La Margherita con Cisl e Uil: di licenziamenti non si discute

28/02/2002





La Margherita con Cisl e Uil: di licenziamenti non si discute
Lina Palmerini
ROMA – Si è affacciato ieri, anche nell’incontro tra Margherita e parti sociali, il tema centrale della trattativa sulla delega-lavoro. La riforma degli ammortizzatori sociali e le risorse che il Governo sarà disposto a stanziare, rappresentano il test di credibilità di questo negoziato supplementare che vede al tavolo Cisl e Uil con le imprese ma non la Cgil. «Le parti ci facciano una proposta, ci chiedano quali disponibilità ci sono e noi risponderemo», ha detto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Insomma, ieri è emerso con chiarezza che è questo il vero nucleo del confronto sulla delega, tolte naturalmente le modifiche sull’articolo 18 su cui si è confermata l’indisponibilità del sindacato. È emerso dalle parole dei sindacati che hanno trovato una sponda politica nelle tesi della Margherita, vicina alle posizioni di Cisl e Uil di apertura al dialogo, ma anche attenta a non fare sconti al Governo, nè sull’articolo 18 nè sulle altre riforme della delega. Una linea di rigore sul negoziato che consente alla Margherita di "recuperare" anche la Cgil, soddisfatta dell’incontro di ieri. «C’è una forte sintonia con i sindacati», ha detto al termine dell’incontro Willer Bordon. «La trattativa che si apre – ha commentato il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, che ieri ha riunito a uno stesso tavolo Sergio Cofferati, la Cisl e la Uil – avrà un senso solo se al negoziato parteciperà anche il ministro Tremonti. Fare una riforma degli ammortizzatori sociali e affrontare il tema di un nuovo Statuto dei lavori, non può essere a costo zero. Le intenzioni del Governo si misureranno sulle disponibilità finanziarie, non su altro. Sarebbe, quindi, opportuno ragionare nella prospettiva della Finanziaria 2003 per mettere in campo risorse certe». Sull’articolo 18, la Margherita condivide il «no» netto di tutti i sindacati. «È stato un incontro utile», è stato il commento dei sindacati e del direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi: «Al di là di posizioni specifiche su singoli punti ho riscontrato sulle logiche di fondo un buon livello di convergenza. È stata condivisa – ha aggiunto – l’importanza di cogliere le opportunità della ripresa prevista per la seconda metà dell’anno facendoci trovare pronti con un mercato del lavoro sufficientemente modernizzato, che prosegua quanto fatto con il pacchetto Treu». Ma l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, favorevole a nuove misure di flessibilità, ha sottolineato che «il problema è a quale prezzo. Credo sia necessario procedere alla fase due del pacchetto Treu, cioè ammortizzatori sociali e formazione, mentre l’articolo 18 è un diversivo». L’iniziativa di ieri ma soprattutto la linea di giudizio sul negoziato, danno uno spazio politico inedito alla Margherita che incassa un «sì» unanime da Cisl e Uil e anche dalla Cgil. «Abbiamo riscontrato – ha commentato il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani – un punto di assoluta sintonia da parte della Margherita sulla critica all’uso delle deleghe da parte del Governo. Più in generale, c’è stata una condivisione sulla critica delle politiche per lo sviluppo, per il Mezzogiorno, per le infrastrutture, sul fisco, sulla previdenza e sul mercato del lavoro, con le modifiche all’articolo 18». La Uil ha invece parlato del negoziato che si appresta ad affrontare, dopo il congresso della prossima settimana. «Il confronto che si apre – ha detto Paolo Pirani, segretario confederale Uil – sarà sicuramente difficile viste le materie all’ordine del giorno, tra cui gli ammortizzatori sociali. Non prevediamo di discutere le modifiche dell’articolo 18 e, nel momento in cui il Governo dovesse decidere di accelerare l’iter e trattare l’articolo 18, ciò comporterebbe una risposta decisa anche con riferimento allo sciopero generale». Anche la Cisl ha puntato i riflettori sulle materie del confronto. «Ammortizzatori sociali e formazione – ha detto Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl – sono i temi centrali di questo negoziato. Il Governo deve però mettere sul piatto tra i 2 e i 3,5 miliardi di euro».

Giovedí 28 Febbraio 2002