La mossa della Fiat: impegno dei sindacati o niente Fabbrica Italia

06/10/2010

Disponibilità di Cisl e Uil. Fiom frena
MILANO — «Prima la certezza delle regole, poi i dettagli del piano». È il giorno del tavolo tecnico tra Fiat e sindacati. Va come da previsioni. Le sigle dei metalmeccanici — Fiom compresa, questa volta — si presentano chiedendo di sapere dove, come, per quali modelli e con quali obiettivi di produzione il Lingotto impiegherà i 20 miliardi di investimenti promessi per l’Italia nei prossimi cinque anni. La risposta dell’azienda, in realtà, già la conoscono: impossibile procedere con la road map adesso, Sergio Marchionne l’ha ripetuto in tutte le salse che fino a quando non sarà chiaro il quadro «post Pomigliano» deciderà solo «di volta in volta e impianto per impianto » , e dunque al tavolo romano il «proconsole» Paolo Rebaudengo sintetizza con una frase che può apparire ultimativa. «L’importanza delle scelte sui nuovi modelli e il volume degli investimenti richiedono elevate garanzie di governabilità degli stabilimenti. Fabbrica Italia, quindi, non partirà se non ci sarà l’impegno formale delle organizzazioni sindacali ad assumersi precise responsabilità». Sembra un aut aut. Lo è solo in parte. I contatti che hanno preceduto l’incontro romano hanno anche, ovviamente, preparato la cornice. Contribuisce al resto l’avvio nel frattempo, tra Federmeccanica e sindacati, del dialogo sulle «modalità» destinate a rendere effettivamente applicabile l’accordo per Pomigliano (dove intanto, secondo "Automotive news" slitterebbe da fine 2011 a gennaio 2012 l’uscita della Nuova Panda). Per cui è vero che, dal tavolo di ieri, anche i sindacati firmatari di quell’intesa escono dicendo: «Non siamo soddisfatti, sugli investimenti l’azienda non ha scoperto le carte». Ma, appunto, era messo in conto. E alla fine tutti Fim-Cisl, Uilm, Fismic, e Ugl parlano di «passo avanti fondamentale per la definizione del progetto, la nostra disponibilità formale e sostanziale su flessibilità, pieno utilizzo degli impianti, esigibilità degli accordi c’è». Si può discutere, insomma, «per estendere lo spirito dell’accordo di Pomigliano negli altri stabilimenti».
L’incognita resta la Fiom (fuori anche dalle trattative in Federmeccanica, il cui presidente Pier Luigi Ceccardi conferma però: «Lavoriamo perché tornino al tavolo»). Ieri Landini ha dato un’impressione più «morbida», si è a sua volta detto «pronto al confronto». Ma con il distinguo che è stato, fin qui, la pregiudiziale su cui si è inchiodato lo scontro: «I diritti non si toccano. Non può essere Pomigliano il punto di riferimento. E l’azienda vorrebbe andare addirittura oltre».