La Procura accelera sul «fondo» di Billè

02/12/2005
    giovedì 1 dicembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA- Pagina 18

      Confcommercio – In Banca Esperia parte dell’extrabilancio

        La Procura accelera sul «fondo» di Billè

          Vincenzo Chierchia

            MILANO – La partita del «fondo del presidente», ossia delle risorse extra bilancio a disposizione (fin dal 1974) del vertice della Confcommercio, passa attraverso alcune Sgr, ossia le società di gestione del risparmio. È in questa direzione che si starebbero muovendo gli investigatori della Guardia di Finanza di Milano sotto la guida dei pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti.

            I magistrati milanesi avrebbero individuato in Banca Esperia la depositaria di una parte consistente del fondo del presidente di Confcommercio. L’istituto milanese vede tra i partner Mediobanca, Mediolanum e lo stesso presidente Stefano Preda. L’attenzione degli investigatori è stata attirata dal fatto che proprio da un conto presso questa banca (cui fanno capo due società, la Duemme Sgr e la Duemme hedge Sgr) sono transitati i 39 milioni di euro (si veda Il Sole-24 Ore del 29 ottobre) dell’assegno staccato da Sergio Billè (che non è stato raggiunto da nessuna contestazione formale da Milano) nei confronti della Magiste di Stefano Ricucci in occasione del compromesso per l’acquisto dell’immobile di Via Lima 51 a Roma, valutato 60 milioni.

            Cosa avrebbero scoperto i magistrati? I fondi depositati in banca Esperia, per un controvalore inferiore ai 100 milioni, sarebbero stati investiti in hedge fund, in gestioni patrimoniali e in fondi di Mediobanca; dunque, nessun utilizzo attraverso questo canale – almeno secondo le indiscrezioni – in titoli Bnl ed Rcs; in quest’ultimo caso 3 milioni di euro sarebbero arrivati da un conto acceso presso Paribas.

            Banca Esperia non sarebbe dunque l’unica realtà presso la quale sono state depositate le risorse extra-bilancio di Confcommercio che arrivano dai ristorni dei fondi di previdenza integrativa versati da quadri e dirigenti del commercio in base ai contratti tra la Confederazione e ManagerItalia.

            Sembra oramai assodato che la movimentazione complessiva di queste risorse superi e in maniera apprezzabile cento milioni di euro. Gli inquirenti che guardano dentro i conti di Billè, stanno da tempo cercando di capire a che titolo questo fondi sono intervenuti nell’ambito della scalata a Rcs o se siano intercorsi rapporti diretti con la Bpi di Giampiero Fiorani. E si sono anche chiesti quali siano i consulenti finanziari del vertice di Confcommercio visto che – si vocifera nei corridoi della procura milanese – «il fondo appare gestito con evidente strategia».

            All’interno della Confederazione è intanto iniziato il conto alla rovescia in vista dell’assemblea generale di bilancio del 21 dicembre che dovrebbe sancire l’ingresso ufficiale del «fondo» nei conti della Confederazione dal 2006. L’incontro però si annuncia anche come una verifica delle posizioni tra le varie componenti. Lunedì a Trento si riunisce la «Lega di Verona». costituita dai rappresentanti di una trentina di associazioni provinciali dei commercianti che in settembre hanno dato vita alla contestazione in Confcommercio. La tensione è alta perché finora, nonostante la nomina di nove saggi per far luce sulla gestione finanziaria e sulle problematiche organizzative, dal responsabile economico di Confcommercio Aldo Poli non sono arrivate indicazioni sulla consistenza e sul governo del «fondo» in questi anni. E qualche esponente di Confcommercio starebbe anche valutando l’opportunità di chiedere l’intervento del giudice per aver accesso ai documenti, invocando lo stesso statuto della Confederazione.