La “piovra dell’ambiente” ha scoperto l’archeomafia

06/03/2001

Logo Repubblica.it

Pagina 27
La "piovra dell’ambiente"
ha scoperto l’archeomafia

In 5 anni per le cosche giro d’affari di 120.000 miliardi
IL RAPPORTO

ANTONIO CIANCIULLO


ROMA – Negli ultimi cinque anni ha fatturato 120 mila miliardi di lire, più del capitale quotato in Borsa di un gruppo come l’Eni. Nello stesso periodo i suoi affiliati si sono triplicati. E’ l’ecomafia spa, un gruppo che non segue l’andamento altalenante della new economy né il progredire affannoso della vecchia economia: la fortuna delle cosche che si arricchiscono devastando l’ambiente è direttamente proporzionale all’arrendevolezza dello Stato in materia ecologica.
E’ questo il quadro che viene fuori dal Rapporto ecomafia 2001 reso noto ieri dalla Legambiente. Per un colpo che subiscono (14 per cento di flessione dell’abusivismo per via delle demolizioni simboliche del Fuenti e della Valle dei Templi) i clan mettono a segno dieci offensive: dal 1996 al 2000 sono stati censiti 43 mila reati ambientali (uno ogni venti minuti), denunciate 76 mila persone ed effettuati 22 mila sequestri.
Non è difficile indovinare dove: il 44 per cento dei reati si concentra nelle zone in cui più forte è la presenza dei gruppi della malavita organizzata: Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata. L’attività ecomafiosa devasta non solo l’ambiente ma anche le casse dello Stato: nel 2000 almeno 26 mila miliardi sono stati sottratti al mercato legale e sono finiti nei fondi occulti che vengono poi riciclati in altre operazioni illecite.
Tra i rami più produttivi dell’ecomafia spa va segnalato il mercato dei furti eccellenti. L’archeomafia ha fatto sparire 30 mila oggetti d’arte e reperti archeologici: 21 mila (per un valore di 260 miliardi) sono stati comunque recuperati e 1400 persone denunciate. Tra gli autori delle opere rintracciate dagli inquirenti appaiono nomi come De Chirico, Picasso, Giotto, Chagall, ma nella lista dei capolavori a cui si dà ancora la caccia figurano la "Natività" del Caravaggio, rubata a Palermo nel ‘69, e il "Ritratto di donna" di Klimt, trafugato a Piacenza nel ‘97. Più di 5 mila serigrafie, sequestrate dai carabinieri a Bari, stavano per essere immesse sul mercato da una società di telemarketing che contava di ricavare dall’operazione 11 miliardi. Un altro reperto proveniente da uno scavo clandestino a Cerveteri è andato ad arricchire la collezione del Metropolitan Museum di New York.
In forte espansione anche il racket degli animali. Combattimenti tra cani (15 mila di cui un terzo resta ucciso), corse clandestine di cavalli e commercio di specie protette fruttano 3.800 miliardi l’anno. Nonostante i sequestri che continuano a crescere (nel 2000 la Forestale ha bloccato alla frontiera 20 mila rettili, 85 pesci, 51 uccelli e 47 mammiferi) il settore si espande. In un’informativa del Sisde si precisa che le cosche ecomafiose dedite a quest’attività sono particolarmente radicate a Roma, Firenze, Taranto, Foggia e Veneto e che pitbull e rottweiler vengono imbottiti di cocaina per renderli più aggressivi durante i combattimenti.