La previdenza è sbilanciata

24/02/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
045, pag. 5 del 22/2/2003
di Teresa Pittelli


Il grido d’allarme è contenuto in uno studio diffuso dal ministero del welfare.

La previdenza è sbilanciata

Troppe risorse all’assistenza e non alle pensioni

L’Italia spende troppo per l’assistenza, e non per le pensioni. Tanto che la prima pesa sul prodotto interno lordo per quasi un terzo (27,5%), mentre le seconde rappresentano una spesa pari all’11,6% del pil. Il rovescio della medaglia dell’operazione di ´Riclassificazione della spesa pensionistica italiana’, volta a dimostrare che la spesa per pensioni (se depurata dalla voce assistenza) risulta in linea con la media europea, e pubblicata nei giorni scorsi dal sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla, è una spesa assistenziale ´eccessiva e incontrollata’, sicuramente fuori dalla media Ue, che è intorno al 24,5%. Secondo lo studio di Brambilla un simile livello di spesa ´non giova all’obiettivo di ridurre l’emarginazione sociale e ne blocca lo sviluppo, costringendo lo stato ad aumentare la pressione fiscale per fronteggiare le uscite, e a produrre nuovi guasti sociali, oltre che economici’. Un dato che, però, è costantemente sottostimato, a causa della tendenza a includere nella spesa per pensioni oneri che vengono ´camuffati’ da spesa previdenziale, ma che svolgono una funzione diversa, cioé di sostegno al reddito.

Lo studio ricorda, infatti, che la pensioni sono quella prestazione coperta, anche in maniera insufficiente, da contribuzione, a differenza dell’assistenza, sostenuta dalla fiscalità generale. Seguendo questo criterio, la spesa pensionistica va depurata da una serie di voci che vanno dal trattamento di fine rapporto, alle integrazioni ai trattamenti minimi e relative maggiorazioni, agli assegni ai nuclei familiari ai sussidi di disoccupazione, che (sulla base dei dati per il 1999) costano, nel complesso, circa 25 miliardi di euro all’anno a carico dell’Inps, l’istituto nazionale di previdenza (tfr escluso). In base a questa classificazione, l’assistenza passa da circa 17,7 miliardi di euro a quasi 44 miliardi (da1,6% al 4,5% del pil). Quello che lo stato spende per sostenere la disoccupazione da 4,5 miliardi di euro diventa 19 mila (da 0,4% a 1,76% del pil), mentre gli aiuti alla famiglia risultano, da 8,5 miliardi, ben 34 (da 0,9 a 3,18% del pil). Il dato più importante, secondo il rapporto, è rappresentato dalla funzione Ivs, cioé invalidità, vecchiaia e superstiti, che passa da un ´drammatico’ 17,1% che risulta dalla relazione generale del ministero del tesoro, al 12,6% di incidenza.

In seguito a questo scorporo, dunque, la spesa per pensioni passa dai due terzi della spesa totale (70,4%), a poco più della metà (51,7%). Una controprova della complessità e dei compiti di assistenza al reddito affidati al sistema pensionistico italiano sta nel fatto, sottolinea lo studio, che su circa 21,8 milioni di prestazioni pensionistiche in pagamento, i beneficiari risultano 16,8 milioni, vale a dire una ´pensione’ ogni 2,66 abitanti. Rientra nella ´classificazione sbagliata’, infine, anche l’integrazione a un milione disposta dalla precedente Finanziaria, che costerà circa 2,1 miliardi di euro solo per il 2002, e che ´sarebbe assurdo classificare come vecchiaia, quanto si tratta di lotta all’esclusione sociale’.