La mossa verso l’uscita – di Federico Geremicca

12/03/2002

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 Editoriali e opinioni  


La mossa verso l’uscita

12 marzo 2002

di Federico Geremicca

I tecnici che sfornano ipotesi di soluzione a getto più o meno continuo, le parti sociali trasversalmente divise, l’opposizione che cavalca la protesta, il governo e la maggioranza che cercano una via d’uscita, in bilico tra tentazioni di scontro e voglia di dialogo. E’ la fotografia della dura trattativa in corso intorno alla riforma dell’articolo 18.

E il problema è che, se si fa eccezione per alcuni più o meno vistosi movimenti, è la stessa fotografia di due, tre e perfino quattro settimane fa. Uno stallo durato già troppo a lungo, sostengono ormai in molti. Soprattutto in rapporto al rilievo ed all’incidenza effettiva della riforma da varare. Ciò che ha fino ad ora reso impossibile un’intesa, è la partita profondamente diversa in cui – al di là dello stesso merito – si sono impegnati i due veri protagonisti del durissimo braccio di ferro.

Da una parte Silvio Berlusconi, deciso a dimostrare che il suo esecutivo – forte di una larga maggioranza parlamentare – è in grado di governare respingendo i veti provenienti da parte del sindacato e del centrosinistra; dall’altra Sergio Cofferati, animato da obiettivi specularmente opposti e impegnato in una partita dalla quale dipende il prestigio odierno di capo sindacale e, probabilmente, la forza futura di capo politico. Se le cose stanno così – e purtroppo è la cronaca di queste settimane a confermarlo – è allora del tutto evidente che, più e oltre che escamotage tecnici, solo una mossa politica potrà produrre quella novità in grado di sbloccare la situazione.

E’ molto difficile, per usare un eufemismo, che questa mossa possa arrivare dal quartier generale della Cgil; resta dunque da chiedersi se non debba essere il governo – per altro non più unitissimo sulla via dello scontro con il sindacato – a calcolare i pro e i contro della situazione determinatasi e ad introdurre una qualche novità capace di sbloccare lo stallo.

Se l’obiettivo sono riforme profonde e assai più vaste della modifica di un articolo dello statuto dei lavoratori, forse vale la pena di provarci. E di provarci in tempi e modi che non rischino di trascinare a fondo anche le altre riforme su cui punta il governo.



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