La procura: quelle lettere non esistono

01/07/2002



29.06.2002
La procura: quelle lettere non esistono
di Adriana Comaschi


BOLOGNA – Adesso le lettere sono diventate sei. L’ultima, ha fatto sapere il direttore di «Zero in condotta», non è stata pubblicata perché strettamente personale e indirizzata a un’amica del professore. È solo l’ultimo veleno inutile di una vicenda oscura: quella delle missive scritte da Marco Biagi al presidente della Camera Pierferdinando Casini e al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi per chiedere la scorta e denunciare «le minacce di Sergio Cofferati». Cinque lettere consegnate da un anonimo alla redazione di un quindicinale storicamente vicino ai No global. Cinque lettere mai arrivate sulle scrivanie dei giudici che da tre mesi indagano sull’omicidio di Marco Biagi. «Quelle lettere sono inesistenti – ha detto ieri il Procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola – non vi è traccia nei computer esaminati dagli esperti». Parla, il giudice titolare di un’inchiesta ancora in corso sulla revoca della scorta a Marco Biagi, il giuslavorista assassinato il 19 marzo scorso. E scompiglia le carte in tavola a proposito delle lettere con cui Biagi denuncia la sua mancata protezione da parte delle autorità, pubblicate ieri sulla stampa locale e nazionale. Solo tre delle cinque e-mail in questione, infatti, sono in possesso dei magistrati. In nessuna compare un riferimento al leader della Cgil, Sergio Cofferati, su cui sempre nella giornata di ieri si sono scatenate le reazioni del mondo politico.
Prima precisazione: «Le lettere sono una novità anche per noi», quindi «escludiamo che possano essere uscite da questo ufficio o da organi di polizia giudiziaria». Infatti i testi delle e-mail, così come sono stati depositati agli atti, non coincidono con quelli pubblicati da Zero in condotta: «O sono parzialmente diversi, o sono del tutto inesistenti», non risultano cioè tra il materiale depositato dal consulente, incaricato di analizzare l’hard disk del computer su cui il professore conservava sia appunti personali sia di lavoro. Spiega il Procuratore: «Acquisite agli atti sono solo la lettera indirizzata, in data 1 settembre 2001, al Prefetto di Bologna Sergio Iovino, quella per il ministro del Welfare Roberto Maroni, inviata per conoscenza ancora al Prefetto, del 23 settembre, quella infine per il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Le prime due – specifica Di Nicola – sono sostanzialmente uguali a quelle pubblicate dalla stampa, quella inviata a Casini risulta diversa».
In che cosa, è presto detto: «Nella versione in nostro possesso non c’è alcun cenno al leader della Cgil». Nella lunga e-mail pubblicata da Zic, dopo aver invitato Casini a intervenire a un convegno da lui organizzato all’università di Modena, dove lavorava, Biagi chiede aiuto per la sua sicurezza personale. Tra l’altro dice: «Sono molto preoccupato perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura». Una frase ripresa in prima pagina da un quotidiano, del tutto assente per la Procura. Si tratta, fanno capire i Pm, di una lettera sostanzialmente diversa, in comune ci sarebbe il periodo a cui i due messaggi fanno riferimento, ma anche questo elemento non si può dire certo: la data, così come l’intera lettera acquisita dalla Procura è stata ricostruita a posteriori “scandagliando” il computer di Biagi. In generale, la versione in mano alla Procura risulta molto più breve, c’è l’invito al convegno di Modena, ma non molto di più.
Ancora: mancano, negli atti in possesso della Procura, le due lettere al sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, del 2 luglio scorso, e soprattutto quella indirizzata al presidente di Confindustria Stefano Parisi, sempre del 2 luglio. Un punto fondamentale, perché è proprio in quest’ultima che si trova il secondo passaggio “incriminato” sul leader della Cgil. Quello in cui Biagi scriverebbe, «non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale». La procura non ne ha mai preso visione. Eppure Parisi è stato interrogato dalla stessa Procura proprio pochi giorni fa, il 20 giugno. Possibile che si sia presentato per testimoniare delle minacce ricevute da Biagi, senza consegnare la lettera che aveva ricevuto dal professore? Nessuna rivelazione, ovviamente, da parte del Procuratore sui contenuti dell’interrogatorio. Insieme ai Pm si limita a concludere: «Agli atti non ci sono lettere che parlino di Cofferati». E aggiunge: «Naturalmente confronteremo il materiale in nostro possesso con quello pubblicato dalla stampa. Quanto a Cofferati, la nostra indagine è centrata sulla questione della scorta, quindi non vedo come possa coinvolgerlo, come del resto l’altra inchiesta in corso, quella sull’omicidio». Nessun motivo, quindi, di ascoltare il leader della Cgil. La procura ha comunque sequestrato il cd arrivato dalla fonte anonima alla redazione di Zic e nei prossimi giorni – hanno fatto sapere – potrebbero ascoltare il presidente della Camera Pierferdinando Casini.
Sono molti, insomma, i conti che non tornano. Il senatore Ds Guido Calvi, a capo del pool di avvocati incaricato dalla Cgil di occuparsi della questione, trova «stupefacente che siano solo tre le e-mail in possesso della Procura, avendo saputo che le lettere erano sicuramente molte di più». E aggiunge, «le lettere possono essere uscite solo da un luogo istituzionale – non certo dai destinatari, visto che sono arrivate tutte insieme – che le ha raccolte, e violando i suoi doveri le ha consegnate alla stampa: uffici giudiziari, di polizia», senza escludere nemmeno i servizi segreti. A mettere ordine nel groviglio delle rivelazioni potrebbe forse essere il memoriale dello stesso Biagi: un documento, in cui il professore metteva nero su bianco sia le minacce ricevute, sia i nomi di chi non lo aveva voluto proteggere.
Un atto d’accusa preciso, la sua esistenza era stata confermata persone molto vicine al giuslavorista.