La proposta del «grande scambio»

30/05/2002




(Del 30/5/2002 Sezione: Interni Pag. 3)

retroscena
Roberto Giovannini

IL COORDINAMENTO DEL NEGOZIATO SARÀ AFFIDATO AL VICEPREMIER GIANFRANCO FINI
La proposta del «grande scambio»
Berlusconi vuole allargare il confronto a lavoro, fisco e Sud

ROMA
CONVOCAZIONE, convocazione», chiedevano da settimane i segretari di Cisl e Uil, e convocazione sarà. L´appuntamento è per domani pomeriggio, a Palazzo Chigi. Una giornata che si annuncia rovente, considerando che in mattinata il governatore di Bankitalia Antonio Fazio leggerà le sue «Considerazioni finali». Nella Sala Verde, intorno al tavolone, si ritroveranno tutti i rappresentanti di imprese e sindacati, insieme a Silvio Berlusconi e Gianni Letta, Gianfranco Fini – cui è stata affidata formalmente la regia del negoziato – Giulio Tremonti, Roberto Maroni e Antonio Marzano. Insomma, il governo giocherà le sue carte, con l´obiettivo di «inchiodare» il sindacato al tavolo della trattativa e congelare lo scontro sull´articolo 18 all´interno di un confronto più ampio. La proposta di merito prevede un problematico scambio tra lavoro e fisco: ancora non è stata definita, e c´è da giurare che fino all´ultimo minuto prima dell´ingresso di Cofferati, Pezzotta e Angeletti nella Sala Verde molte questioni resteranno ancora insolute. Anche perché le indicazioni sulle intenzioni dell´esecutivo fanno pensare che il negoziato potrebbe non riuscire nemmeno a decollare. Le linee di fondo di questa nuova fase del confronto sono quelle tracciate tre mesi fa da Gianfranco Fini: «togliere centralità» al tema delicatissimo della riforma della disciplina dei licenziamenti, annegando lo scontro sull´articolo 18 all´interno di un vasto negoziato. Una strategia che verrà realizzata persino nell´organizzazione del confronto: domani la seduta sarà plenaria, ma in quella sede il governo spiegherà che il confronto si articolerà su quattro tavoli negoziali, coordinati da un singolo ministro, che procederanno «in parallelo»: mercato del lavoro (gestito da Bobo Maroni), fisco (Giulio Tremonti), pensioni e ammortizzatori sociali (ancora Maroni) e Mezzogiorno (Antonio Marzano). Le eventuali intese scaturite in questi tavoli dovrebbero essere recepite sia all´interno dei provvedimenti di delega legislativa già all´esame del Parlamento (fisco, pensioni, lavoro), e successivamente nel Documento di programmazione economica e finanziaria, che verrà presentato a luglio, e poi nella legge Finanziaria 2002. I ministri si attendono che la separazione – anche «fisica» – dei tavoli contribuisca ad alleggerire il clima dei rapporti con Cgil-Cisl-Uil. Ma soprattutto, l´idea è quella di proporre un ampio scambio tra materie diverse, in grado di porre fine al clima di «guerriglia sociale» in atto da mesi, e di chiudere con un accordo di pace complessivo tutti i contenziosi in atto. Un «dare e avere», in cui i sindacati incasseranno più soldi sugli ammortizzatori sociali e sul fisco (oltre a un rinnovato impegno per lo sviluppo del Mezzogiorno), e in cambio dovrebbero accettare la decontribuzione delle pensioni per i nuovi assunti e soprattutto una modifica (sia pure circoscritta) dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Come ovvio, è proprio l´articolo 18 il punto più delicato dell´intera operazione. Il governo, allo stato delle cose, non ha nessuna intenzione di «spacchettare» la riforma della disciplina dei licenziamenti al di fuori della delega sul mercato del lavoro, in un disegno di legge separato. La delega continuerebbe così a contenere modifiche all´articolo 18, ma un cambiamento ci sarebbe: si pensa a ridurre l´ambito di applicazione della riforma, che cancella la reintegrazione nel posto di lavoro per chi è licenziato e la sostituisce con una indennità economica. L´obiettivo massimo dell´esecutivo è far digerire alle confederazioni due fattispecie: portare il livello di dimensione d´impresa sotto la quale non si applica l´articolo 18 a venti o trenta dipendenti (oggi quindici), e concedere la deroga alle imprese che emergono dal sommerso. Obiettivo medio: solo l´innalzamento della soglia. Obiettivo minimo: innalzare la soglia soltanto per le imprese del Mezzogiorno.
Difficile immaginare che – a meno di generosissime concessioni sul fisco o sugli ammortizzatori sociali – questo scambio possa essere accettato dalle confederazioni. Dalla Cgil, un autorevole (anonimo) commento: «Per quanto ci riguarda, la trattativa rischia di durare non più di 20 secondi». Anche in casa Uil un dirigente spiega che «senza lo stralcio delle modifiche dell´articolo 18 e una loro riduzione consistente il negoziato rischia di non partire». Preoccupato è anche un membro dell´ala «dialogante» del governo, come il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno. «Se non c´è un tentativo di arrivare a un grande accordo sul fisco, le pensioni e il Sud, oltre che sul lavoro – spiega Alemanno – c´è il rischio di andare incontro a un altro fallimento. E credo che lo "spacchettamento" delle norme sull´articolo 18 in un altro testo di legge sia assolutamente necessario».