La parata dei giovani senza diritti scalda i motori

30/04/2004
 
   
30 Aprile 2004




 


La parata dei giovani senza diritti scalda i motori
Milano come Barcellona, Palermo come Helsinki. Domani l’Euromayday, tra videointerviste e sound system
I devoti di San Precario Sono ragazzi, lavorano da McDonald’s o in call center. Domani in corteo da Porta Ticinese, a Milano

GIORGIO SALVETTI


MILANO
Flexsicurity per tutt*. Un asterisco che significa: per tutte e tutti, precari e cognitari, da Milano a Barcellona, da Palermo alla Finlandia, mediattivi e radioattivi o semplicemente troppo attivi a tutte le ore per quattro soldi senza futuro né diritti. È ora di muoversi. Domani è san Precario. Dal suo carro, preceduto da centinaia di anarcociclisti di Critical mass, annuncia la sua quarta venuta seguito da almeno sessantamila lavoratori veri. Se fate fatica a decodificare il verbo del santo forse siete troppo vecchi e garantiti. Perché al di là della terminologia da new technology di una generazione spersa tra infinite reti virtuali e non, la Euromayday Parade 04 – domani a Milano si mette in marcia alle 15 da porta Ticinese – in soli quattro anni è cresciuta a dismisura. I proseliti sono passati da 5.000 unita agli oltre 50 mila dello scorso anno e la festa è diventata la più autentica manifestazione nazionale del primo maggio, con buona pace di chi resta a casa con lo sguardo smarrito e passivo davanti alla falsa diretta del concerto di San Giovanni, evangelista e patrono di sindacati confederali, brand multinazionali e major discografiche. La Euromaydaparade 2004 è tutta un’altra musica. Sparata dai sound system di oltre 40 carri carnevaleschi, rimbalza di pc in pc, tra telefonini e satelliti che connettono storie precarie dalle strade di Milano fino all’altra parata flessibile che va in scena contemporaneamente a Barcellona, dalla Sud Mayday Parade di Palermo al primo maggio di Dublino e Helsinki.

Quest’anno la Mayday milanese è stata concepita più che mai nazionale ed europea, a partire dai briefing preparatori fino a perdersi negli streaming audio e video, collegamenti senza fili in tempo reale che permetteranno a tutti di raccontare la propria esperienza quotidiana in equilibrio tra un contratto interinale, una cassa di un supermercato e l’impossibilità di ottenere pochi spiccioli di credito.

Alla processione sono attesi migliaia di pellegrini che giungeranno a Milano dalla Francia, dalla Slovenia e da mezza Europa proprio nel giorno in cui la Comunità europea si allargherà a est, ma senza aprire le porte ai migranti dell’est. Durante la marcia circoleranno telecamere per videointerviste e flyer sgargianti – cartoncini colorati – con un numero di telefono a cui mandare sms, non si nomina nessuno (non siamo in tv) tranne se stessi e i messaggi finiscono direttamente su Internet via pinp, un marchingegno tecnologico inventato da alcuni precari australiani. Sul sito www.euromadyparade.org è già in marcia una netparade in cui ognuno può reinventarsi la propria identità precaria alla Mayday (in rete gli omini in parata sono già 7000) mentre chi è meno mediattivo può dilettarsi con giochi da tavolo alternativi a monopoli: Precariopoli e Puttanopoli. La festa non virtuale si snoderà invece da Porta Ticinese fino al Castello Sforzesco e si concluderà di notte con il sabbah precario: nessun palco, tutti performer, tra improvvisazioni musicali, media center e spettacoli.

Sarà primo maggio dalle prime luci del mattino, con alcune incursioni davanti a Esselunga e McDonalds. Chainworkers, Cub, SinConbas, Cobas, centri sociali e ognuna delle componenti che ha organizzato la Mayday si premurerà di «adottare» e picchettare quelle catene che peggio strapazzano i loro lavoratori.

Finita la festa, san Precario resterà coi piedi per terra. «Domani è la giornata del protagonismo del precariato per evidenziare l’esistenza di un nuovo soggetto sindacale, politico e sociale che ormai si insinua ben oltre i call center fino a intaccare anche i lavoratori più garantiti e non deve esaurirsi in un evento ma deve trasformarsi in un’azione continua», spiega (e spera) Walter Montagnoli della Cub. Per questo è già pronta una «Magna Charta» del precario da portare a Bruxelles. E la guerra? «La Mayday è la giornata del precariato – precisa Luciano Mulhbauer, SinCobas – ma non dimentichiamo certo la pace e chiederemo come abbiamo sempre fatto il ritiro delle truppe dall’Iraq».