La mobilità «riapre» le liste

29/07/2002

27 luglio 2002



Gli effetti della conversione in legge del Dl 108/2002 con le misure sugli ammortizzatori sociali
La mobilità «riapre» le liste
Iscrizione negli elenchi possibile fino al 31 dicembre – Prorogata a fine anno l’assunzione degli Lsu
Con la conversione in legge del Dl 108/ 2002, che proroga o modifica una serie di ammortizzatori sociali, sono stati risolti alcuni problemi di carattere sociale. In sede di conversione sono stati introdotte ulteriore misure, la maggior parte di carattere temporaneo, altre di carattere definitivo. Vediamo in sintesi alcune novità.
Iscrizione nelle liste di mobilità. La possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori licenziati da «imprese, anche artigiane o cooperative di produzione e lavoro, che occupano anche meno di 15 dipendenti per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro» prevista dal Dl 148/93, in deroga a quanto stabilito dalla legge 223/91, era scaduta il 31 dicembre 2001. Adesso il termine viene riaperto e, fino al 31 dicembre di quest’anno, i lavoratori che si trovano nelle condizioni indicate sopra possono di nuovo iscriversi nelle liste di mobilità e i datori di lavoro che hanno già proceduto o che provvedono ad assumerli entro la stessa data possono di nuovo usufruire delle agevolazioni.
Settore petrolifero. Novità per le aziende appaltatrici di lavori presso unità produttive di imprese nel settore petrolifero e petrolchimico, già operanti in aree nelle quali siano stati attivati strumenti della programmazione negoziata e con un organico di almeno 300 dipendenti. Per i lavoratori dipendenti di queste aziende, licenziati dal 29 marzo 2001 e comunque non oltre il 31 dicembre 2003 a seguito di processi di ridimensionamento dei predetti appalti, e iscritti nelle liste di mobilità, la durata dell’indennità di mobilità è prorogata per un massimo di 36 mesi (oltre i 48 già spettanti) e comunque non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di anzianità o di vecchiaia.
Aziende settore tessile. I nuovi trattamenti valgono anche per le imprese ubicate nei territori di cui all’obiettivo 1 del regolamento Cee 2081/93 e successive modificazioni. Per un massimo di 120 dipendenti che, a far data dal giugno 1996 e senza soluzione di continuità, abbiano fruito del trattamento di integrazione salariale per ristrutturazione aziendale, e che vengono licenziati nel periodo compreso tra il 1° giugno 2002 e il 31 maggio 2003 e si iscrivono nelle liste di mobilità, la durata dell’indennità di mobilità è prorogata di ulteriori 48 mesi (oltre ai 48 già previsti) e comunque, anche in questo caso, non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di anzianità e vecchiaia.
Aziende settore sanità privata. Le novità riguardano anche le aziende operanti nella sanità privata con organico superiore a 1.500 unità, operanti nelle aree di cui all’obiettivo 1 e 2 del regolamento Cee. Ai lavoratori per i quali è scaduto entro il 14 maggio 2002, il trattamento straordinario di integrazione salariale è corrisposto per 24 mesi e nel limite di 1.800 unità, un trattamento pari all’80% dell’indennità di mobilità comprensiva della contribuzione figurativa e dell’assegno per il nucleo familiare se spettante.
Proroga dei lavori socialmente utili. Per realizzare più rapidamente lo svuotamento del bacino dei lavoratori socialmente utili, è stata disposta la proroga al 31 dicembre 2002 del termine entro il quale le regioni e gli enti locali possono assumere lavoratori impiegati nei suddetti lavori. Inoltre è stata regolata la situazione che si verifica quando una società, anche cooperativa, destinataria di affidamenti a fronte della assunzione di lavoratori socialmente utili, accompagnata dall’incentivo di 9.296 euro (18 milioni di lire), perde l’affidamento. Al fine di ridurre i rischi di licenziamento per i suddetti lavoratori, viene disposto che la società subentrante può beneficiare degli incentivi residui.
Effetti della revoca della Cassa integrazione guadagni. Con il nuovo comma 8 ter dell’articolo 1, è stata disposto che, in caso di revoca di un provvedimento di concessione del trattamento di integrazione salariale, per motivi non derivanti da comportamenti illegittimi dei lavoratori beneficiari, vengono fatti salvi i diritti già acquisiti. Vale a dire che i lavoratori non sono tenuti a restituire all’Inps l’indennità già percepita e hanno diritto al riconoscimento figurativo, ai fini pensionistici, dei periodi fruiti. Il recupero da parte dell’Inps potrà essere esercitato direttamente nei confronti dell’azienda. Lavoratori italiani rientranti dalla Svizzera. L’ultimo provvedimento riguarda i cittadini italiani che hanno lavorato in Svizzera e che sono rientrati definitivamente in Italia in stato di disoccupazione. Qualora dovessero maturare il diritto a pensione dopo l’entrata in vigore dell’accordo tra la Cee e la Svizzera, ratificato il 15 novembre 2000, anche con il computo dei periodi contributivi maturati in Svizzera, la pensione è calcolata, non oltre il 31 dicembre 2003, sulla retribuzione pensionabile italiana tenendo conto anche dell’anzianità svizzera. Dal mese successivo al compimento dell’età pensionabile previsto nell’ordinamento giuridico svizzero, l’importo della pensione sarà ricalcolato in pro rata, secondo la normativa comunitaria.

Nevio Bianchi