La mossa del sindacato e la sinistra: interviste a Treu e Berlinguer

05/07/2002

5 luglio 2002


1) Treu: sì al dialogo, ma noi siamo più moderni

2) Berlinguer: evitiamo fratture con i lavoratori


La mossa del sindacato e la sinistra
      Nel mezzo della polemica con D’Alema sul suo intervento alla Camera, durante il quale non avrebbe difeso la Cgil, Cofferati rilancia e chiede un incontro con i leader dell’Ulivo, Bertinotti e Di Pietro compresi, in vista di un possibile referendum su diritti dei lavoratori e ammortizzatori sociali. Ma lo scontro tra antichi rivali rimane sullo sfondo. Nella Quercia, dalemiani e fassiniani fanno quadrato e sostengono che l’ex premier ha respinto con fermezza l’accostamento tra terrorismo e lotte sindacali. Il correntone, componente di minoranza che fa capo a Giovanni Berlinguer, chiede invece che il direttivo ds ribadisca «senza ambiguità» il sostegno alla Cgil





LA MARGHERITA

Treu: sì al dialogo, ma noi siamo più moderni

      MILANO – «L’iniziativa di Cofferati è molto positiva, confrontarsi è sempre giusto», esordisce Tiziano Treu, senatore della Margherita. Ma quando il leader della Cgil spiegherà che sull’articolo 18 il suo sindacato non si sposterà di un centimetro, non troverà l’ex ministro del Lavoro nei governi Dini e Prodi a sostenerlo. «Abbiamo sempre riconosciuto che era un punto importante – aggiunge Treu – ma anche che non costituisce un tabù». Cofferati ha «convocato» tutti i leader del centrosinistra. Che cosa ne pensa?
      «Ha fatto bene. La comunicazione è sempre importante. Uno dei timori di questo periodo è che si crei un’incomunicabilità tra i diversi sindacati, e tra loro e le forze politiche. Noi della Margherita abbiamo sempre cercato di avere uno scambio. Per esempio abbiamo subito discusso con Cgil, Cisl e Uil, chiedendo un confronto sulla «Carta dei diritti», la proposta dell’Ulivo sul mercato del lavoro. Una piattaforma che riteniamo rappresenti una buona base per migliorare i rapporti, una specie di contro-Libro Bianco, almeno nelle nostre intenzioni. Non possiamo che augurarci che questo dialogo continui».

      La Cgil chiede un incontro con il centrosinistra non solo per tenere aperti i contatti ma probabilmente per chiedere un sostegno al sindacato nella sua lotta dura contro la politica del governo.

      «Noi abbiamo sempre detto che era giusto rispettare le scelte autonome dei sindacati. Questo vale ancora. Abbiamo sempre cercato di non sostenere a priori una causa, piuttosto che un’altra».

      Ma qualora Cisl e Uil firmassero l’accordo con il governo?

      «Ci riserviamo di vedere cosa conterrà su Sud e su fisco, due aspetti molto importanti. Sull’articolo 18 abbiamo detto che, anche se riconosciamo che è un punto importante, non è un tabù. E la deroga che a quanto pare verrebbe fuori non sarebbe la più demolitoria ma abbastanza circoscritta. Certo, non è opportuna, e su questo punto abbiamo sempre sostenuto le riserve anche come Margherita, però poi bisogna vedere tutto il resto».

      Insomma, da parte vostra non c’è una chiusura totale.

      «Noi abbiamo sempre avuto una posizione articolata, anche sul Libro Bianco. Per esempio abbiamo messo a punto delle controproposte, come quella sugli ammortizzatori sociali, mettendole a disposizione dei due sindacati che trattano. Sarebbe una posta importante se portassero a casa una cosa significativa come questa. Non è che così condoniamo l’articolo 18, però sarebbe importante…».

      D’Alema ha osservato che qualora ci fosse una firma separata dei sindacati, ciò non rappresenterebbe «una rottura irreversibile».

      «Non va dimenticato che Ciampi all’inizio di questa lunga vicenda disse che l’articolo 18 è certo importante ma è solo un punto di una più ampia questione sociale. Quindi diamogli il significato che ha, non diciamo "o 18 o morte". Anche perché, all’indomani dell’accordo, dobbiamo continuare a parlarci oppure no? Mi fa piacere che anche D’Alema abbia fatto quel commento, che trovo molto equilibrato. Lo stesso che fa Rutelli, il quale tra l’altro mi sembra abbia difeso molto bene Cofferati e la Cgil da attacchi ingiustificati.

      Lo ha difeso più dei Ds…

      «Anche questo mi pare significativo. Noi della Margherita siamo molto intransigenti sulle cose di principio: dare del terrorista a Cofferati è una cosa inaccettabile, come riteniamo che il conflitto di interessi sia una vergogna. Però, nelle materie della innovazione e della modernizzazione del mercato del lavoro, siamo molto più realistici e, a mio avviso, molto più moderni».
R. Bru.





LA QUERCIA

Berlinguer: evitiamo fratture con i lavoratori



MILANO – «Mi sembra perfettamente legittimo e utile che la Cgil chieda un incontro per spiegare le proprie posizioni e cercare un rapporto proficuo con le forze del centrosinistra, nell’ambito delle rispettive competenze». Ancora una volta Giovanni Berlinguer si trova al fianco di Cofferati. Com’era avvenuto al congresso ds di Pesaro, quando da leader del correntone contro D’Alema-Fassino, aveva avuto al proprio fianco il segretario della Cgil. Berlinguer adesso plaude alla nuova iniziativa del Cinese, ma non è per niente tranquillo sulla piega che stanno prendendo le cose. Non solo per quanto riguarda la trattativa sul lavoro, ma anche per il clima di tensione nel Paese e soprattutto per la linea imboccata dal suo stesso partito. «Ritengo che ci siano state nei giorni scorsi due novità assolute nella politica italiana. Ambedue molto preoccupanti».
A cosa si riferisce?
«La prima è che non era mai accaduto che un presidente del Consiglio accusasse di ogni male un’organizzazione sindacale e personalmente il suo segretario, usando termini offensivi, vere e proprie imputazioni. Non era mai accaduto, nemmeno ai tempi in cui era segretario della Cgil Di Vittorio, oppure Novella o Lama o Trentin, tempi in cui le tensioni sociali non erano minori, anzi in certi periodi ancora più aspre. Eppure nessun presidente del Consiglio ha mai usato toni e parole come quelle che ha usato Silvio Berlusconi, il quale evidentemente è insofferente del legittimo conflitto sociale di cui sono parte le organizzazioni sindacali».

E la seconda cosa che la preoccupa?

«Non era mai successo che il maggior partito di sinistra non esprimesse piena e unanime solidarietà a milioni di lavoratori che stanno lottando sulla base di una piattaforma concordata dalle tre confederazioni per diritti sacrosanti, iniziativa decisa dai dirigenti dei sindacati con un consenso molto ampio dei lavoratori iscritti. Mi pare che siano due anomalie da correggere, da correggere rapidamente».

Si riferisce al discorso di D’Alema, mercoledì alla Camera. Tra l’altro il presidente ds ha osservato che una firma separata di Cisl e Uil sarebbe «una ferita», ma non rappresenterebbe «una rottura irreversibile».

«Questo lo auspichiamo tutti, ma dobbiamo adoperarci perché non si crei una frattura tra i lavoratori e i sindacati, e tra i lavoratori e i Ds, per quanto ci riguarda».

Cofferati sta cercando di avere con sé tutta la forza del centrosinistra.

«È naturale, essendoci stato in queste aree un consenso, sia pure non generale, alle decisioni della Cgil. Sono gli stessi i partiti o le stesse associazioni che hanno partecipato alla giornata del 23 marzo a Roma organizzata dalla Cgil proprio su questi temi del lavoro».

Il centrosinistra si è schierato a difesa dell’articolo 18. Ma sosterrà compatto la Cgil anche in caso di firma separata di Cisl e Uil?

«Se questo accordo comprende anche una valutazione positiva delle misure fiscali del governo, del Documento di programmazione economica e finanziaria, della politica scolastica del ministro Moratti e di altri aspetti dell’azione governativa, sarebbero evidentemente la Cisl e la Uil a dover spiegare ai propri iscritti perché sostengono questo governo. Mi pare che il rischio che si corre in queste ore sia questo, che non riguarda soltanto l’articolo 18, ma un insieme molto più vasto di provvedimenti che costituiscono l’essenza della politica di questo esecutivo».
Riccardo Bruno