La nuova stagione del caro-vita

21/01/2005

    venerdì 21 gennaio 2005

      Con il rinnovo dei contratti con le catene di distribuzione sono in arrivo sensibili rialzi. In Europa l’inflazione sale al 2,4%
      La nuova stagione del caro-vita
      L’aumento dei prezzi all’ingrosso si tradurrà in una raffica di rincari tra il 3 e il 5%

        Laura Matteucci

          MILANO Prezzi in aumento per quasi tutti i beni di largo consumo. Questione di giorni, di qualche settimana al massimo, il tempo di ratificare i nuovi contratti con le catene di distribuzione e i consorzi di rifornimento per ristoranti, bar e alberghi, dopodichè i prezzi al consumatore rischiano di lievitare. A partire dagli alimentari, caffè e ortaggi in particolare. La morale non cambia: gli italiani rischiano una nuova stangata, con raffiche di rialzi tra il 3% e il 5%.

            Riprende a correre anche l’inflazione. A dicembre, in eurolandia, complici i prezzi del settore sanità e di alcol e tabacchi, secondo i dati diffusi da Eurostat il tasso medio è stato del 2,4%, contro il 2,2% di novembre e il 2% dell’anno precedente. E in Italia, in dicembre i prezzi solo saliti al 2,4% contro il 2% registrato in novembre.

              Il 31 dicembre scorso è scaduto l’accordo (durato tre mesi) tra le associazioni della distribuzione, governo e industrie di marca per bloccare i listini, ma in realtà non è questo il vero motivo del rischio-stangata. Il problema è che sono in forte aumento tutti i prezzi alla produzione (secondo l’Intesa dei consumatori, non meno del 4-5%), nonchè i costi energetici (+10-15% circa).

                I «ritocchi» più sostanziosi riguardano il caffè (5-6%), gli alimenti per animali (5%), i prodotti chimici come detergenti e cosmetici (3% circa), le carni bovine (5%), i salumi (5%).

                  A questi si aggiungono i rialzi di autostrade e benzina: considerando che per l’80% almeno il trasporto italiano avviene ancora su gomma, si può capire come i «ritocchi» in questo settore incidano sui costi per le industrie produttrici. In più ci sono oggettivi problemi climatici, con le gelate delle ultime settimane, i cui effetti si faranno sentire soprattutto sugli ortaggi. «È inevitabile che tutti questi aumenti alla produzione abbiano delle ricadute anche sui prezzi di vendita finali, al consumatore – dice Rosario Trefiletti per l’Intesa dei consumatori – Sulla bilancia ci sono anche gli aumenti dei canoni di affitto, non solo di tipo residenziale, ma anche dei locali commerciali». Alla fine, secondo Trefiletti, se la caveranno solo i prodotti tecnologici, che continuano a vivere in un regime di concorrenza vivace.

                    Per il momento, le associazioni della distribuzione intendono mantenere le posizioni degli ultimi mesi. E, nel braccio di ferro con l’industria produttrice, cercano di assorbire i costi aggiuntivi senza scaricarli sui clienti finali. Data la sfavorevole congiuntura economica, e data la stasi pressochè assoluta dei consumi, sarebbe del tutto controproducente fare altrimenti. «I nostri utili sono ormai residuali – dice Franco Pugliese, direttore generale Conad – Già nel 2004 abbiamo dovuto assorbire aumenti dei listini mediamente del 3,5%, mentre i prezzi al consumatore, al netto dell’inflazione, sono calati dello 0,9%». «Continueremo con il blocco dei listini fino al 31 marzo – prosegue Pugliese – per 1280 prodotti di ogni genere a marchio Conad. Ma voglio essere franco: se gli aumenti alla produzione continuano con questi ritmi, su tutti gli altri prodotti sarà difficile mantenere gli stessi prezzi del 2004». Conad peraltro ha intenzione di incrementare la massa delle manovre promozionali, a partire da febbraio, quando verranno messi in vendita un centinaio di prodotti a una media di acquisto inferiore del 20% a quella di mercato.

                      Da parte della Faid, viene confermato l’impegno a calmierare i prezzi anche per i prossimi mesi, almeno fino a Pasqua se non fino all’estate, nonostante l’accordo con il governo sia scaduto. E la Coop rimanda a lunedì le decisioni sulle prossime politiche commerciali, anche se alcuni punti sono già definiti: resta lo sconto del 10% su circa 120 prodotti di uso quotidiano a marchio Coop, ma è anche previsto un aumento dell’inflazione dell’1-1,3% nei punti vendita. Colpa, anche in questo caso, degli aumenti alla produzione.

                        Tra qualche giorno, intanto, verrà reso pubblico l’aggiornamento annuale del paniere Istat (quello con cui viene misurata l’inflazione). E i consumatori lanciano l’altolà: «Ci vuole una profonda revisione del paniere – chiude Trefiletti – Nelle voci che lo compongono, nell’accuratezza delle rilevazioni, e nei pesi assegnati ai vari capitoli. La casa, ad esempio, che nel paniere pesa per il 9,8%, in realtà supera il 20%». In mancanza della revisione da parte dell’Istat, le polemiche mensili in ordine al tasso d’inflazione, sempre giudicato troppo basso dalle parti sociali, sono destinate a non avere fine.