La mozione Due denuncia anomalie: «Noi al 25%»

02/03/2010

«La Cgil che vogliamo», mozione due al sedicesimo congresso della confederazione di corso d’Italia, contesta i risultati congressuali delle assemblee di base diffusi la settimana scorsa. Secondo quei risultati la mozione dell’attuale segretario Epifani avrà, al congresso di Rimini, l’82 per cento dei delegati, mentre quella firmata dai tre segretari di Fiom, Fp e Fisac, il 17 per cento. Ma il portavoce della mozione due Moccia denuncia «anomalie». «Un incremento di 400 mila voti rispetto al congresso del 2006, e una strana geografia di questo incremento, localizzato soprattutto nelle regioni meridionali e in controtendenza rispetto ad altre consultazioni, anche politiche», spiega: «Se la partecipazione fosse stata omogenea, la mozione sarebbe al 30 per cento tra gli attivi, e al 25 per cento contando anche i pensionati». Perciò, ieri i firmatari hanno chiesto, oltre all’«accesso a tutti i dati, fino a qui negato», «una verifica campione sull’andamento del voto». In assenza di ciò, la seconda mozione potrebbe non certificare il dato finale del congresso. A fare il punto sulle conseguenze politiche sarà un’assemblea nazionale della mozione il 20 marzo. I voti in più denunciati sarebbero 400 mila rispetto al congresso 2006 (600 mila rispetto a quello del 2001). In media, una maggiore affluenza del 26 per cento, con punte stratosferiche in alcune regioni del mezzogiorno: in Puglia l’affluenza al voto è stata superiore del 113 per cento, in Sicilia del 79 per cento, in Campania del 41 per cento, in Basilicata del 63 per cento, nel Lazio del 59 per cento. Nelle regioni dove storicamente la Cgil è più presente (Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Lombardia) i dati sono invece analoghi a quelli del 2006. Il numero dei votanti aumenta in tutte le categorie, eccetto quelle promotrici del secondo documento (Fiom, Funzione pubblica e Fisac). Il voto cambia anche in relazione allo svolgimento delle assemblee. «A Milano, una partecipazione media del 26 per cento diventa del 75 per cento dove noi non ci siamo, e mentre dove siamo presenti prendiamo il 20 per cento, dove siamo assenti il 4 per cento», dice ancora Moccia. Stessa cosa a Brindisi, «dove l’affluenza passa dal 23 al 70 per cento a seconda se ci siamo oppure no». Quanto pesino i pensionati lo si può vedere dal dato scorporato: tra gli attivi il documento di Epifani prende il 58 per cento (il 95 per cento tra i pensionati), mentre quello di Moccia il 41 per cento (il 4 per cento tra i pensionati). La mozione due, tra gli attivi, prende complessivamente il 25 per cento: il 41 per cento in Piemonte, il 30 in Lombardia, il 34 in Veneto, il 43 per cento in Emilia Romagna, per fare alcuni esempi. Finora il dato non è stato certificato in tre regioni (Lombardia, Lazio, Calabria),ma Puglia, Campania e Veneto potrebbero presto aggiungersi: «È evidente che il nostro sistema di regole non funziona, che non è in grado di reggere l’urto di un congresso come questo».