La previdenza esplosiva

26/09/2003





 
   
26 Settembre 2003






 
La previdenza esplosiva
Le pensioni innescano la miccia sotto il governo, maggioranza divisa su tutto, riunione notturna tra Berlusconi e il ministro Maroni, notte frenetica anche per Tremonti sulla finanziaria. Rinviato a oggi l’incontro con le «parti sociali» già fissato per ieri , i sindacati avvertono: «il tempo scade», e preparano le lotte
CARLA CASALINI

Fanno tutto da soli: le
fucilate di Bossi sono il colpo d’avvertimento che non stanno più insieme, al governo, nell’ennesima crisi, sempre più grave. Ai sindacati non resta che aspettare: l’incontro «delicato e cruciale» che doveva avvenire ieri con le parti sociali sulle pensioni e sulla finanziaria, palazzo Chigi l’ha annullato mercoledì notte. Si parla di un rinvio a oggi per questo «tavolo», e per l’altro con Confindustria, mentre Berlusconi, rientrato a Roma insieme con Bossi, ieri sera si impegnava in un tête à tête col ministro Maroni, dopo l’annullamento del previsto vertice di maggioranza. L’innesco della miccia che brucia sotto il governo è la previdenza. Per forza, dicono dalla Cisl: evidentemente si sono accorti, in ritardo, che Tremonti li ha giocati tutti sulla riforma delle pensioni. Insomma, il fatidico 2008 che cancella le pensioni di anzianità come finora concepite e sposta a 40 anni di contributi versati il termine oltre il quale si potrà andare in pensione, e in mancanza lo allungherà fino a 60 e a 65 anni di età per donne, e uomini, non riguarda solo un milione di lavoratori (che pure sono tatni) – come evidentemente credevano, o facevano credere alcuni al governo.

Per chiarezza: non «tocca» solo chi di anzianità versata in soldi ne ha già accumulata tanta – coloro che avevano già più di 18 anni di contributi nel 1995, al tempo della riforma Dini – e godono del più favorevole sistema «retributivo». No, riguarderà anche i più «giovani», che all’epoca avevano meno anni di versamenti e che per legge, ingiustamente, furono spostati dentro la casella «sistema contributivo» (tanto paghi, tanto avrai), che difficilmente riusciranno a raggranellare pensioni anche solo decenti, per i lavori poveri, o discontinui.

«Ma quale milione, sono oltre 20milioni, tutti i lavoratori italiani, che verranno colpiti».

Dalla Cgil il responsabile economico Beniamino Lapadula insiste sulla «trattativa finta» che il governo propone al tavolo sulle pensioni, ancorché riesca ad apparecchiarlo prima di lunedì, quando ha annunciato l’approvazione contemporanea, nel consiglio dei ministri, e della finanziaria e della legge delega sulle pensioni.

«La manovra sulle pensioni è già decisa – sottolineano in Cgil – al G7 di Dubai il governo italiano ha già presentato la curva della spesa pensionistica, l’ha illustrata a tutti i grandi centri finanziari e alle agenzie di rating: dopo aver dato questa linea ai mercati, non può più tornare indietro». Dall’altra parte, nella maggioranza di governo, qualcuno insinua che, infatti, la proposta «alternativa» a Tremonti del ministro Maroni sia stata già bocciata dall’ agenzia di rating Standard and Poor’s (applicarla vorrebbe dire costringere il governo a sborsare altri soldi, per rassicurare gli investitori sul debito pubblico italiano).

Ma senza una soluzione diversa da quella del ministro dell’economia – ieri sera in attività frenetica coi suoi collaboratori per stendere il testo della legge finanziaria, finora celata dietro giochetti di numeri – rischia di unificarsi un fronte sociale quanto mai esteso contro la manovra del governo. Anche il sindacato di destra Ugl ha nel frattempo dichiarato inaccettabile «il monologo del governo» sulle pensioni.

«Il tempo sta scadendo», ha chiarito ieri il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, commentando il rinvio dell’incontro a causa delle divisioni nella destra: per il governo nel suo rapporto «non con la Cgil, ma con i lavoratori, i pensionati, il paese».

Il leader della Cisl Savino Pezzotta ancora dice: «speriamo che da questo rinvio esca qualcosa di buono»; e il segretario della Uil Luigi Angeletti spera in un «segno di ripensamento». Ma appaiono, le loro, più precisazioni formali, per lasciare il cerino scottante nelle mani del governo dal quale fino a ieri si sono lasciati compromettere, che non reali convinzioni.

«Noi non abbiamo cambiato posizione sulle pensioni», chiarisce infatti Pezzotta, e dalla segreteria Cisl Bonanni conclude, «siamo pronti allo sciopero generale con Cgil e Uil: le cose sono diverse da qualche tempo fa, adesso si discuterà non sul `se’ allo sciopero insieme, ma solo sul come e quando»; Baretta aggiunge che il governo deve anche prioritariamente rispondere «sull’inflazione», sui «tagli alle pensioni e le offese alla gente che lavora»: nell’attesa, «certo il clima di mobilitazione sta crescendo». Dalla Cgil rincarano, cifre alla mano, sui soldi che Tremonti ha sottratto «con le mani nelle tasche degli italiani».

Angeletti da ultimo lancia: «quel che si prospetta è una scenario in cui la pace sociale sarà solo un ricordo». Le organizzazioni del sindacalismo di base sono già all’opera: hanno avviato le procedure per proclamare lo sciopero generale.