La mediazione di Letta: non possiamo rompere

20/02/2002






RETROSCENA

La mediazione di Letta: non possiamo rompere

      ROMA – A fine serata il sottosegretario Gianni Letta era finalmente in grado di completare lo schema di massima che oggi il premier Silvio Berlusconi presenter� a sindacati e Confindustria. Le ultime telefonate con il ministro del Welfare Roberto Maroni e con i leader della maggioranza permettevano di trovare un punto di equilibrio tra le tante ipotesi circolate fin dalla mattinata. Il governo, d’intesa con i gruppi parlamentari della maggioranza, � pronto a bloccare, per quaranta giorni (sessanta al massimo), l’iter della delega sul lavoro. Lo stop dei lavori al Senato � l’ultima chance offerta alle parti sociali per trovare un accordo, principalmente sulle modifiche all’articolo 18 dello Statuto (procedure per i licenziamenti). Dopodich�, se sindacati e industriali non troveranno l’intesa (il cosiddetto �avviso comune�), l’esecutivo decider� comunque. Questo approccio � stato preferito all’idea di procedere con la delega in Parlamento e di inserire �una clausola di sospensione�, per raccogliere, in un secondo tempo, il parere di sindacati e industriali. La trattativa di Palazzo Chigi riparte, dunque, da una �questione di metodo� e da due considerazioni politiche. Per tutta la mattina, Letta ha ripetuto ai suoi interlocutori due cose. Primo: guardate che dobbiamo attraversare tutta la legislatura, abbiamo bisogno di un sindacato con cui parlare. Secondo: attenzione, i sondaggi segnalano che lo sciopero generale � visto con favore da una larga parte dell’opinione pubblica.
      In realt�, nel governo tutti, anche i pi� aperti al dialogo (i centristi, la destra sociale di An), sono convinti che, prima o poi, lo scontro con la Cgil sia inevitabile. �Ma non � affatto secondario il modo in cui ci arriviamo – sosteneva ieri uno dei ministri pi� moderati -, in questa fase � fondamentale disegnare un percorso comprensibile: noi vogliamo trattare, fissare le linee generali com’� dovere del governo; siamo disposti a fermarci ancora un poco e dare tempo a sindacati e industriali di confrontarsi ancora�. La conclusione del ragionamento, rimbalzata nelle telefonate tra Letta, Maroni, il vicepremier Gianfranco Fini e il centrista Rocco Buttiglione, � chiara: il governo non deve farsi �dettare� i ritmi della trattativa da Sergio Cofferati, ma piuttosto spuntare le armi di pressione del leader della Cgil (sciopero in primis), mettendolo nelle condizioni di rompere da solo, se proprio vuole farlo.
      Per dare pi� �campo� possibile a Cisl e Uil, Berlusconi oggi potrebbe rimettere sul tavolo l’intero contenuto della delega, cio� tutte le misure di flessibilit� del lavoro, chiedendo, nello stesso tempo, di spostare il centro del confronto dall’articolo 18 a una pi� generale riforma delle regole (lo �Statuto dei lavori�).
      Anche per questo, nel corso della giornata, i ministri hanno via via accantonato una serie di soluzioni �specifiche�, su cui pure era cominciata qualche verifica di fattibilit�. Un’ipotesi, sponsorizzata da Sergio D’Antoni. Un’altra, pare suggerita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, prevedeva l’alleggerimento della delega, lasciando le regole dell’articolo 18 per le imprese che superano la soglia dei 15 dipendenti, e modificandole per il sommerso e il passaggio dal tempo determinato a quello indeterminato.
      Tutto ci�, per ora, � parcheggiato nei cassetti di Palazzo Chigi. Oggi si ricomincia dal �metodo�.
Giuseppe Sarcina