La newco per Pomigliano c’è. Oggi il tavolo con il governo

28/07/2010

Le premesse lasciano a desiderare. I sindacati non hanno avuto il tempo di sedersi al tavolo su Mirafiori che sulla loro testa è caduta una nuova tegola: la nascita ufficiale di Fabbrica Italia Pomigliano. La temuta new company è stata iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio torinese una decina di giorni fa, il 19 luglio per la precisione,ma è stata annunciata al mondo solo ieri: controllata al 100% da Fiat Partecipazioni, capitale di 50mila euro, e Sergio Marchionne come presidente.
IL TAVOLO SU MIRAFIORI La notizia non aiuterà a rasserenare gli animi a Torino, quando stamattina i sindacati si presenteranno all’incontro con l’azienda, convocato in fretta e furia dal governo dopo la decisione del Lingotto di trasferire in Serbia la produzione della prossima vettura monovolume, inizialmente destinata allo stabilimento cittadino. Abbastanza per alimentare dubbi sulla tenuta della fabbrica che dal 2012, in assenza di un’alternativa, si ritroverà in gran parte inutilizzata. Cgil, Cisl e Uil di categoria avranno appena modo di considerare le motivazioni della Fiat (che confermerà la delocalizzazione, forte di 400 milioni di euro di finanziamenti europei e serbi) che subito dovranno affrontare una questione ancora più spinosa: la possibile disdetta del ccnl dei metalmeccanici da parte del gruppo. Domani, infatti, la Fiat ha convocato i sindacati metalmeccanici all’Unione Industriale di Torino, probabilmente per comunicare che non applicherà più il contratto di categoria. Innanzitutto a Pomigliano, dove si utilizzerà l’intesa firmata lo scorso giugno da Fim e Uilm con la contrarietà della Fiom, ed in seguito anche negli altri stabilimenti di Mirafiori, Cassino e Termini Imerese. In tutto 25mila dipendenti, che rimarrebbero senza quadro normativo dal 31 dicembre 2012, quando scadrà l’attuale contratto di lavoro e quando l’azienda potrebbe uscire da Federmeccanica.
LA PARTITA SUL CONTRATTO La costituzione nella newco a Pomigliano – che Cisl e Uil non avversano in principio, purchè vengano riassunti tutti i 5mila dipendenti – sarebbe solo il primo passo. Ed anche i sindacati inizialmente più disponibili si troverebbero a seguire la Fiat su un terreno proibito. La disdetta «sarebbe un’operazione inutile e dannosa » ha chiarito il segretario della Fim Cisl, Giuseppe Farina. «Se confermata, ci opporremo con tutte le nostre forze. Si rischia di mettere in discussione il consenso che abbiamo dato sull’accordo di Pomigliano ».Anche per la Uilm, la costituzione di una nuova società per lo stabilimento «non significa che c’è un percorso automatico secondo il quale l’azienda deciderà di disdettare il contratto nazionale di categoria» ha detto il leader Rocco Palombella, «ma in ogni caso siamo contrari». Mentre il segretario confederale Luigi Angeletti ha detto di «non voler nemmeno prendere in considerazione » una simile eventualità. Chi non ha mai avuto dubbi sulla china pericolosa intrapresa dalla Fiat a cominciare dalla fabbrica napoletana, è la Fiom Cgil: «Se fosse vero, sarebbe un fatto grave soprattutto per il superamento del contratto nazionale di lavoro. E sarebbe, per il sistema delle relazioni sindacali del nostro paese, una vera e propria bomba atomica» ha dichiarato il segretario Maurizio Landini.