La minoranza della Quercia gelata dal segretario

11/07/2002



11.07.2002
La minoranza della Quercia gelata dal segretario

di 
Luana Benini


 «Altolà a Cofferati». Il titolo dell’intervista a Repubblica di Piero Fassino proprio nel giorno dell’incontro con la Cgil ha avuto l’effetto di una doccia fredda. Solo in parte mitigata dal buon clima registrato nell’incontro fra i leader della Quercia e quelli del sindacato. E non è certo bastata la correzione di tiro del coordinatore della segreteria Vannino Chiti che si è preoccupato di sottolineare la non corrispondenza del titolo al contenuto per arginare le reazioni. E’ proprio nel contenuto di quella intervista che la minoranza del partito che fa capo ad «Aprile» non si riconosce. Anche se è preoccupata di non agitare ulteriormente le acque e auspica comunque una ricomposizione. Nella chiarezza, però. «Non sono d’accordo», taglia corto Marco Fumagalli. C’è poco da fare, «c’è una divisione politica vera». E nel direttivo di martedì prossimo dovrà esserci un chiarimento fuori dai boatos messi in campo sulla scissione: «Ogni volta che ci sono divergenze politiche, qualcuno agita il tema della scissione». Fassino nei giorni scorsi ha proposto di uscire dal direttivo con un documento unitario per ricucire lo strappo sulla Cgil consumatosi nell’ultima direzione e per superare le polemiche successive al dibattito in Parlamento sulle comunicazioni di Berlusconi. Sono già circolati dei testi. E adesso? «Si deve arrivare a una piattaforma convincente di pieno sostegno alla Cgil con giudizi politici netti. Il nostro popolo, milioni di persone – dice Folena – deve percepire una svolta, una solidarietà politica e umana fra il gruppo dirigente dei Ds e un uomo che è sottoposto a una crocifissione che in Italia non vedevamo dall’epoca di Berlinguer negli anni ‘80. E sarebbe irresponsabile se il segretario del partito venisse al direttivo prendendo ancora una volta le distanze da Cofferati». Perché la costruzione dell’intervista «questo appare, una presa di distanza», che permette a Repubblica di fare una operazione politica» nei giorni in cui «quotidiani di destra e moderati danno addosso a Cofferati e il governo, spalleggiato dai poteri forti, tenta di isolarlo». Insomma, «ci sono aspetti morali, personali, politici». Soprattutto politici. E’ inutile girarci intorno. L’apprezzamento del correntone per l’intervista rilasciata al «Manifesto» da Enrico Micheli, Margherita, membro dei governi Prodi e D’Alema, lo stesso giorno di quella di Fassino è unamine. Due tagli e due visioni diverse. Intanto Micheli è netto: l’unità sindacale non l’ha rotta Cofferati e Cisl e Uil che hanno firmato il patto non hanno operato per i lavoratori e per il paese… E invece ci si arrovella «fra chi è riformista e chi è massimalista» rispolverando antiche intolleranze che dopo Pesaro sembravano superate. «Tutta l’intervista – spiega Folena – allude al fatto che ci sarebbe una posizione sindacale e politica che non è preoccupata dell’unità dei lavoratori e del sindacato e che non tiene conto della politica delle alleanze. Ora, un conto è tenere aperto il filo del dialogo con Cisl e Uil, un altro è avvalorare l’idea che ci sia uno scontro fra una posizione settaria e massimalista e un’altra». Fassino dice che i Ds non possono regalare la Cisl e la Uil a Berlusconi? «Io rispondo che non possiamo nemmeno regalare la Cgil a Bertinotti» è il commento di Carlo Leoni. E qualcosa andrebbe chiesto anche a Cisl e Uil, secondo lui: «Sta anche a loro dimostrare autonomia rispetto al governo». «Fassino – dice Marco Fumagalli – tende a contrapporre una Cgil arroccata alla necessità di ricostruire l’unità sindacale, prescindendo dal merito dell’accordo e da ciò che è accaduto, dalla responsabilità grave di chi lo ha firmato».
Quello che sembra dividere è anche il giudizio sulla gravità dell’accordo siglato e sulla gravità della rottura sindacale che ancora ieri, nel corso del colloquio con la Cgil, D’Alema e Bersani hanno giudicato «rimarginabile». La gravità dell’accordo siglato a Palazzo Chigi, secondo Tonino Soda, «è che non investe soltanto il mercato del lavoro, ma delinea un modello di società che è inaccettabile per la sinistra, scardina un sistema di sicurezze sociali già in crisi e investe il sistema dei diritti sociali ed economici». In questo quadro, «la battaglia della Cgil ha assunto una dimensione di carattere più generale che trascende lo stesso ruolo del sindacato». Ma proprio per questo «il confronto, su questi temi deve essere serrato».
«Fassino pone con forza il tema della necessità delle alleanze – spiega Fumagalli – riducendo la questione dei diritti posta dal sindacato alla sfera del lavoro dipendente. Il partito, dice, deve occuparsi anche di altro. Ma sottovaluta che oggi il tema dei diritti è un punto nodale per la costruzione di un altro modello sociale. E’proprio una battaglia sui diritti nel campo della giustizia, dell’informazione, della politica sociale, dell’ambiente, che può qualificare una proposta della sinistra e consentire alleanze sociali più ampie». Altro che cercare di dimostrare continuamente «l’autonomia del partito prendendo le distanze da Cofferati». «E’ un errore pensare che il tema dei diritti sia secondario rispetto a quello della competitività e della modernizzazione». Infine una battuta maligna: «Fassino accogliendo l’accostamento dell’intervistatore fra Cofferati e Bertinotti risponde che di sconfitte belle non ne esistono: ricordo che l’anno scorso una brutta sconfitta l’abbiamo guadagnata da soli senza il contributo di Cofferati».