La mossa dei commercianti “Voteremo chi ci ascolta”

03/04/2001

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La mossa dei commercianti
"Voteremo chi ci ascolta"

Billè chiede meno fisco: la Tremonti è un prodotto surgelato
il convegno

GIORGIO LONARDI


CERNOBBIO – Sanguigno ed astuto Sergio Billè al Forum Ambrosetti di Cernobbio rialza la posta con il Polo e con l’Ulivo. Ricorda che il terziario copre da solo il 51 per cento del Pil, il presidente della Confcommercio. E poi chiede ad entrambi gli schieramenti impegni precisi sul piano del fisco («bisogna abbassare l’Irpef e l’Irap»), del costo del lavoro, della sicurezza. Quindi boccia la legge Tremonti («è un prodotto surgelato, un tuffo nel passato remoto») ammonendo il Polo a non riproporre un provvedimento che «non avrebbe buona accoglienza da parte delle piccole e medie imprese che sono il 70 per cento dell’imprenditorialità italiana». Per il resto par condicio: domani parlerà Rutelli e dopodomani Berlusconi.
Insomma, la Confcommercio, ben decisa a far pesare le sue richieste, si smarca dall’abbraccio di Silvio Berlusconi. E riconferma la necessità di riportare Cofferati al tavolo del confronto sui contratti a termine. Ma Billè, dopo aver escluso un incarico come ministro in un eventuale governo della Destra («domani», ha detto ironicamente, «porterò i cannoli dalla Sicilia per festeggiare i giornalisti non certo per festeggiare me»), si guarda bene dal gettarsi fra le braccia di Rutelli. Anzi, egli utilizza a mo’ di clava due sondaggi, uno realizzato fra 1.600 commercianti l’altro fra 400 cittadini per mettere sotto accusa la politica economica del governo. Risultato: in nessuna indagine l’Ulivo raggiunge la sufficienza.
Lui, Billè, ha in testa un disegno preciso: stanare Destra e Sinistra per portare a casa un ricco bottino in favore dei commercianti. Accusa: «Finora non si è parlato con chiarezza coperti da una coltre di ipocrisia». Poi aggiunge: «Vogliamo un chiarimento sulle priorità che devono essere maggior attenzione ai consumi sul mercato interno, al cambiamento del ciclo organizzativo del lavoro e al capitale umano che dovrebbe essere fortemente detassato».
Ce n’è abbastanza, dunque, per indurre Billè a presentare un programma in venti punti da sottoporre ai due schieramenti. A cominciare dalla riduzione della pressione fiscale e contributiva dell’uno per cento del Pil all’anno per dieci anni. Ma anche dalla diminuzione del costo lavoro e dalla maggiore flessibilità.
Ed è in questo quadro che bisogna leggere il «no» alla Tremonti che segna una netta presa di distanza dalle posizioni di Confindustria. Per la Confcommercio, infatti, non ha senso un provvedimento che finanzia l’acquisto di macchinari ma non l’ammodernamento di un albergo. «Il rischio è di premiare le stesse aziende», afferma, «che con l’attuale governo hanno goduto degli stessi vantaggi di un sistema fiscale pensato per settori diversi da quello delle piccole e medie imprese. Il centrodestra non deve fare l’errore di tirare fuori dal congelatore misure che forse andavano bene agli inizi degli anni ‘90 ma che oggi sanno di surgelato». Immediata la rassicurazione di Giulio Tremonti: «L’amico Billè faccia le sue proposte, noi lo ascolteremo».