«La newco è inutile Fiat abbandoni la strategia del prendere o lasciare»

26/07/2010

Tra le file della maggioranza e del governo si fa a gara d’ottimismo. Come se il tavolo di mercoledì sulla Fiat, convocato in fretta e furia da Sacconi dopo mesi d’inerzia, si preparasse a sanare tutti i problemi dell’industria automobilistica italiana e a placarne tutte le paure. Fausto Durante, esponente di spicco Della Fiom nazionale, preferisce restare coi piedi per terra.
Che cosa succederà mercoledì? «Probabilmente non succederà molto, anche per l’approssimazione con cui l’esecutivo si è finalmente deciso a convocare un confronto sulla Fiat. L’azienda ribadirà le proprie strategie determinate al di fuori di ogni confronto. La Fiom, invece, chiederà una missione industriale certa per tutti i siti produttivi italiani e la ridiscussione della partita su Pomigliano».
Proprio in quella partita la Fiom si è guadagnata il bollino di sindacato «poco serio»,per usare leparole dell’amministratore delegato. «Invece proprio in quell’occasione la Fiom ha preso una decisione importantissima che ben pochi hanno colto appieno. Sconfessando alcune rigidità sulla turnistica mostrate negli anni scorsi, la Fiom ha assicurato la propria disponibilità ai diciotto turni di lavoro e agli straordinari necessari per assicurare all’azienda il raggiungimento dei propri obiettivi di produzione. Senza inventarsi costruzioni barocche, la Fiom ha garantito alla Fiat la possibilità di fabbricare a Pomigliano 280mila vetture all’anno».
Evidentemente, non era la produttività l’oggetto del contendere.
«Ci sono in ballo diritti individuali dei lavoratori sullo sciopero e sulla malattia. Ma, se fossero ridiscusse queste due questioni, non ci sarebbero altri impedimenti alla firma della Fiom».
Ma quali possibilità ci sono che Marchionne riapra il fronte Pomigliano, quando ha già aperto un altro fronte di battaglia su Mirafiori?
«Il punto è proprio questo. Marchionne non può procedere con la tattica dell’indisponibilità su tutto, altrimenti gli sarà difficile replicare altrove anche scenari come quello di Pomigliano. Pure quei sindacati che hanno sposato la linea della Fiat e sono stati disponibili all’accordo sullo stabilimento napoletano adesso si trovano spiazzati dalla decisione del Lingotto di togliere la produzione della monovolume a Mirafiori per portarla in Serbia. Una scelta del genere è al di fuori di qualsiasi contesto di relazioni industriali corrette».
A Bonanni, infatti, non è piaciuta.
«Se Marchionne ha a cuore la Fiat in Italia, deve decidere che tipo di relazioni vuole avere con i sindacati. Anche negli Usa ha dovuto trattare. Ma con la strategia del prendere o lasciare, persino i sindacati più collaborativi ci lasciano le penne».
Siamo sicuri che Marchionne abbia a cuore la Fiat in Italia?
«Mi rifiuto di pensare il contrario. La Fiat ha ancora legami molto stretti con il territorio italiano, ma certamente sta giocando una partita più ampia del trasferimento di una vettura da uno stabilimento all’altro».
Si riferisce all’ipotesi di una «newco» per Pomigliano in cui riassumere i lavoratori favorevoli all’accordo e non applicare il contratto nazionale?
«Esattamente. Starei ben attento ad accettare la costituzione di una newco a cuor leggero. Sarebbe solo un mezzuccio furbesco dell’azienda per uscire da Confindustria e da un contratto nazionale di riferimento».
Ipotesi percorribile, secondo lei?
«Si tratterebbe di una fuga in avanti di dubbia utilità e di dubbia legittimità. Ma non ci sono dubbi che Marchionne, in ultima analisi, sogni il suo contratto particolare, valido solo per il gruppo Fiat, ovviamente al ribasso rispetto a quello nazionale di categoria. La domanda, però, sorge spontanea: con chi pensa di contrattarlo questo contratto se non con i sindacati dei lavoratori metalmeccanici? Se anche la Fiat dovesse uscire da Confindustria e dal contratto nazionale,non si troverebbe di fronte all’improvviso sindacati diversi. E in Italia non esiste una sola impresa esonerata dall’indicare il contratto di lavoro di categoria a cui fa riferimento». Il suo collega Giorgio Cremaschi ha Proposto di espellere dalla Confederazione Sindacale europea qualsiasi sindacato che accettasse la «newco». «Più una battuta ad effetto che una soluzione reale. Invece di chiedere improbabili provvedimenti disciplinari, la Fiom deve consolidare la propria immagine di sindacato che si assume impegni e li rispetta».
Tornerà nella segreteria della Fiom, come le ha chiesto il segretario generale Maurizio Landini?
«A mia memoria, è la prima volta che il leader della Fiom firma un documento per costituire nel sindacato una corrente interna di dissenso e opposizione rispetto alla maggioranza della Cgil. Non si può proporre una segreteria unitaria in Fiom se si pratica la divisione in Cgil».