La notte di Nassiriya

13/11/2003




13 novembre 2003

La notte di Nassiriya

di Giuseppe Zaccaria
inviato a NASSIRIYA

Sono rimasti in quattro e sembrano improvvisamente troppo giovani per fare la guardia alla base distrutta e vuota: a quindici metri dalla palazzina di tre piani, c’è un cratere profondo quanto un uomo scavato dal camion-bomba e un vuoto senza misura lasciato dai compagni morti. Tredici carabinieri, tre soldati dell’esercito e due civili, almeno venti i feriti, diversi gravi, decine anche le vittime irachene. Tutto attorno, scende pesante la notte a Nassiriya.

Sotto una luce gialla, quello che era il compound di città è calato in un silenzio in cui si amplificano perfino le ombre. Finché è rimasta luce i bulldozer hanno spostato le macerie alla ricerca di superstiti, ora dalle pareti pendono pezzi di muro divelti e tubi e cavi. Ci sono ancora alcuni dei resti delle jeep e delle camionette con pezzi di scritte ancora visibili, si legge “Carabi…” ma il resto non è che una fila disordinata di ruote rivolte verso il cielo iracheno.

Sono circa 400 gli italiani di base a Nassiriya e questa è per tutti la notte più difficile. Fino a ieri la durezza del compito e delle condizioni ambientali era temperata dal rapporto umano con la popolazione locale. Oggi sanno che le barriere di sabbia e pietra non possono proteggerli fino all’ultimo. Sei dei caduti erano alla vigilia del ritorno in Italia. La zona della strage non è stata blindata, i cordoni protettivi sono ancora in parte divelti, le carcasse delle vetture sono servite a chiudere qualche strada, ma da lontano si sente ancora di tanto in tanto il suono inconfondibile dei colpi di kalashnikov.

Oltre la riva dell’Eufrate si vedono poche luci dietro le finestre infrante a distanza anche di chilometri. La grande strada davanti alla base ora è deserta. E’ la prima notte degli italiani dopo il terrore. Era mattina quando nella città sciita di Nassiriya, un tempo quieta, un camion carico di tritolo ha fatto saltare le illusioni di pace degli italiani. Tra poche ore tornerà a far luce, una luce che non rischiara.