La partita comincia adesso – di Massimo Luciani

05/07/2002



LA PARTITA COMINCIA ADESSO

 5 luglio 2002

 di Massimo Luciani

LA legge sul conflitto di interessi, dunque, è pronta. Certo, non ancora approvata da entrambi i rami del Parlamento, ma già pienamente definita nei suoi contenuti, visto che sembra altamente improbabile che alla Camera si possa avere qualche sorpresa.

Il testo licenziato dal Senato è assai diverso da quello originariamente presentato dal governo, che è stato migliorato, indubbiamente, per moltissimi profili. Nonostante i miglioramenti, però, non è il caso di indulgere all’ottimismo sui risultati della futura applicazione della legge: ormai da tempo è chiaro che il problema del conflitto di interessi non si può risolvere a posteriori stabilendo incompatibilità o sottoponendo a nuovi controlli gli atti di governo, ma soltanto a priori definendo un preciso e completo regime dei casi di ineleggibilità.

Né nella scorsa legislatura né in questa, però, si è avuta la volontà politica di prestare attenzione a tale diversa questione, che sarebbe stata – invece – veramente decisiva. Il problema, quindi, prima ancora che nella nuova legge, sta nella lontana normativa del 1957, nella parte in cui regola l’elettorato passivo con norme palesemente invecchiate. Una ragione in più, questa, per non sollecitare il capo dello Stato a rinviare alle Camere la legge sul conflitto di interessi e per assicurargli la massima serenità di giudizio (senza contare che il presidente Ciampi, scrivendo al governo in occasione dell’adozione della nuova normativa sul patrimonio dello Stato, ha dimostrato che esistono anche strumenti più flessibili del rinvio, per mettere in luce gli eventuali difetti di una legge).

Quale che sia il giudizio che si dà su questa legge, comunque, è difficile non concordare almeno su un punto: che la disciplina del conflitto di interessi tocca il grande tema del rapporto tra esercizio del potere politico e processi di formazione del consenso, che è cruciale per ogni sistema di governo. Se è così, però, si deve essere d’accordo anche sul fatto che proprio i processi di formazione dell’opinione pubblica e del consenso soffrono, nel nostro paese, distorsioni sconosciute in altre democrazie mature. Ancora non abbiamo una disciplina sufficientemente rigorosa della presenza dei privati nel sistema radiotelevisivo. Ancora non hanno trovato ascolto, da parte del legislatore, i ripetuti moniti della Corte costituzionale. Ancora abbiamo un assetto che non garantisce appieno il pluralismo delle emittenti private, accanto alla concessionaria pubblica.

E’ quasi derisorio dire che un intervento serio sul sistema radiotelevisivo è urgente, visto che lo era già da moltissimi anni e che ben poco, invece, è stato fatto. Non può essere taciuto, però, che l’urgenza è diventata ancora più pressante una volta che si è scelto di regolare il conflitto di interessi, perché il solo fatto di aver agito su questo terreno presuppone la consapevolezza del problema complessivo e la necessità (per coerenza) di non fermarsi alla prima stazione. Il tema, insomma, è pienamente all’ordine del giorno. Sta alla maggioranza dimostrare di saperlo e di volerlo affrontare e all’opposizione di essere capace di incalzarla se resterà inerte, chiedendo anche l’appoggio dell’opinione pubblica.

La legge sul conflitto di interessi, insomma, non chiude, ma apre la partita. Sul risultato finale, però, nessuno può azzardare pronostici.