La partita resta aperta soprattutto nel commercio

31/07/2012

Le novità riguardanti il contratto di associazione in partecipazione stanno facendo sentire i loro effetti soprattutto per le realtà commerciali che gestiscono più punti vendita. La legge 92/2012, avendo introdotto il tetto massimo di tre associati con apporto di lavoro per medesima attività, sta mettendo in difficoltà alcuni operatori che utilizzavano questa soluzione. Nelle scorse settimane la Nidil-Cgil aveva sottolineato la corsa delle aziende alla certificazione dei contratti, possibile fino al i8 luglio, data di entrata in vigore delle nuove regole, al fine di mantenere in essere i rapporti. Nei giorni scorsi il sindacato ha registrato il licenziamento da parte di «Poltronesofà» di tre dipendenti che non hanno accettato di avallare la certificazione, ma anche l`assunzione a tempo indeterminato degli associati da parte di «Tracks Retail», operatore attivo in ambito commerciale. Secondo i dati diffusi dal sindacato, nel 2010 erano qua- si 52.500 gli associati in partecipazione iscritti alla gestione separata dell`Inps, la maggior parte dei quali attivi come commessi nei negozi, in particolare presso catene gestite direttamente da marchi più o meno noti o reti in franchising. Una pratica, quella di ricorrere alla formula dell`associazione in partecipazione che il sindacato ha denunciato quale sistema di elusione del lavoro dipendente a cui si ricorre per ridurre il costo del lavoro. In base alle tabelle salariali del terziario, la retribuzione minima per un settimo livello è di 1.18o,6o euro, mentre i dati Inps dicono che il reddito medio annuo degli iscritti alla gestione separata ammonta a 8.919 euro. Quanti saranno i lavoratori toccati nel bene o nel male dal nuovo quadro normativo, però, è difficile stimarlo con esattezza perché, a fronte degli oltre 5omila iscritti all`Inps, sul fronte imprenditoriale il fenomeno viene ridimensionato. «In passato – osserva l`avvocato Valerio Vallefuoco, consulente giuridico di Confimprese, che riunisce 96 imprese di cui46franchisor – l`associazione in partecipazione è stata utilizzata nel settore del commercio nella sua accezione originale di partecipazione agli utili e alle perdite. Negli anni più recenti c`è stato un abuso di questo istituto per ridurre íl peso previdenziale dei lavoratori, ma la magistratura del lavoro l`ha sanzionato. Di conseguenza c`è stata una graduale riduzione dell`utilizzo generalizzato dell`istituto». Confimprese sottolinea che le aziende utilizzano principalmente il contratto di apprendistato per l`ingresso nel mondo del lavoro. «Nel nostro mondo – afferma Elvira Massimiano, responsabile welfare di Confesercenti – non è una formula molto utilizzata». Gli oltre 5omila iscritti all`Inps, insomma, sembrano non trovare riscontro nei fatti, ma tra i piccoli esercenti c`è chi racconta come, fino a qualche anno fa, in fase di affiliazione a un franchisor la formula dell`associazione in partecipazione venisse proposta come "standard" e che oggi, anche quale effetto della crisi, il passaggio a contratti subordinati con relativi aumenti di costi mette a rischio la sopravvivenza dell`attività. Di certo imprese e sindacato, da posizioni di partenza diverse, concordano sul fatto che il limite di tre associati introdotto dalla riforma avrà pochissimi effetti sulle piccole realtà: per le prime, infatti, il fenomeno è marginale; per il secondo perché nei piccoli punti vendita in franchising, dove l`associazione in partecipazione viene ancor oggi utilizzata, difficilmente si arriva ad avere più di tre collaboratori oltre a eventuali familiari. Tuttavia la legge ora costituisce un elemento in più per
combattere gli abusi, come spiega Roberto D`Andrea, segretario Nidil-Cgil: «L`attività di commesso in quanto tale non può essere inquadrata con il contratto di associazione. Mentre in passato facevamo riferimento alle sentenze della Cassazione a sostegno del fatto che il lavoratore non aveva visto il rendiconto e aveva fatto un`attività meramente esecutiva, ora è la legge che esplicita quanto contenuto nelle sentenze e quindi il riconoscimento della subordinazione potrebbe essere più facile».