La protesta Dipendenti in sciopero: «Rischiamo la chiusura per disinteresse»

08/10/2012

Fnac, quando «il lavoro è un lusso» Tosi a Milano per incontrare i vertici

VERONA – Se «lavorare è un lusso». È rivolto, con una certa ironia, al multimilionario francese Frangois-Henri Pinault, proprietario, tra le tante cose, anche della catena Fnac, lo slogan scelto dai dipendenti del punto vendita di via Cappello. Un negozio presente da dieci anni in città, sempre frequentato, eppure dal destino quanto mai incerto. La vendita, forse, o, nel peggiore dei casi, la chiusura. Ed è proprio l`insicurezza su quello che potrà (sempre che ci sia ancora) essere il loro lavoro di qui ad un paio di mesi, ad aver portato un cinquantina (ovvero, quasi tutti) di lavoratori del negozio di libri, dischi ed elettronica in strada. Lo sciopero, il primo in assoluto per Fnac Verona, è stato indetto a livello nazionale dai sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil per tutta la giornata di ieri, con serrande abbassate da Torino a Palermo. Alla manifestazione di Verona, davanti agli scavi, è arrivato anche il sindaco Flavio Tosi che ha fatto sapere di avere in programma, per lunedì 15 ottobre, un incontro con i vertici di Fnac Italia, a Milano. «Con Fnac, Verona perderebbe un centro culturale importante per la città. ma l`emergenza è soprattutto il lavoro. Si parla di persone che hanno famiglia e che non possono essere mantenute nell`incertezza. Bisogna dunque capire cosa pensa di fare Fnac Francia: finora, dai contatti avuti non è emerso nulla». Tentano di capirci qualcosa anche i dipendenti. «Le prime avvisaglie le abbiamo avute a luglio – racconta una ragazza – quando è arrivata una lettera che avvisava della possibilità di ridurre le attività in Italia». «La verità – le fa eco un collega – è che il gruppo Ppr che fa parte a Pinault ha interessi altrove: come ad acquisire marchi di lusso (suo già Gucci e Bottega Veneta, ndr) mentre fa pagare alla "sorella povera", che sarebbe la Fnac. Non discutiamo le decisioni imprenditoriali, ma vorremmo avere chiarezza. Quella trasparenza specificata anche nello statuto dell`azienda, nata, peraltro dall`attivismo di un gruppo di socialisti». Eppure una soluzione, secondo quanti hanno aderito allo sciopero si può trovare: «Dieci anni fa, quando Fnac sostituì la Standa, i commessi vennero reintegrati con lo stesso contratto. Non sentiamo di avere meno diritti». Il gruppo, fanno sapere i manifestanti, gode di buona salute e anche i punti vendita italiani avrebbero retto bene alla crisi dei consumi degli ultimi anni. «Non c`è alcuna ragione che giustifichi la chiusura – sostiene Giorgio Falco della Filcams – Cgil se non il disinteresse totale del gruppo francese di investire nel nostro Paese». In tutta Italia, a rischiare il posto, sono circa 600 persone.