La prova generale

06/10/2003


 
   





05 Ottobre 2003
POLITICA




 

La prova generale
Cgil, Cisl, Uil confermano lo sciopero generale su pensioni e welfare. Maroni perde le staffe
Dovranno cambiare I sindacati: quello del 24 ottobre sarà solo un primo momento. Maroni: «incendiano le teste». E Tremonti decide di attaccare Prodi


PAOLO ANDRUCCIOLI
Isindacati confederali confermano lo sciopero generale di quattro ore per il 24 ottobre prossimo, ma avvertono anche che la mobilitazione proseguirà fino a che il governo non decida di cambiare idea sulla riforma delle pensioni e in generale sulle politiche di welfare. In più, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, che ieri hanno partecipato alla manifestazione dei sindacati europei per un’Europa sociale, spiegano anche che il governo Berlusconi dovrà cambiare registro a proposito dei rapporti con le parti sociali, dato che i vari annunci di dialogo sociale sono naufragati miseramente e le decisioni sono state tutte unilaterali. Così si è conclusa ieri la riunione unitaria delle tre segreterie di Cgil, Cisl, Uil. L’incontro si è svolto in mattinata nella sede della Cgil, in corso d’Italia, dopodiché i sindacalisti si sono recati alla manifestazione e al comizio di piazza del Popolo, dove Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno ribadito tutte le ragioni dello sciopero generale e di una battaglia che si annuncia lunga e complicata. «Siamo pronti a proseguire la mobilitazione dopo lo sciopero generale del 24», ha detto Guglielmo Epifani, uscendo dalla sede della Cgil, dopo la riunione con Pezzotta e Angeletti. «L’esecutivo – ha spiegato il segretario generale della Cgil – dice che vuole dialogare, ma poi fa esattamente il contrario. Se continua così, è chiaro che non potrà avere un sindacato, degno di questo nome, che interloquisce con lui». Insomma su questi punti l’intesa tra Cgil, Cisl e Uil tiene, anche dopo i tentativi reiterati del governo e in particolare del ministro Maroni di dividere il fronte di lotta in difesa delle pensioni e del welfare. «Su questo tema – ha confermato anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti – non vedo differenze tra noi. Il governo intende il dialogo il fatto che ci spiega le sue decisioni». Anche il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, che ieri è riuscito a passare la prova della piazza subendo pochi fischi sparsi, ha ribadito in ogni suo commento e anche durante il comizio di piazza del Popolo, che il contegno politico del governo è stato in questo caso inqualificabile e perfino incomprensibile, visto che le posizioni sono cambiate di giorno in giorno e sono poi state smentite.

Anche nei comizi le dichiarazioni dei tre segretari generali sono state molto nette, decise, ma anche pacate al tempo stesso. Sono stati scelti i termini precisi per far capire al governo e soprattutto ai lavoratori qual è la sostanza della contestazione della riforma che produrrà un dramma sociale per milioni di persone e che rischia di mettere in gioco (con il Tfr ai fondi pensione e la decontribuzione) tutto l’equilibrio del sistema pubblico. Eppure, nonostante la scelta delle parole e i toni decisi, ma certo non arroganti, la presa di posizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil ha fatto saltare i nervi a parecchi esponenti del governo, a cominciare dal ministro Maroni e dal suo sottosegretario, Maurizio Sacconi. Il ministro aveva cominciato la giornata con una intervista molto aperta al Corriere in cui si ribadiva la volontà del governo di mantenere aperto il dialogo. Poi però con lo scorrere delle ore è stato un crescendo di nervosismi e di irritazione, fino a che il ministro Maroni è sbottato accusando i sindacati di incendiare le teste pericolose e di creare i presupposti per le azioni terroristiche. Il ministro ha fatto riferimento non a caso a Marco Biagi. «Spero solo – ha dichiarato il ministro del welfare – che non si ripeta la stagione che abbiamo visto all’inizio del 2002, con scioperi solo politici, con termini e parole inaccettabili, con qualcuno che incendia la piazza e magari incendia anche la mente di qualche pazzo squilibrato che poi decide di diventare un nuovo giustiziere». Parole, quelle del ministro, molto pesanti e che infatti sono state stigmatizzate da molti già ieri pomeriggio. Solo un esempio. Rosy Bindi: «Altro che dialogo sociale, questo è il governo dell’arroganza». Evidentemente, il ministro Maroni, di fronte alla risposta unitaria del sindacato contro il disegno del governo di colpire le pensioni, reagisce irresponsabilmente con le offese. Contemporaneamente il ministro Tremonti prepara il terreno per l’Ecofin di martedì e polemizza, guarda caso, con Romano Prodi: se il professore vuole una riforma più pesante, ce lo dica.

Intanto la Fiom ha deciso di spostare il suo sciopero per il contratto fissato per il 17 ottobre al 7 novembre per non sovrapporlo allo sciopero sulle pensioni. Lo ha deciso la Fiom praticamente all’unanimità, con un solo voto contrario e uno astenuto. Lo sciopero della Fiom per il contratto nazionale sarà di otto ore.