La Margherita a Cisl e Uil: sull´art.18 state sbagliando

24/06/2002


SABATO, 22 GIUGNO 2002
 
Pagina 8 – Economia
 
La Margherita a Cisl e Uil: sull´art.18 state sbagliando
 
Angeletti pressato dai suoi: solo 3 anni di deroga
 
 
 
Maroni è ottimista: "Il governo spera di chiudere tutto il 2 luglio"
Anche Pezzotta in difficoltà: dubbi della base, martedì un consiglio nazionale
Enrico Letta invita a non firmare prima di aver consultato la base
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Sulla deroga all´articolo 18 a favore delle piccole imprese che, assumendo, salgono sopra la soglia dei 15 dipendenti, l´Ulivo è compatto e dice «no, questo accordo non ci piace». Neppure la Margherita, sponda politica della Cisl nel centrosinistra, ha dubbi. L´ex ministro Enrico Letta lo dice chiaramente: «Dire di sì alla modifica dell´articolo 18 è una scelta sbagliata, noi non possiamo dare copertura politica a Cisl e Uil se andranno avanti su questa strada. Lo faremo semmai sugli altri punti della delega, a partire dalla richiesta di un aumento delle risorse sugli ammortizzatori sociali». Il problema della Margherita è duplice: da un lato non deve aggiungere altri motivi di tensione nei rapporti con i Ds, dall´altro non può «mollare la presa» su Cisl e Uil, abbandonando i due sindacati confederali a una pericolosa deriva verso il centrodestra.
Letta ha invitato Pezzotta e Angeletti a «resistere» il più possibile e a non firmare prima di una consultazione con la base: «Più ampia è, meglio è», dice Letta, che conosce perfettamente la situazione in Cisl, dove il segretario generale Pezzotta riesce a stento a tenere insieme un sindacato spaccato a metà che – trascinato dal segretario confederale Raffaele Bonanni, uomo di Sergio D´Antoni e punto di riferimento per le strutture del Mezzogiorno – si è paurosamente spostato a destra dopo l´avvento di Berlusconi al governo e l´ingresso dello stesso D´Antoni nella «Casa delle libertà». Martedì prossimo, Pezzotta riunirà il consiglio nazionale e tirerà le conclusioni, che comunque sono già segnate dal sì all´accordo della maggioranza.
La Uil, invece, ha già riunito la direzione. Il vertice è durato nove ore, il confronto è stato vivace: le categorie dei pensionati, del commercio e dei trasporti, in particolare, hanno attaccato il segretario generale Angeletti sull´ipotesi di accordo, mentre i metalmeccanici, a sorpresa, si sono allineati. La direzione, tuttavia, si è conclusa con un documento unitario, nel quale si giudica la proposta del governo sul mercato del lavoro una «base per proseguire il confronto di merito sulle materie in discussione». L´altolà ad Angeletti è questo: se non vuoi che l´articolo 18 sia manomesso, devi ottenere la garanzia che dopo i tre anni i diritti sospesi ai lavoratori, ai fini della crescita e del consolidamento delle imprese, vengano ripristinati automaticamente, a prescindere dalla verifica prevista dopo due anni sull´efficacia del provvedimento.
Mentre la Uil annuncia «capillari consultazioni delle strutture e dei delegati», cresce nel governo l´ottimismo sull´accordo separato con Pezzotta e Angeletti. «Abbiamo presentato alle parti sociali un buon documento, mi pare. Si occupa del sommerso, della riforma fiscale e del Mezzogiorno», dice il ministro Roberto Maroni, dimenticando l´articolo 18. Maroni auspica che il 2 luglio si possano chiudere «anche gli altri tavoli», facendo intendere che quello sul lavoro è chiuso. Quanto al rischio che le imprese possano approfittare della breccia nell´articolo 18 per estendere la sospensione delle tutele a tutti i lavoratori con la crezione di piccole imprese o la frantumazione delle grandi, Maroni non fa una piega: «Questo sarebbe possibile già oggi», dice.
Anche la Quercia, intanto, lavora perché l´Ulivo – a differenza del fronte sindacale – rimanga compatto. Cesare Damiano, ex sindacalista Cgil e ora responsabile Lavoro dei Ds, sottolinea l´importanza della Carta dei diritti predisposta da Fassino, Treu e Amato, dove si dice che lo Statuto dei lavoratori non si tocca: «Nella Carta si delinea anche la riforma degli ammortizzatori sociali, degli incentivi al lavoro e della sicurezza sui luoghi di lavoro», riforme che dovrebbero presto essere trasformate in proposte di legge. L´impegno comune, ora, è portare a casa il più possibile in fatto di risorse per gli ammortizzatori sociali e attribuire al centrodestra tutta la responsabilità delle modifiche all´articolo 18.