La paralisi dei Parchi frena il boom dell’eco turismo

09/05/2005
    domenica 8 maggio 2005

    TURISMO – pagina 18

    La paralisi dei Parchi
    frena il boom dell’eco turismo
    Inutilizzati 142 milioni Il Governo taglia i fondi

      VINCENZO CHIERCHIA

      MILANO • Per l’industria turistica italiana il sistema dei parchi naturali è una risorsa ancora tutta da sviluppare: le difficoltà amministrative di fatto paralizzano l’attività di molti enti.

      La Federparchi ( che ha appena siglato accordi di promozione con Enit e Ice) stima 469 enti gestori per 23 parchi nazionali, 127 parchi regionali, 23 aree marine protette e 500 riserve naturali. Si tratta — rileva Amedeo Ottaviani, presidente Enit — di un sistema che abbraccia una superficie pari al 12% del territorio nazionale ( 2.700 comuni), con un fatturato turistico di circa 5 miliardi di euro, almeno 30 milioni di visitatori l’anno (+ 4% in media, mentre il settore nel complesso è in crisi). Il fatturato è il 7% circa del giro d’affari totale del turismo in Italia.

      Un’indagine effettuata dal gruppo Ds alla Camera e consegnata alla commissione Ambiente denuncia però che dei 23 parchi nazionali due non sono stati neppure attivati, otto sono senza presidente, sei non hanno consiglio direttivo e solo tre hanno un direttore incaricato; inoltre ben sei parchi sono in gestione straordinaria e quattro hanno come commissario la stessa persona, il direttore del servizio conservazione natura dell’Ambiente, Aldo Cosentino. L’indagine ( che usa spesso il termine " parcopoli") segnala poi le tensioni continue tra Regioni e Governo su commissariamenti e gestione dei parchi ( caso emblematico quello dell’Arcipelago toscano), e il progressivo prosciugamento dei fondi a disposizione degli enti: 10% negli ultimi due anni.

      Una ricognizione fatta dal Governo e inviata in Parlamento sottolinea lo stato grave della gestione dei Parchi nazionali, che hanno accumulato
      (come denuncia la stessa commissione Ambiente della Camera) risorse non utilizzate per oltre 142 milioni in tre anni. «Il Parlamento ha ridotto i fondi » ribattono al ministero dell’Ambiente, ma si ammette (nella relazione al Parlamento) che il contributo ordinario consente ai Parchi solo la gestione ordinaria. In queste condizioni è diffile immaginare un rilancio per il turismo. Il sistema italiano dei parchi è ancora povero di strutture ricettive di qualità (poche centinaia appena e non specializzate, mentre abbondano gli alloggi privati), mentre il movimento turistico si basa in buona parte sull’escursionismo giornaliero (stime Mercury). Secondo il Rapporto Ecotur almeno metà delle visite nei parchi sono senza pernottamenti, mentre in altri Paesi
      (Spagna, Usa e Sudafrica) il turismo naturale è una risorsa di elevato apporto sul Pil.

      Le potenzialità ci sono. La Banca mondiale ha sostenuto numerosi progetti di eco turismo, l’ultimo in Albania ( Butrint). È sceso in campo il gruppo Enel che valorizza a fini di turismo scolastico/ ambientale le aree intorno agli impianti energetici. Wwf e Legambiente gestiscono strutture e viaggi ad hoc. Il Cts ha fatto un accordo con l’Ambiente. La Lipu ( protezione uccelli) ha siglato un’intesa con Coldiretti e sviluppato una quarantina di poli eco turistici, il centro pilota è a Parma ( Torrile), come sottolinea il direttore Elena D’Andrea.

        Sul Delta del Po sta decollando un laboratorio internazionale per il birdwatching. Alpitour è capofila tra i tour operator. E gli operatori esteri guardano con sempre maggior interesse all’Italia ( nota il rapporto Ecotur), ma si scontrano con una situazione paradossale.