La mutazione genetica del sindacato

21/02/2003



21 febbraio 2003

          La mutazione genetica del sindacato
          Il giurista Massimo Roccella spiega gli effetti devastanti della delega Maroni e dei nuovi enti bilaterali
          MANUELA CARTOSIO
          il lavoro sempre più precario, flessibile, atomizzato rende superflua, perché priva d’oggetto, la contrattazione collettiva. Il sindacato diventa un ferro vecchio. Da rottamare? Non proprio, perché può sempre tornare utile. Da compensare attribuendogli funzioni esclusivamente di servizio. E per i servizi svolti dal sindacato in società con le imprese il compenso non è solo simbolico e d’immagine, sono quattrini. Alla faccia dell’autonomia del sindacato e del conflitto d’interessi. Massimo Roccella riassume così la delega 848 sul mercato del lavoro. «Da sola», dice il docente di diritto del lavoro, «si merita uno sciopero generale». Con l’aiuto di Roccella proviamo a spiegare dove e come la delega «snatura» il sindacato, pone le basi per realizzare quella che Sergio Cofferari ha bollato da subito come una «mutazione genetica». Sono tre i punti della delega che coinvolgono direttamente il sindacato: il collocamento privato, la certificazione del rapporto di lavoro, la formazione e l’apprendistato. Il sindacato sia da solo che partecipando a enti bilaterali con le imprese potrà svolgere la funzione di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro.

          All’inizio del `900, ricorda il professore, alcuni sindacati per garantire migliori condizioni salariali tentarono di fare il collocamento in proprio. Una scelta autonoma, contrastata dalle imprese e, soprattutto, non remunerata. Ora, invece, i privati che svolgeranno il servizio del collocamento saranno pagati dallo Stato. La delega non lo dice, ma neppure lo esclude. Sono proprio i finanziamenti pubblici agli enti bilaterali a rendere la cosa «particolarmente inquietante». Una bella botta all’autonomia del sindacato, contrastata dalla Cgil e accettata dalla Uil e dalla Cisl, nonostante quest’ultima si sia sempre rappresentata come il sindacato dell’autonomia. Come può essere autonomo un sindacato che prende soldi dallo Stato?

          Per certificare il rapporto di lavoro non correrrano soldi, ma anche quest’attività infliggerà un vulnus all’onore del sindacato. Anzi, rincara il giuslavorista, «è questo per il sindacato il punto a più elevato tasso di immoralità». Il compito degli enti bilaterali sarà di certificare che parasubordinati, Cococo, atipici, sono davvero tali. Lo scopo è d’impedire che, dopo, ricorrano a un giudice terzo perché riconosca che il rapporto di lavoro di fatto è subordinato. Il governo ha dovuto abbandonare, perché smaccatamente anticostituzionale, l’idea originaria di scrivere nero su bianco che il rapporto certificato non è contestabile in giudizio. L’obiettivo sarà comunque raggiunto, perché il timbro apposto dall’ente bilaterale disincentiverà i lavoratori a ricorrere alla magistratura. E per i pochi che lo faranno, il «bollino» sarà un handicap difficilmente superabile in giudizio. I falsi Cococo sono, secondo il segretario della Uil Angeletti, il «cancro» del mercato del lavoro italiano. Giusto. Ma non saranno certo gli enti bilaterali ad estirparlo. Il lavoratore, pur d’avere uno straccio di contratto, giurerà d’essere un lavoratore autonomo. E il sindacato collaborerà a confezionare un falso irrimediabile.

          Il conflitto tra sindacato di servizio e sindacato di tutela, nota il giuslavorista, non potrebbe essere «più radicale». L’articolo 2 della legge delega amplia il ruolo degli enti bilaterali che valutano il contenuto formativo dei contratti di lavoro «a causa mista» come l’apprendistato. Non è una novità in assoluto ma, poiché in passato gli enti bilaterali hanno spacciato «di tutto» per formazione, ampliare i loro compiti, sottraendoli alle normative ministeriali e alla contrattazione, è l’esatto contrario di quel che andava fatto. Questo articolo, commenta Roccella, è un tappetino rosso srotolato sotto i piedi di Confindustria che pretende che la formazione sia fatta solo dentro le imprese e, ben s’intende, finanziata dallo Stato.Sintetizzando la lezione del professore, si può dire che gli enti bilaterali sono lo strumento, il cavallo di Troia, attraverso cui passa lo snaturamento del sindacato.

          Uno strumento che la delega non inventa ma «forza», per renderlo fungibile a un progetto che promuove e premia il modello di sindacato degli iscritti e di servizio. Un conto sono gli enti bilaterali, come la cassa edile o quelli dell’artigianato, costituiti su base volontaria dalle parti. Cosa tutta diversa sono enti bilaterali ad hoc calati dall’alto, fatti nascere quasi per legge e, insiste Roccella, «finanziati con risorse pubbliche». Una strada pericolossisima e tra i pericoli, oltre alla perdita d’autonomia e al conflitto d’interessi, c’è il clientelismo: se è un certo sindacato a «trovarmi» il posto di lavoro, sarà dura non ricambiare il «favore» tesserandomi a qual sindacato. Come e forse più del Patto per l’Italia la delega sul mercato del lavoro si insinua astutamente nelle differenze tra i due modelli di sindacato storicamente rappresentati da Cisl e Cgil. E’ un cuneo perché l’unità persa non sia mai più ritrovata. Il professore ne avrebbe da dire contro l’848, in particolare sullo staff leasing, a suo giudizio la più tremenda tra le tante nequizie contenute in una delega «a maglie larghe» che lascia al governo le mani libere. E però, per correttezza, ci fa scoprire che nella delega c’è bizzarramente una cosa «molto buona». L’articolo 10, già in vigore, stabilisce che le imprese artigiane, del commercio e del turismo possono godere di alcuni benefici contributivi e normativi solo se rispettano integralmente i contratti collettivi sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Ammesso sia farina di Maroni, è troppo poco per perdonargli tutto il resto.