La piattaforma per lo sciopero

26/10/2004

              martedì 26 ottobre 2004

              La piattaforma per lo sciopero
              Cgil, Cisl e Uil: no alla Finanziaria. Lo stop entro la fine di novembre

              Felicia Masocco

              ROMA È un documento di due pagine e mezzo la piattaforma su cui poggerà lo sciopero generale di quattro ore, con manifestazioni regionali, che Cgil, Cisl e Uil stanno preparando per novembre. La Finanziaria è bocciata e da rifare, è «iniqua» e non affronta le priorità del Paese.

              I sindacati ne indicano tre. Il rafforzamento del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni che non può passare attraverso il taglio delle tasse sul quale viene ribadita una netta contrarietà come pure avviene sul taglio generalizzato della spesa pubblica con il tetto del 2%; il rilancio dell’economia e soprattutto del Sud con il nuovo slancio da dare alle infrastrutture e agli investimenti; il rafforzamento del Welfare e delle protezioni sociali.


              La bozza è pronta, ieri ha avuto il sostanziale via libera delle segreterie confederali, oggi le ultime limature, quindi saranno Epifani, Pezzotta e Angeletti a ufficializzarla e a comunicare la data dello sciopero anche se, per incompatibilità di agenda, è difficile che i tre leader possano incontrarsi prima del 2 novembre. La giornata della protesta invece deve incastrarsi con alcuni importanti appuntamenti che vedono impegnate le confederazioni, a cominciare dal rinnovo delle rsu nel pubblico impiego (dal 15 al 19 novembre) e con lo sciopero della scuola (il 15 novembre). Senza contare il necessario preavviso per lo sciopero nei servizi pubblici. La data del 26 novembre sembra sfumata per indisponibilità della Cisl, è però certo che lo sciopero si farà entro il mese prossimo, il calendario si è così ristretto alla settimana che va dal 22 al 30 novembre.


              Il documento elaborato da Marigia Maulucci, Pierpaolo Baretta e Adriano Musi verrà inviato al governo con la richiesta di «un confronto che porti alla modifica della manovra». Si tratta di una sintesi, aggiornata, della piattaforma varata in marzo all’Eur (sulla quale si basò lo sciopero del 26 marzo) e delle considerazioni e proposte che i sindacati hanno presentato nelle recenti audizioni presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. Non è stato redatto per punti ed è imperniato sul severo giudizio che Cgil, Cisl e Uil danno alla manovra economica definita «inadatta, sbagliata e iniqua» quindi destinata a far danni sia sul fronte sociale che su quello economico e a non dare alcuna risposta alle emergenze del Paese.


              I sindacati non si limitano alle critiche e alle bocciature, ma avanzano sui tre capitoli una serie di proposte da finanziare con la lotta al sommerso e all’evasione fiscale e anche tirando il freno alle spese militari. La tassazione deve rimanere progressiva, la rimodulazione delle aliquote fiscali (siano esse due o tre) avvantaggeranno i redditi più alti, mentre è su quelli più bassi che bisogna intervenire: con la restituzione del fiscal drag e la parità di imposizione di base tra pensionati e dipendenti; ripristinando le clausole di salvaguardia, reintroducendo con valore retroattivo quella sul Tfr cancellata dal primo modulo della riforma fiscale; necessarie inoltre misure compensative per gli incapienti; va affrontato il tema della rivalutazione del potere d’acquisto delle pensioni. E vanno rinnovati i contratti, a cominciare dal pubblico impiego e dal trasporto pubblico locale che vedono il governo direttamente interessato. La leva fiscale può essere usata anche per favorire lo sviluppo del Sud, servono misure di vantaggio per le imprese che investono soprattutto in innovazione e ricerca. Il Welfare non va indebolito, una buona riforma degli ammortizzatori sociali non è più differibile, la copertura economica va prevista, e vanno fiscalizzati gli oneri contributivi del lavoro a più bassa qualifica. Al modello socio-sanitario va attribuita la valenza di investimento produttivo, non tagli quindi, ma l’adeguamento progressivo del Fondo sanitario alla media della spesa sanitaria europea. Cgil, Cisl e Uil contrastano la politica di contrazione dei servizi sociali e sanitari attraverso il taglio delle risorse agli enti locali.


              Su queste ed altre proposte i sindacati chiedono si incontrare l’esecutivo. Non i soliti «tavoli» – peraltro promessi e non avviati – ma un confronto vero «per cambiare la manovra economica». Se questo non sarà possibile (e sono davvero pochi a credere ad un ravvedimento da parte dell’esecutivo), sarà il quinto sciopero generale contro il governo Berlusconi, il secondo di quest’anno.