La marcia indietro dei liberal

15/03/2002





La marcia indietro dei liberal
ROMA – Il Governo va avanti sull’articolo 18, e il Centro-sinistra protesta. Anche quell’area liberal che, nella passata legislatura, con la sinistra al Governo, aveva invece preso in considerazione l’idea che si potesse intervenire sui licenziamenti individuali e su un innalzamento della soglia dei 15 dipendenti. Ora la bocciatura delle misure proposte dal Governo è netta. Non solo da parte di Fausto Bertinotti: dicono no all’unisono i Ds e esponenti della Margherita, come il senatore Tiziano Treu, che si erano spinti avanti, nelle scorse settimane, nella ricerca della mediazione. Il «merito», e cioè il problema di creare occupazione, di rendere il mercato del lavoro più flessibile (come ci chiede da tempo l’Europa), di dare alle piccole aziende la possibilità di crescere superando il "nanismo" del tessuto imprenditoriale italiano, è passato in secondo piano: adesso tiene banco la questione politica. L’articolo 18 è diventato oggetto di un puro scontro politico tra maggioranza e opposizione. E su questa battaglia il Centro-sinistra si è ricompattato. «Si è voluto giocare un braccio di ferro, e su questa partita qualcuno si fa male», commenta il senatore Ds Lanfranco Turci, oggi capogruppo in commissione Finanza. Turci, insieme a Massimo D’Alema, Enrico Morando, Nicola Rossi, Franco Debenedetti, era tra quanti sostenevano la possibilità di intervenire sull’articolo 18. Oggi, però, di fronte alle misure del Governo, Turci propone una serie di distinguo: «Nell’approccio del Centro-sinistra la revisione dell’articolo 18 partiva dal rafforzamento delle misure di tutela, e cioè ammortizzatori sociali, servizi all’impiego. La decisione del Governo è diversa: si tratta di una scelta di parte, che ha portato allo scontro frontale», continua Turci. Ammettendo che «ora si è innescato uno scontro di principio, con una battaglia politica che sarà lunga. Ci sarà un voto del Parlamento, e poi un referendum. Si andrà avanti per lo meno un anno e mezzo». Insomma l’articolo 18 diventerà la bandiera dell’opposizione nei confronti dell’Esecutivo. Senza possibilità di mediazione: anche se il Governo dovesse varare una riforma degli ammortizzatori sociali e nuove forme di tutela che garantissero maggiormente i disoccupati, la questione è chiusa. «Ormai il discorso è compromesso, il problema non è più di aggiustamento. E di fronte a una proposta minimalista la risposta è il massimalismo della protesta», dice Franco Debenedetti. La sua prima proposta di legge per rivedere l’articolo 18, sostituendo l’obbligo di reintegro con l’indennizzo, calcolato a seconda dell’anzianità, risale al 1997. Ma Debenedetti precisa: «Contemporaneamente si puntava a varare un nuovo sistema di ammortizzatori sociali». L’errore del Governo, secondo il senatore Ds, è stato quello di dire «cominciamo a fare qualcosa» e non di affrontare il tema nel suo insieme, cioè dare tutela nel mercato invece che del posto di lavoro. Ma le giustificazioni tecniche appaiono un arrampicarsi sugli specchi. Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, cita il libro Politiche del lavoro di Tiziano Treu che, dice il ministro, contiene misure più estreme di quelle del Governo (articolo 18 sospeso per lavoratori alla prima esperienza, nuove assunzioni al Sud, dipendenti con anzianità inferiori a due anni). «L’articolo 18 è un simbolo, è una contesa su un numero e non più nel merito: non c’è più mediazione, ma un muro contro muro», dice apertamente Napoleone Colajanni. A suo parere sbagliano sia il Governo sia l’opposizione a irrigidirsi. «Il sindacato vuole scioperare? Lo faccia: resta il problema del giorno dopo. Non vale la pena fare un braccio di ferro: il vero problema è la situazione politica che c’è nel Paese». E Massimo D’Alema, alla presentazione del libro di Nicola Rossi, Riformisti per forza, l’altro ieri ha commentato: «Noi rischiamo una radicalizzazione sotto la spinta di temi anche condivisibili. Ma compito della politica è dare ordine a certi fenomeni e non farsi spingere».
Nicoletta Picchio

Venerdí 15 Marzo 2002