La nuova Cgil non cambia idea «No ai compromessi per l´unità»

21/10/2002





(Del 19/10/2002 Sezione: Economia Pag. 2)

retroscena
Roberto Giovannini
IL FUTURO DELLE PARTI SOCIALI DOPO L´ADDIO DI COFFERATI E LA MOBILITAZIONE DI IERI
La nuova Cgil non cambia idea «No ai compromessi per l´unità»
Il sindacato di Epifani rilancia un maggior impegno nella mobilitazione
Ma su temi come Mezzogiorno e pensioni le posizioni sono compatte

          ROMA E ora? Che farà la Cgil, archiviata la «prova di forza» dello sciopero generale?

          Tra i dirigenti del sindacato di Epifani, la tensione della vigilia ha lasciato spazio alla felicità
          per la riuscita – considerata superiore alle aspettative – della protesta. Ai suoi, il neosegretario
          non ha celato la personale soddisfazione di fronte alle piazze piene di manifestanti e ai molti
          luoghi di lavoro vuoti di lavoratori. Nonostante l´inevitabile necessità di ostentare sicurezza,
          qualche timore Epifani ce l´aveva. In più, se c´è una cosa che non va giù al leader Cgil,
          è l´idea – accreditata da molti osservatori e opinionisti – che lo sciopero fosse un «atto dovuto»
          a Cofferati, archiviato e dimenticato in vista di una fase completamente diversa, con meno
          «conflitto». Se questo scenario aveva qualche possibilità di materializzarsi,
          l´esito dello sciopero generale – dicono ora in Cgil – lo ha completamente cancellato.
          Nonostante la scontata «guerra dei numeri», è possibile tirare alcune somme. Primo, la Cgil
          ha dimostrato ancora una volta di disporre di una macchina organizzativa efficiente, ed è riuscita
          a fare «il pieno» di tutta la sua – imponente – forza militante. Secondo, oltre al suo popolo, è
          riuscita a mobilitare un «di più»: oltre al sostegno di girotondi e studenti, la protesta è andata
          meglio laddove è più critica la situazione produttiva, pescando anche tra lavoratori non iscritti al
          sindacato, ma anche tra iscritti a Cisl e Uil. Terzo, la protesta di ieri ha avuto un´intensità minore
          ispetto allo sciopero unitario del 16 aprile. Queste sono le variabili dell´equazione. Un´equazione
          che ha tante incognite, ma anche qualche certezza.
          La Cgil «è in campo», come dice il suo segretario generale. Può «fare male» alle controparti – in
          questa fase, il governo Berlusconi, meno Confindustria – ma sa anche che la sua forza non basta
          da sola per ottenere risultati decisivi. Servono alleanze, e gli alleati naturali sono in primo luogo
          Cisl e Uil. Ma non solo, come dimostra il forte appoggio offerto e ricevuto dai responsabili degli
          Enti locali e il sostegno giunto dai vari «movimenti». Al limite – sul tema del fisco d´impresa e del
          Mezzogiorno – persino Confindustria. Epifani, dal palco di Torino, ha evitato le polemiche con
          Pezzotta e Angeletti, e pur rimarcando le differenze di merito ha suggerito iniziative comuni su
          alcuni temi. La risposta è stata – e non poteva forse essere diversamente – una doccia gelata:
          Angeletti dice di non «essersi accorto dello sciopero», Pezzotta – infuriato, come sempre, per le
          «offese» rivoltegli ieri da alcuni manifestanti – afferma che il dialogo unitario «può ripartire solo
          dagli obiettivi fissati nel Patto per l’Italia». Tuttavia la porta non è chiusa definitivamente: Angeletti
          spiega che quando la Cgil non fa politica ma sindacato «l’unità è praticamente scontata».
          E Pezzotta ammette che «dove si può si sta insieme, dove non si può no».
          Quindi? Adriano Musi, numero due della Uil, dice di aver apprezzato un «cambiamento di stile»

          che si è tradotto anche «nel rispetto delle opinioni di chi non ha scioperato». Per il vice di Angeletti,
          «l´unità sulle cose possibili si può fare, se si esce dall´inutile contesa tra chi chiede di rinnegare o di
          convertirsi al "Patto per l´Italia". In un momento come questo bisognerebbe tutti cercare una capacità
          di coesione». Insomma, dice Musi, sarebbe il caso di «smettere di sventolare le proprie bandiere e
          lavorare tutti insieme per evitare che il paese vada davvero allo sfascio. Un discorso che vale anche
          per l´opposizione e per la Cgil. Voglio sperare che non si preferisca il "tanto peggio, tanto meglio"».
          Meno possibilista sull´«unità su singoli temi», senza un previo serio confronto strategico, è il
          segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta. «In primo luogo – afferma – si chiarisca che il pluralismo
          sindacale è una risorsa. Certo, ci sono temi come il Mezzogiorno, la crisi Fiat e i contratti, per non
          parlare della previdenza e della politica dei redditi su cui possiamo discutere un percorso unitario.
          Ma è fondamentale un confronto di strategia serio, anche scontando grandi divisioni. Del resto – è la
          conclusione di Baretta – Cgil-Cisl-Uil hanno dimostrato, dividendosi, che per tutti il merito è più
          importante dell´afflato unitario».
          La Cgil, però, non appare affatto intenzionata a sacrificare le sue idee in cambio di una distensione

          con Cisl e Uil, se questo dovesse significare un ammorbidimento della sua totale ostilità alla politica
          economica del governo. «Sia chiaro che dopo lo sciopero – afferma il segretario confederale
          Paolo Nerozzi – non c´è una frenata, ma un maggiore impegno della Cgil nella mobilitazione».
          Con Cisl e Uil si può e si deve dialogare «senza tatticismi e pregiudiziali», a partire dalle questioni
          del Mezzogiorno, dei contratti pubblici, la crisi della Fiat, la previdenza (che per la Cgil sarà
          inevitabilmente terreno di scontro molto presto). Ma per Nerozzi, «il nostro obiettivo è quello
          di rilanciare la mobilitazione: penso – conclude – che proporremo a Cisl e Uil iniziative di lotta
          e scioperi».