La priorità di Tremonti è lo scudo per il premier

18/01/2010

La priorità di Tremonti è lo scudo per il premierSono meglio di Obama, ma per ora io non faccio nulla. Questo il senso di una lunga intervista (due paginate piene) rilasciata ieri al Sole24ore da Giulio Tremonti. Nessuna novità sul piano delle notizie economiche, ma molti messaggi trasversali agli alleati di coalizione, ai sindacati, al mondo economico (sto con le imprese, non con le banche). Fino all’ultimo, importante «messaggio» finale. «Sarebbe grave se alla crisi economica si sommasse in Italia una crisi politica interna a matrice giudiziaria – dichiara Tremonti – Da millenni, dalla Bibbia in poi, i sistemi giuridici contengono in sé il principio dell’equilibrio, nessun sistema si esaurisce mai nell’assolutismo giuridico ». Ben 550 righe scritte fitte, per non dire nulla di nuovo e riproporre lo «scudo» giudiziario per il premier. Una vera «lenzuolata auto- celebrativa» attacca il responsabile economico delPd Stefano Fassina. Che mena fendenti pesantissimi. «A proposito di preveggenza della crisi e sobrietà del programma elettorale di Forza Italia – continua Fassina – il ministro dovrebbe ricordare che la Missione numero 2 indicava la ‘diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del Pil’, l’eliminazione dell’Irap, l’introduzione del quoziente familiare, la riduzione dell’Iva sul turismo e numerose altre misure di taglio delle tasse ». Di tutto questo per ora non si vede nulla.
BANCHE E FISCO

Tremonti parte dalle banche, messe all’angolo dal presidente Usa, per rivendicare «il primato della politica » sui mercatisti. Attacca il segretario al tesoro Timothy Geithner perché voleva «evitare i Parlamenti ». Sottace abilmente il fatto che in tutti i suoi provvedimenti il Parlamento è stato di fatto imbavagliato. Così il ministro del tesoro edifica di nuovo) la sua immagine di tutore dei deboli, per arrivare alla fine a mettere i suoi «paletti» sulle tasse.
A partire dai tempi. «A marzo c’è una vasta tornata elettorale – spiega – È un test politico importante, più o meno un referendum. Poi si apre un periodo di quasi tre anni di tregua elettorale. Il tempo delle riforme». Come dire: nessuno si aspetti novità prima del 2013. Naturalmente c’è la ragione etica per i tempi lunghi: la riforma sarà fatta «non in termini di avventurismo demenziale, ma di vero riformismo». Poi il quadro generale del Fisco che verrà. Nel Libro Bianco del ‘94 «non erano indicate le due aliquote («aggiunte» nel programma del 2001, ndr)», dichiara Tremonti. Insomma, sull’irpef c’è tutto da discutere. L’indicazione certa riguarda il «passaggio dalle persone alle cose»: più tasse sui consumi, meno sul lavoro. Qui arriva l’apprezzamento per la Cisl, che ha aderito all’idea, contro la «cittadella» del pensiero accademico.
CGIL

Ma l’ipotesi di un futuribile nuovo fisco non piace alla Cgil. «Si capisce è che il governo non ha alcuna intenzione di ridurre le tasse ai lavoratori, ai pensionati e alle famiglie in difficoltà nel corso dell’anno e con tutta probabilità neanche in quelli successivi – dichiara Agostino Megale – quando Tremonti ricorda che “chi va piano va sano e va lontano”, si dimentica che i salari e le pensioni nette non solo non vanno piano ma sono praticamente ferme da 15 anni». Discutibile anche l’annuncio sui paradisi fiscali nella Ue. «Denunceremo la cosa», dichiara. peccato che la sanatoria è già stata varata. Quanto ai conti macroeconomici, il ministro ricorda che l’Italia è un Paese ad alto debito, da finanziare con titoli su cui si abbatterà la concorrenza di quelli stranieri. Il pil è visto in ripresa a +1% già da quest’anno anche grazie all’efficienza delle «nostre imprese» pronte a recuperare quote di export.