La previdenza da domani in discussione a Bruxelles

21/10/2002


 
LUNEDÌ, 21 OTTOBRE 2002
 
Pagina 17 – Economia
 
LA RIFORMA
 
Aumento dell´età pensionabile e possibile rivalutazione
 
La previdenza da domani in discussione a Bruxelles
 
 
 
Le proposte italiane all´esame della Commissione per le politiche sociali
 

ROMA – Liberalizzazione e aumento dell´età pensionabile; ma anche ritorno alla perequazione automatica (cioè alla rivalutazione) dei trattamenti previdenziali. Sono alcune delle proposte italiane per la riforma delle pensioni. Proposte contenute nella delega all´esame del Parlamento italiano e che da domani approderanno a Bruxelles, al vaglio di un organo consultivo della Commissione europea (come in un gioco di parole, l´organo si chiama commissione per le Politiche sociali). Il contributo italiano confluirà in un rapporto generale sulle strategie nazionali per i futuri sistemi pensionistici: prende corpo così l´ipotesi che la riforma pensionistica maturi in ambito comunitario, prima ancora che nazionale, come auspicato dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi. Il verdetto non sarà però immediato: la risposta alle proposte italiane è attesa per la prossima primavera.
La modifica del sistema previdenziale poggia, dice il documento italiano, sul bisogno di «adeguatezza, sostenibilità, modernizzazione» per l´intero settore. E così l´innalzamento dell´età lavorativa è uno dei «presupposti imprescindibili». Un passo da fare ma arduo. Principale ostacolo sono le incomprensioni con i sindacati sull´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (licenziamenti senza giusta causa), avvisaglia di una nuova guerra con le parti sociali.
Invece «il governo intende promuovere interventi riformatori mediante un ampio confronto con le parti sociali e senza l´assillo dell´emergenza», spiega nel documento il ministro del Welfare Roberto Maroni che riconosce alla riforma Dini il merito di «aver evitato il collasso del sistema». L´idea è quella di innalzare l´età media pensionabile da 58 a 63 anni attraverso meccanismi d´incentivazione al proseguimento dell´attività lavorativa. Il rapporto tra anziani e lavoratori attivi, di poco superiore a un quarto nel 2000, si avvicinerebbe infatti, con l´attuale sistema, ai due terzi a metà del secolo. L´evoluzione demografica comporterebbe poi una forte crescita del rapporto di dipendenza economica tra anziani che – da poco meno del 50% nel 2000 – arriverebbe al 64% nel 2020 e fino al 98% del 2040.
Il rapporto mette in evidenza come l´aumento della speranza di vita residua comporti una riduzione del periodo di godimento della pensione se si vorranno salvaguardare le condizioni di stabilità finanziaria dell´intero sistema previdenziale. Ipotizzando invece che la figura-tipo del pensionato diventi quella di un 65 enne con 40 anni di contributi versati, si riuscirebbero a mantenere gli stessi livelli di cui gode oggi un pensionato-tipo con 60 anni di età e 35 anni di contributi versati. Il tasso di occupazione dei lavoratori compresi tra 55 e 64 anni rimane uno degli aspetti più critici del mercato del lavoro attestandosi al 28%. Un livello sicuramente insufficiente se dall´attuale 55% del tasso di occupazione medio l´Italia vorrà raggiungere l´obiettivo europeo del 70. Negli ultimi anni è aumentata anche l´età media effettiva di ritiro dal mercato del lavoro passata da 57,4 anni nel ’97 a 59,4 del 2002. Ma il governo intende anticipare i tempi ed arrivare a un tasso di occupazione degli over 54 del 40% entro il 2005 «rivendendo e migliorando l´effetto degli incentivi al posticipo al pensionamento già introdotti dalla Finanziaria del 2002».