La paura c’è, ma non frena i consumi

01/10/2001

Il Sole 24 ORE.com


    Dal sondaggio Prometeia per «Il Sole-24 Ore» emerge che nel nuovo clima di incertezza i comportamenti di acquisto tengono bene

    La paura c’è, ma non frena i consumi
    Se la guerra è la nuova paura degli italiani, sui consumi delle famiglie non pare, per ora, che stiano soffiando venti di sconvolgimento: anche i più allarmati, mettono in conto, al massimo, di ridurre o di rimandare le spese. E, benché sia opinione diffusa che la tensione internazionale possa pesare sull’economia del Paese nel suo complesso, meno forti sono le preoccupazioni per la situazione personale: anzi, una famiglia su due pensa che le sue "finanze" nel 2002 non subiranno scossoni e oltre 8 su cento prevedono addirittura un miglioramento. Sono queste le indicazioni che emergono dalla ricerca realizzata da Prometeia per «Il Sole-24 Ore» per inviduare gli orientamenti economici delle famiglie nel clima di incertezza all’indomani della strage di New York. Le paure. Lo scatenarsi di una guerra generale è la preoccupazione principale per quasi il 57% degli italiani, ma solo il 20% teme un conflitto che coinvolga il Paese in modo totale o anche solamente da vicino. Resta un buon quarto di intervistati che – secondo la ricerca – al primo posto mette altri motivi di allarme, motivi che peraltro si innestano su un trend congiunturale non favorevole se non negativo: la possibilità di una crescita dei prezzi, la crisi della Borsa, la riduzione del reddito familiare, problemi con il lavoro. Le paure per l’economia. Guerra o non guerra, sul fatto che l’attuale clima di tensione di internazionale possa nuocere anche all’economia del Paese nel suo complesso, sono quasi tutti d’accordo. Tuttavia, solo un quinto degli intervistati pensa che tali conseguenze possano essere molto gravi: il 60% si è limitato a un «abbastanza negative». E c’è addirittura un buona quota di persone (15%) che prevede effetti «scarsamente rilevanti» o addirittura nulli. Le paure per il privato. Meno panico se dal quadro internazionale si scende nella sfera privata. A temere che le proprie condizioni economiche possano essere fortemente penalizzate dall’attuale crisi è meno di una famiglia su dieci (9,8%), mentre per quasi quattro su dieci (37%) le conseguenze saranno al massimo «abbastanza negative». L’altra metà di intervistati si suddivide quasi equamente tra i totalmente tranquilli («nessuna conseguenza», 20%) e i poco preoccupati («conseguenze scarsamente rilevanti», 29%). I consumi. I timori per la guerra sono del resto altra cosa – sottolineano i curatori della ricerca di Prometeia – rispetto ai mutamenti o ai propositi di cambiamento dei consumi: perché si modifichi atteggiamento è necessario che le preoccupazioni diventino concrete. E ciò può avvenire o attraverso eventi nelle variabili economiche che influenzano i consumi (per esempio, un licenziamento che riduce il reddito) oppure attraverso modificazioni nelle aspettative (il timore di licenziamenti futuri che porta a tagliare gli acquisti). È vero che il sondaggio ha messo in luce percentuali statististicamente rilevanti che indicano un mutamento degli atteggiamenti di consumatori; queste quote, però, sono ancora abbastanza ridotte. Per tutti i settori presi in considerazione (dall’alimentazione al tempo libero), i tre quarti circa delle famiglie italiane non pensano assolutamente di intervenire sui loro comportamenti di spesa (si veda il grafico). Fanno eccezione viaggi e vacanze: in questo caso solo il 60% degli intervistati ha risposto di non avere assolutamente intenzione di ricalibrare la propria spesa. Il tipo di cambiamento. In ogni caso, "modificare" i comportamenti di spesa familiare, può voler dire molte cose: si può decidere di tagliare i propri consumi, ma anche di sostituirli, dilazionarli, rimandarli o anche di aumentarli. E, così, anche tra chi prevede una modifica dei consumi "turistici" (16%) prevalgono quanti che mettono in conto semplicemente di rimandarli a tempi migliori (quasi la metà di chi ha dichiarato intenzioni di intervento). Stessa indicazione anche per gli acquisti d’auto, il settore più colpito dopo i viaggi, da un probabile cambiamento dei consumi: la quota di chi pensa solo di posticipare l’acquisto arriva al 64 per cento. Diverso il caso del sistema moda: sette famiglie su cento pensano di intervenire sul guardaroba. E, di queste, quasi il 45% ha messo in preventivo un taglio.
    Rossella Cadeo
    Lunedí 01 Ottobre 2001
 
 
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