La mappa del disagio

14/05/2007
    mercoledì 9 maggio 2007

    Pagina 15 – Economia

    La mappa del disagio

      Nuova rivolta dei taxi: no alle liberalizzazioni

        Alessandra Chello

        Taxi: il disagio è servito. Ieri è stata una giornata da dimenticare per chi ne ha cercato uno. Da Nord a Sud una marea di auto bianche tutte rigorosamente vuote. Un mega-corteo a Roma. E le principali città in tilt. Lo scontro è ancora sulle liberalizzazioni. Ma non manca qualche voce contraria: la categoria è divisa, tra la linea dura e chi preferisce puntare sul dialogo con il governo e le sigle che non hanno aderito allo stop parlano di sciopero fallito. In serata, intanto, una delegazione è stata ricevuta a Palazzo Chigi. «Registriamo un clima più positivo e una disponibilità ad ascoltare le nostre richieste – ha detto Loreno Bittarelli, presidente dell’Uri-taxi -. Ma per ora manteniamo lo stato di agitazione». Nel mirino c’è l’articolo del disegno di legge sulle liberalizzazioni che prevede la diffusione di servizi a uso multiplo, di mezzi di trasporto ecologico e per categorie disagiate con il rilascio di nuove licenze. I tassisti ne vorrebbero lo stralcio. Il ministro Bersani difende l’impianto della riforma, ma dice: «Chiariremo gli equivoci». E dopo i taxi è arrivato l’effetto-domino. Una sfilza di scioperi sta per scattare. Si comincia oggi con i 56.000 tabaccai che si asterranno ad oltranza dal vendere ricariche telefoniche del valore inferiore a 10 euro. Lo annuncia una nota della Fit – la federazione che riunisce i lavoratori della categoria – nella quale il presidente, Giovanni Risso sostiene: «Non possiamo più chiedere ai nostri colleghi di svolgere un servizio in maniera professionale ed efficiente per averne un ricavo di pochissimi centesimi, molto più simile a un’elemosina che ad un margine commerciale». La decisione di proseguire nella protesta, iniziata lo scorso 20 marzo e proseguita con i due giorni di sciopero del 26 e 27 aprile scorsi, afferma una nota, è stata presa dalla Fit che, verificata la compattezza della categoria nel difendere i propri interessi, ha deliberato il blocco sine die delle vendite di ricariche, in attesa che il governo convochi, come richiesto, l’atteso tavolo delle trattative con le società telefoniche.

        E le proteste continunano. Dopodomani, venerdì, 3 milioni di lavoratori dei servizi che lavorano nel terziario di mercato, turismo e pulizie scendono in piazza: chiedono il rinnovo del loro contratto. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno proclamato uno stop di 24 ore che colpirà quindi le agenzie di viaggio, grandi alberghi, ristorazione collettiva, bar, mense aziendali e scolastiche, le imprese di pulizia industriali, della cooperazione e dell’artigianato. La protesta sarà accompagnata da un’iniziativa romana al Palalottomatica, dove si riuniscono con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti, seimila rappresentanti sindacali.

        Il contratto nazionale dei servizi di pulizia e servizi integrati-multiservizi (scuole, ospedali, asili-nido, case di riposo) è scaduto nel maggio 2005 e riguarda 500 mila lavoratori. La trattativa per il suo rinnovo non è mai decollata. Anche per quanto riguarda il contratto del comparto del turismo, scaduto ben 17 mesi fa, le trattative di rinnovo non riescono a trovare uno sbocco positivo. Il contratto interessa 1 milione 200 mila dipendenti. È invece scaduto alla fine dello scorso 2006 il contratto del settore del Commercio che riguarda 1 milione 600 mila addetti. E sempre venerdì si fermano infine i 150.000 tra lavoratrici e lavoratori dell’artigianato del settore moda italiano. L’11 maggio, infine, tocca alla scuola. I Cobas hanno convocato lo sciopero generale della scuola con manifestazione nazionale a Roma, a viale Trastevere, per chiedere massicci investimenti nella scuola pubblica e un contratto vero che preveda un aumento uguale per tutti di 300 euro. Il contratto è scaduto da 17 mesi.