la nuova previdenza: via a 58 anni nel 2008

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

    Pagina 4 – Economia

      la nuova previdenza

        Età, addio allo scalone
        via a 58 anni nel 2008

          Pensioni povere, arriva la rivalutazione annua 1,3 mld 468 mln

            Roberto Mania

              ROMA – Cambiano le pensioni: si attenua lo scalone, fanno capolino le "quote" composte dalla somma tra età e contributi, aumentano gli importi più bassi, arrivano gli incentivi e la rivalutazione annuale degli assegni pensionistici ma si riducono a due sole finestre le uscite per anzianità contro le attuali quattro. Il sistema previdenziale torna così nel solco della riforma Dini del ´95 con maggiore flessibilità nell´accesso alla quiescenza. Ma la vera novità del "piano Damiano" sta nelle misure che riguardano i giovani lavoratori discontinui: totalizzazione dei contributi, riscatto della laurea meno oneroso, contributi figurativi per i periodi di disoccupazione. E poi nuovi ammortizzatori sociali, con l´indennità di disoccupazione estesa a tutti i lavoratori e incrementata dal 50 al 60 per cento dell´ultima retribuzione.

              Da oggi parte il negoziato no stop tra governo e sindacati per sciogliere tutti i nodi. Lo scalone, intanto. Dal 2008 l´età minima per andare in pensione di anzianità sarà fissata a 58 anni contro i 60 previsti dalla riforma Maroni e i 57 attuali. Nel 2009 dovrebbe restare questo scalino e dall´anno successivo (2010) potrebbe essercene un altro (59 anni) oppure, in alternativa, il meccanismo delle quote. In sostanza si fisserà una quota (da 94, come chiede Rifondazione, in su) che dovrà essere raggiunta sommando età e contributi. Se la quota dovesse essere stabilita a 96 (ipotesi più gettonata), si potrà andare in pensione con 61 anni e 35 di contributi oppure 60 e 36, o anche 59 e 37. Con 40 anni di contributi si andrà comunque in pensione senza dover aspettare l´"apertura" della finestra successiva. Con la riduzione da quattro a due delle finestre con fissato dalla riforma Maroni (il programma dell´Unione, tuttavia, prevedeva il ritorno a quattro), le uscite si concentreranno a gennaio e luglio.

              Per allungare volontariamente la permanenza al lavoro sono in dirittura d´arrivo gli incentivi che scatteranno a favore di coloro che lavoreranno oltre i 40 anni di versamenti, oppure i 65 anni di età (60 per le donne).

              Finirà su un locomotore molto lento la revisione dei coefficienti di trasformazione sulla base dei quali si calcola pensione tenendo conto delle aspettative di vita. Verrà messa in piedi una commissione bilaterale (governo e sindacati) per studiare entro il 2008 i nuovi parametri per l´aggiornamento dei coefficienti. Esclusi, infine, dall´aumento dell´età pensionabile i lavoratori impegnati in attività usuranti.

              Sarà quello dell´aumento delle pensioni basse il primo capitolo a chiudersi. Definite le risorse (1,3 miliardi), oggi sarà più chiara la platea dei beneficiari, comunque non inferiore a due milioni. E gli aumenti (da 20 a 70-80 euro) Cgil, Cisl e Uil insistono, con il governo disposto a seguirle, perché sia inserito il seguente criterio: far crescere l´aumento con il crescere degli anni di versamenti. Un modo per limitare al minimo i vantaggi per gli autonomi che hanno in media trattamenti bassi per aver contribuito poco. L´aumento mensile scatterà da gennaio e per il 2007 ci sarà una una tantum intorno ai 250 euro.