La mossa del governo: Convoca i sindacati su riforme e articolo 18

30/05/2002







(Del 30/5/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
L´INCONTRO IN PROGRAMMA DOMANI POMERIGGIO, ALLE 16,30
La mossa del governo
Convoca i sindacati su riforme e articolo 18
Il premier: c´è la volontà assoluta di trovare soluzioni di buon senso «La cabina di regia di Palazzo Chigi si è gia messa in movimento» Fini: «Ma nessuno deve dire ancora "o così o non se ne fa nulla"»

ROMA
«Abbastanza presto» dice Silvio Berlusconi. «Ad horas» aggiunge Gianfranco Fini. La convocazione delle imprese e dei sindacati per l´attesa ripresa del dialogo sociale, è arrivata ieri sera, poco dopo le 22. Domani, alle 16,30 a Palazzo Chigi, si fa sapere negli ambienti di governo. Gli indugi sono stati rotti, Berlusconi, Maroni, Tremonti, Letta e Fini, cui spetta l´iniziativa, ritengono che ci siano ormai le condizioni per riaprire il tavolo di confronto con le parti sociali sulle riforme. Tutte le riforme, dal lavoro, alle pensioni, al fisco. Tavolo interrotto nel giorno stesso della sua apertura, per il nettissimo rifiuto dei sindacati di discutere la modifica dell´articolo 18 sul licenziamento dei lavoratori previsto dalla delega sulla riforma del mercato del lavoro, il 20 febbraio scorso. Da allora ci sono stati uno sciopero generale, l´omicidio di Marco Biagi, altre convocazioni disertate, le incomprensioni tra il governo e la Cgil, poi un lentissimo, circospetto e lungo riavvicinamento. Ora il governo ritenta quello che il vice premier Gianfranco Fini definisce «l´ennesima dimostrazione di buona volontà». «Con la volontà assoluta – aggiunge Berlusconi – di mettere in campo il buonsenso per arrivare a trovare soluzioni che siano positive per tutti». «Bisogna avere un minimo di fiducia e vedrete che in campo verrà messa tutta la buona volontà per trovare un accordo e mandare avanti il paese con le riforme, che siano positive per tutti, anche per i sindacati e i loro iscritti», dice fiducioso il premier in una pausa del cocktail offerto ieri sera a Villa Pamphili per i ministri dell´Interno dei Quindici e dei paesi dell´Est europeo. Berlusconi conferma che «la cabina di regia di Palazzo Chigi» è all´opera per la convocazione delle parti sociali, «abbastanza presto» conclude. Nel tardo pomeriggio Gianfranco Fini, dalla piazza di Reggio Emilia, nel corso di un´intervista pubblica, era stato più esplicito: «Le parti sociali verranno chiamate "ad horas". La convocazione è imminente, sarebbe di pessimo gusto dicessi qui l´ora e il giorno, ma la decisione politica di convocarle in tempi brevissimi è già stata presa». Fini chiarisce subito che questo è una sorta di ultimo tentativo, e che non ci saranno marce indietro. Sembra di capire che anche l´articolo 18 sarà della partita. «Le parti vengono convocate, il governo metterà sul tavolo le proposte che peraltro già ci sono e poi verificheremo la disponibilità delle parti sociali ad iniziare un dialogo senza pregiudiziali politico-ideologiche. Ma è chiaro» aggiunge, che se di fronte a questa nuova apertura del governo «qualcuno risponderà "o è così oppure non ci sediamo al tavolo", beh! Non possiamo certo spaventarci, non possiamo certo retrocedere». Non c´è alcuna garanzia che questo scenario sia evitato, i sindacati hanno ripetuto in coro per tutte queste settimane che con l´articolo 18 sul tavolo il dialogo non può ripartire, ma il governo ci prova lo stesso. «Oggetto del tavolo che si aprirà – spiega Fini – sarà una serie di argomenti, perché credo sia giusto continuare a discutere di flessibilità, e quindi di articolo 18 e dintorni, ma che sia giusto anche, come chiedono le parti sociali, legare il tema della flessibilità al tema degli ammortizzatori sociali, al tema delle garanzie, che il Governo vuole estendere e non togliere partendo dallo estenderle a chi oggi non è garantito, a partire dai disoccupati, perché la vera garanzia che va estesa è quella di dare il lavoro a chi non ce l’ha». La nuova partita si giocherà su più tavoli, anche se nessuno è in grado di dire ora se e che tipo di scambio ci può essere tra l´uno e l´altro. «Si dovrà discutere anche di riforma previdenziale – aggiunge il vice presidente del Consiglio – perché le tre famose deleghe sono il mercato del lavoro, la previdenza e il fisco e il tavolo dovrà affrontare anche queste». Quanto margine ci sia per smussare i problemi che dovessero emergere, per spuntare un accordo globale, è ignoto. Fini non chiude la porta, comunque. «Bisognerebbe discuterne – dice – perché obiettivo del governo è fare le riforme e non per forza piantare le bandierine sulle proprie proposte. Le riforme sono tre, chi ha più filo da tessere, tesse».

Mario Sensini