino si consuma in serata. La direzione dei ds deve votare un ordine del giorno del «correntone» in cui si chiede al partito di sostenere la Cgil nello scontro con il governo sull´articolo 18. Il leader è contrario: «Questa – è il suo ragionamento – non è la linea dei ds». E quel documento viene bocciato, provocando nel sindacato di Cofferati una «fortissima irritazione», che il Cinese non ha intenzione alcuna di tener nascosta. Per la maggioranza ds, a motivare le ragioni del «no» a quella richiesta d´appoggio alla Cgil interviene Franco Lotito, uno dei segretari confederali della Uil. E la scelta di far parlare un esponente dell´organizzazione di Angeletti, che sta trattando invece con l´esecutivo, lascia perplessi i dirigenti del correntone. In sala qualcuno mormora: «Ma come, prima si dice che si vuole lavorare all´unità del sindacato e poi si fa parlare proprio un rappresentante della Uil contro il sostegno alla Cgil». Dice Lotito, dal palco: «Qualora questo documento fosse approvato renderebbe più netta e acuta la divisione tra i sindacati e la proietterebbe tra i lavoratori con conseguenze gravissime». Ma è Fassino a chiudere la discussione: «L´ordine del giorno – afferma – non corrisponde a quella ispirazione unitaria che i ds stanno perseguendo. Il problema non è di mettersi delle magliette: io non credo che il problema dei partiti del centrosinistra sia di schierarsi riproducendo meccanicamente nell´Ulivo le fratture che ci sono nel movimento sindacale, perché non faremmo un buon servizio a nessuno: né ai sindacati, né all´Ulivo». Così quel documento viene bocciato: lo votano in venti. E nei ds si consuma una nuova rottura, tra maggioranza e correntone, dopo mesi di informale armistizio. Gloria Buffo, prima firmataria dell´ordine del giorno, critica la «posizione diplomatica» assunta dai vertici del suo partito e osserva: «Io capisco che Fassino vuole tenere unito l´Ulivo, ma mi pare che Rutelli, due settimane fa, abbia detto la sua sull´argomento senza farsi problemi, anche se adesso ha spostato il tiro». Cesare Salvi, vice presidente del Senato, scuote la testa e sospira: «Non siamo nemmeno in grado di appoggiare la Cgil, è incredibile». Ma Fassino è convinto di quella impostazione: in direzione si è riaffermata la linea del congresso di Pesaro, che sembrava archiviata, e il segretario ha aperto nuovamente all´ala liberal della Quercia, proprio come allora (anzi, di più, perché questa volta la componente che fa capo a Enrico Morando vota con la maggioranza). Il segretario ds dice di «essere d´accordo sul merito» con la battaglia che sta conducendo la Cgil e, come Cofferati, rivolge aspre critiche al governo Berlusconi sulla modifica dell´articolo 18. E´ il metodo, che non lo convince, perché «bisogna salvaguardare l´unità sindacale». Ma c´è di più. Fassino ha già avuto modo di ripetere ad alcuni compagni di partito che non «intende farsi appiattire dalla Margherita sulle posizioni di Cofferati». La «sfida», con gli alleati dell´Ulivo, è «sul riformismo», anche per questo il leader della Quercia, che sarà a Londra per l´Internazionale socialista, sta cercando di vedere se c´è la possibilità di avere un incontro a quattr´occhi con Tony Blair. Certo è difficile, per i vertici ds riuscire in questa impresa: trovare uno spazio tra il Cinese e Rutelli. L´attivismo di Cofferati li coglie impreparati proprio nel giorno della direzione. Il segretario della Cgil organizza una conferenza stampa in cui annuncia l´apertura di nuovi fronti di lotta e una raccolta di cinque milioni di firme per due proposte di iniziativa popolare e per il referendum sulla modifica dell´art.18, nel caso in cui l´iniziative del governo vada in porto. La Quercia è presa in contropiede. Pierluigi Bersani, numero due del partito, ammette: «Non sapevo che presentassero queste proposte oggi (ieri per chi legge, ndr) Non avendone cognizione faccio fatica a dare un parere, immagino però che siano comunicanti con le nostre… Quanto al referendum, è nell´ambito delle possibilità». C´è imbarazzo, nella maggioranza della Quercia. Bersani continua a ripetere che il lavoro è «un tema su cui ci si gioca la testa» e che, perciò, «bisogna misurare le parole», e insiste, come Fassino, sul fatto che «l´unità sindacale è una risorsa». Ma Cofferati va per conto suo. E il segretario ds ha altri problemi. Il rapporto con la Uil, per esempio. L´organizzazione di Angeletti è stata importante per la sua elezione. E ora accade che Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, gli scriva per annunciargli che si autosospende dal partito che ha sposato la linea della Cgil. O succede che nella Quercia vengano allo scoperto i nemici del Cinese, che con Umberto Ranieri criticano la scelta «isolazionista» della Cgil e ammoniscono: «Non si può ridurre un grande movimento all´azione di avanguardie esasperate».