La proposta Vietti di riforma è equilibrata – di M.de Tilla

02/04/2003

ItaliaOggi
Numero
078, pag. 1 del 2/4/2003

di Maurizio de Tilla

La proposta Vietti di riforma è equilibrata. Necessario procedere alla costruzione di una confederazione di tutte le professioni

Le organizzazioni rappresentative delle professioni non possono perdere la grande occasione di una riforma, qual è quella suggerita dalla commissione Vietti, che parte dal basso con l’attribuzione del potere di elaborazione a un gruppo di lavoro nel quale tutte le componenti professionali sono presenti.

Ordini, casse, associazioni, sindacati rappresentativi di più di 1,7 milioni di professionisti hanno lavorato insieme alle associazioni delle professioni non regolamentate e sono riusciti a formulare un testo di riforma soddisfacente sul piano complessivo, anche se perfettibile mediante alcuni emendamenti ancora in discussione.

In proposito va osservato che quel che più preoccupa non è tanto il possibile miglioramento dell’elaborato quanto gli ostacoli e i tempi lunghi che potranno frapporsi a un celere iter parlamentare che prevedo irto di difficoltà per una molteplicità di fattori, non esclusi i progetti di legge concorrenti e il preannunciato disegno di alcune forze politiche teso a contrastare un progetto organico di rinnovamento delle professioni.

Bisogna tutti lavorare per superare questi ostacoli e mi sembra appropriato il suggerimento rivolto al gruppo di lavoro di spiegare e presentare in pubblico, a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, le linee guida del progetto che si appunta sui seguenti elementi fondamentali.

1) La fissazione di norme generali di regolazione delle professioni che, insieme alle disposizioni legislative dei singoli ordinamenti di categoria, costituiscono principi fondamentali che non possono essere modificati dalla concorrente legislazione regionale.

La ´Carta dei principi fondamentali delle professioni’ può costituire un freno a una legislazione regionale che ne ha già intaccato (v. legge regione Calabria e innumerevoli progetti regionali) le direttive generali con l’invadenza di poteri che tradizionalmente spettano agli ordini forensi o alla normativa civilistica (quali deontologia, qualità delle prestazioni, rapporti con i clienti ecc.).

2) La fissazione di un regime legislativo binario che, in parte, disciplina la materia con norme immediatamente vigenti e vincolanti e, in parte, demanda a decreti legislativi o a provvedimenti regolamentari la disciplina delle singole professioni e l’attuazione di principi regolatori dell’ambito delle attività professionali che possono esplicarsi anche in via sinergica e interdisciplinare.

Dalla previsione binaria può scaturire il celere ammodernamento, con decreto legislativo, di ordinamenti professionali che risalgono anche a 70 anni fa (vedi l’ordinamento forense). E non mi sembra peregrina l’idea di avviare, sin da ora, la predisposizione di un testo legislativo che consenta, subito dopo l’approvazione della legge di riordino, il varo delle riforme di settore che riguardano alcune professioni (specie in relazione all’accesso, alla formazione, al tirocinio, all’assetto istituzionale e organizzativo ecc.).

3) Il superamento dei contrasti interni con l’individuazione delle rappresentanze professionali e la previsione di partecipazione anche unitaria di ordini, associazioni e casse nell’espletamento di alcuni compiti di fondamentale importanza (formazione, polizze assicurative, servizi per le professioni).

Più segnatamente in materia di formazione è previsto che gli ordinamenti di categoria possano istituire scuole, organizzate dagli ordini anche mediante convenzioni e partecipazioni di amministrazioni pubbliche, istituti di formazione, casse di previdenza, sindacati e associazioni di professionisti.

4) L’individuazione delle modalità di esercizio della professione in forma societaria regolato dalla legge di riforma delle professioni e, ove non diversamente disposto, dalle norme che regolano le società in nome collettivo.

In particolare: l’amministrazione della società spetta ai soci professionisti e non può essere affidata a terzi; le società tra professionisti possono essere costituite nella forma di società cooperativa (tranne che per gli avvocati che hanno già una regolamentazione legislativa fissata dal dl 2 febbraio 2001 n. 96); sono esclusi i soci di mero capitale; è escluso il socio che è stato cancellato o radiato dall’albo con provvedimento definitivo.

Importante è la previsione che quando è consentito l’esercizio dell’attività professionale in forma associativa o societaria i redditi prodotti costituiscono redditi di lavoro autonomo e sono assoggettati alla contribuzione obbligatoria in favore dell’ente previdenziale di categoria cui ciascun professionista fa riferimento in forza dell’iscrizione obbligatoria al relativo albo professionale.

5) Finalmente un ordinamento professionale si fa carico degli aspetti previdenziali e fiscali dei professionisti.

Il progetto elaborato dalla commissione Vietti prevede la definitiva affermazione che gli enti previdenziali dei professionisti esercitano i compiti statutari e le attività previdenziali e assistenziali ai sensi dell’art. 38 della Costituzione in posizione di indipendenza e autonomia, normativa e gestionale, senza finanziamenti diretti o indiretti da parte dello stato. Le loro risorse professionali sono private e devono garantire l’erogazione delle prestazioni di competenza a favore dei beneficiari.

Sono assoggettati a contribuzione obbligatoria a favore dell’ente previdenziale di categoria tutti i redditi indicati negli ordinamenti di riferimento.

Sono in ogni caso assoggettati a contribuzione obbligatoria, anche in mancanza di specifica previsione degli ordinamenti di riferimento, i redditi derivanti dall’attività di amministratore, revisore e sindaco di società di enti svolta dai soggetti che sono tenuti a contribuzione nei confronti dell’ente di categoria.

6) L’obbligatorietà della copertura assicurativa per la responsabilità professionale con termini e massimali di copertura e previsioni disciplinari.

Le condizioni generali delle polizze possono essere negoziate, per i propri iscritti, da ordini, associazioni ed enti previdenziali privati.

7) L’individuazione puntuale e rigorosa delle condizioni e dei presupposti delle professioni regolamentate secondo principi di incidenza su interessi generali meritevoli di tutela, di esigenza di tutela dell’affidamento della clientela e della collettività, di rilevanza sociale dei costi derivanti dall’esercizio non corretto della professione.

L’elevata qualità della formazione e del tirocinio è stata individuata tra i requisiti per l’individuazione di una professione moderna e regolamentata.

8) È previsto che i professionisti iscritti agli albi al fine di favorire l’identificazione di specifici profili professionali (comprese le specializzazioni) possano costituire associazioni di categoria con compiti di promozione, formazione e aggiornamento professionale, senza però rilasciare attestati di competenza.

A queste associazioni possono ovviamente aderire solo gli iscritti agli albi anche in via interdisciplinare.

9) Si prevede il riconoscimento pubblico e l’organizzazione delle professioni che non risultano disciplinate da disposizioni legislative con l’individuazione delle soglie di rilevanza, soggettiva e oggettiva, che devono essere rispettate in relazione al settore economico di riferimento delle attività che riguardi prestazioni che hanno una connotazione qualificata dalle professioni di interesse generale.

Mi sembra, quella adottata dalla commissione Vietti, una formula appropriata che dà spazio alle nuove professioni che possono percorrere una via binaria: il riconoscimento come ordini o l’organizzazione in associazioni.

La procedura ministeriale prevede pareri consultivi del Cnel, degli ordini e delle associazioni professionali.

Mi sembra che, nel complesso, il progetto elaborato dalla commissione Vietti contemperi le diverse esigenze dei professionisti italiani che devono sempre più riflettere sulla necessità di costituire una confederazione generale di tutte le rappresentanze per dare forza unitaria al mondo delle professioni.

Maurizio de Tilla
presidente Adepp e Cassa forense