La pace arriva sabato a Roma

09/04/2003



              mercoledì 9 Aprile 2003

              La pace arriva sabato a Roma
              Appello no war: «cessate il fuoco»


              Confermati slogan e piattaforma della manifestazione nazionale di sabato 12 aprile a Roma, dove sono attese centinaia di migliaia di persone per accerchiare simbolicamente i «palazzi della guerra». Dieci treni speciali e centinaia di autobus da tutta Italia, e una grande mobilitazione del mondo cattolico. Ci saranno Cgil e social forum, disobbedienti e ong, e tutti i partiti d’opposizione, compresi Ds e Margherita. Ma i pacifisti avvertono: «non vogliamo chi tifa per gli Usa o per Tony Blair»

              ANGELO MASTRANDREA

              ROMA
              Non sarà «una manifestazione di testimonianza, ma di resistenza attiva», quella che sabato vedrà centinaia di migliaia di persone circumnavigare, da piazza della Repubblica al Circo Massimo, l’intero centro cittadino. Otto chilometri di corteo e un simbolico accerchiamento ai «palazzi della guerra», le ambasciate inglese e americana nonché le sedi istituzionali italiane, per ricordare ancora una volta che la maggioranza degli italiani, il 69 per cento secondo gli ultimi sondaggi, è contraria a questa guerra «senza se e senza ma» e lo svolgersi del conflitto non ha per nulla mutato le opinioni sul campo. Del resto, le immagini di una guerra mai così raccontata (come dimostra l’alto numero di giornalisti uccisi) sono piombate quotidianamente nelle case degli italiani con tutto il loro carico di orrore e hanno consolidato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, l’opinione diffusa che di tutto si tratti tranne che di una guerra «di liberazione». Di tutto ciò ne è consapevole il comitato Fermiamo la guerra, che nel giro di pochi giorni è chiamato a organizzare treni speciali e autobus da ogni dove per la prima manifestazione nazionale da quando è scoppiata la guerra. Una manifestazione, quella di sabato, che segue venti giorni di mobilitazione straordinaria in città e paesi, fatta di cortei cittadini o di quartiere, fiaccolate e blitz a sorpresa, azioni di boicottaggio e occupazioni universitarie. Eppure, si lamenta Raffaella Bolini, «se le immagini dei cortei sono passate sui tg, le trasmissioni di approfondimento non ci chiamano per sentire anche le nostre opinioni, e invece invitano generali» che non si capisce chi rappresentino al di fuori di se stessi. Per questo «la partecipazione è uno degli strumenti più potenti che abbiamo», ed essere in tanti sabato in piazza sarà importante per dimostrare che la superpotenza pacifista è lungi dall’essere sconfitta. Anche perché il movimento
              no war non pensa affatto che la «guerra infinita» si concluda con la presa di Baghdad, ma tutt’altro. Una volta caduto il regime ci saranno da affrontare i problemi legati alla ricostruzione, al governatorato in «stile coloniale» che dovrà gestire il dopo-Saddam, al ruolo dell’Europa e delle Nazioni unite, alla destabilizzazione in Medio Oriente che potrebbe colpire anche Siria e Iran, al conflitto israelo-palestinese. Senza contare il cosiddetto fronte interno, legato all’atteggiamento del governo Berlusconi e al ruolo che l’Italia svolgerà nel dopoguerra. Questioni che i pacifisti stanno affrontando con alcune richieste ai governi e, più concretamente, con gli aiuti raccolti dal Tavolo di solidarietà delle ong, vero e proprio «braccio operativo» del movimento che rifiuta qualsiasi forma di assistenza dai governi belligeranti e che ha già consegnato le prime 130 tende per l’allestimento di un campo profughi a 70 km da Baghdad, installato una centralina di potabilizzazione dell’acqua ed è in attesa di partire da Amman con un convoglio di aiuti. Sul fronte delle richieste ai governi parla invece Flavio Lotti della Tavola della pace: «chiediamo al parlamento e al governo italiano, e all’Unione europea, di non cedere alla legge del più forte e di mettere fine alla violazione in corso della legalità internazionale; di fare ogni sforzo perché sia l’Onu e non altri a ricostruire la pace salvaguardando l’integrità territoriale dell’Iraq e assicurando che il petrolio iracheno sia utilizzato dagli iracheni; che l’Italia non sostenga in alcun modo i piani di chi intende insediare un governo coloniale in Iraq». Sullo sfondo, la campagna per far sì che la futura Costituzione europea includa il ripudio della guerra.

              E’ per tutti questi motivi che la piattaforma e le parole d’ordine della manifestazione non cambieranno a seconda degli eventi, e il corteo sarà aperto da uno striscione sul quale sarà scritto semplicemente «cessate il fuoco». Parole d’ordine tanto semplici quanto «nette e precise», spiega Piero Bernocchi dei Cobas, tanto da escludere «chiunque faccia il tifo per gli Usa o per Tony Blair». E qui il riferimento a Rutelli e Fassino, pur se mai nominati, è abbastanza evidente: «non li cacceremo via, ma di sicuro non saranno in sintonia» con la manifestazione, è l’avvertimento. Vittorio Agnoletto preferisce invece utilizzare una metafora medica per rappresentare un «movimento che rappresenta il cuore che batte» della società, e che «se cessa di battere è la catastrofe». Per fortuna le mobilitazioni degli ultimi mesi dicono il contrario, e Agnoletto mette in evidenza come sabato prossimo si manifesterà anche a Brescia contro la fiera delle armi leggere Exa e per la difesa della legge 185 del `90 sul commercio di armi, e come venerdì sarà una giornata dedicata al boicottaggio della Esso, mentre sarà lanciata una campagna di obiezione fiscale alle spese militari.

              Finora, nonostante la «non disponibilità aperta» di Trenitalia, sono dieci i treni speciali organizzati, e si pensa che difficilmente riusciranno a contenere tutte le persone che vorranno arrivare a Roma. Dunque è presumibile che verranno presi d’assalto i treni ordinari. Centinaia anche gli autobus già organizzati. Il comitato Fermiamo la guerra segnala una grande mobilitazione del mondo cattolico: ieri è arrivata l’adesione di Pax Christi, ma si stanno organizzando soprattutto piccole organizzazioni e parrocchie. Un appello alla partecipazione arriva anche dal presidente dell’Arci Tom Benetollo («la scelta è tra essere sudditi in una dinamica di supremazia, potere, denaro o essere invece cittadini liberi che si battono per la democrazia, la pace, la giustizia»).