La «nuova» 626 dimentica mobbing e videoterminali

21/02/2003




Venerdí 21 Febbraio 2003
NORME E TRIBUTI
La «nuova» 626 dimentica mobbing e videoterminali


La modifica al decreto legislativo 626/94 sulla sicurezza sul lavoro, approvata il 31 gennaio scorso dal Governo e in attesa del parere delle apposite commissioni parlamentari (si veda «Il Sole-24 Ore» del 5 febbraio scorso), ha suscitato non poche perplessità da parte degli addetti ai lavori, con particolare riferimento degli attuali responsabili dei servizi di prevenzione e protezione. Innanzitutto dalla lettura del provvedimento sembra limitativo e non equamente ripartita l’individuazione dei titoli dei soggetti "addetti" al servizio di prevenzione e protezione per la prevenzione dei rischi da agenti fisici, chimici e biologici, da una parte, e «per tutti gli altri rischi», dall’altra. Peraltro, mentre per far fronte al primo particolare gruppo di rischi vengono specificatamente previsti i titoli (diplomi di laurea, o di maturità tecnica professionale) corrispondenti alla tipologia di ciascuno dei tre rischi ai quali si è fatto cenno, nonché la «frequenza documentata a specifici corsi di formazione», per tutti gli altri rischi viene fatto un generale riferimento ai soggetti elencati nell’articolo 10, comma 1, lettere a), b) e c) del decreto legislativo 494/94, riguardante le figure dei "coordinatori", per la progettazione e per l’esecuzione, nel campo specifico dell’appalto di opere edili. Così formulato, l’articolo 8-bis sembra che possa interessare i rischi da agenti fisici, chimici, biologici e dei cantieri edili. Resterebbero fuori campo, invece, le attività non coinvolte da tali rischi, come per esempio il mobbing, lo stress e i videoterminali, con ciò non eliminando completamente la censura della Corte di giustizia Ue (causa-49/00 del 15 novembre 2001), allorché, anche in merito alla loro valutazione, ha affermato che devono essere presi in esame tutti i fattori di rischio. Un ulteriore punto critico si ricava dalla lettura del comma 2 dello stesso articolo 8-bis, allorché si fa riferimento ai requisiti professionali e capacità che si intendono «adeguati». Nel testo richiamato potrebbe ritenersi che il conseguimento dei requisiti e le capacità possano essere conseguiti, alternativamente, attraverso diplomi di laurea o maturità e attraverso la frequenza documentata a specifici corsi. La relazione di accompagnamento al decreto legislativo, più chiaramente, prevede però che «il comma 2 (…) richiede il conseguimento di diplomi di laurea o maturità (…), nonché la frequenza documentata a specifici corsi di formazione». Quest’ultima versione appare, peraltro, confermata dal successivo comma 3 il quale, nell’individure i titoli questa volta dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, prevede quegli stessi titoli individuati per gli "addetti", di cui si è fatto sopra cenno. Viene però sancito che a questi titoli deve essere aggiunto «il possesso di un attestato di frequenza di specifici corsi di formazione in materia di organizzazzione e gestione delle attività tecnico amministrative e di prevenzione e protezione dai rischi, anche di natura ergonomica e psico-sociale, di tecnico della comunicazione in azienda e di relazioni sindacali». Questa ultima versione appare, altresì, confermata dalla lettura del richiamato articolo 10 del decreto legislativo 494/96, il quale ai titoli accademici e scolastici accompagna sempre il possesso dell’avvenuto esercizio pratico dell’attività prevenzionistica, nonché di attestati di frequenza a corsi specicifici.
LUIGI CAIAZZA